Intervista all’attrice Letizia Toni


a cura di Francesca Bruni

18 Ago 2026 - Approfondimenti cinema, Interviste

Dalla passione nata davanti alla televisione al successo di “Sei nell’anima”, Letizia Toni racconta a Francesca Bruni, per Musiculturaonline, il lungo percorso verso il cinema, l’incontro con Gianna Nannini e una professione vissuta come ricerca, sacrificio e bisogno di verità.

(Le foto sono state messe gentilmente a disposizione dall’intervistata)

Ci sono passioni che nascono quasi per caso e altre che, invece, sembrano accompagnare una persona fin dall’infanzia, aspettando soltanto il momento giusto per trasformarsi in una scelta di vita. È il caso di Letizia Toni, attrice toscana che ha iniziato a sognare il cinema guardando i film in televisione e imparandone a memoria le battute, fino a trovare nella recitazione la propria strada.

Un percorso costruito con determinazione, studio e una buona dose di ostinazione, partendo dalle prime esperienze nel cinema indipendente e arrivando alla grande visibilità conquistata con “Sei nell’anima”, il film Netflix per la regia di Cinzia TH Torrini, dedicato alla vita di Gianna Nannini, nel quale Letizia ha interpretato la celebre rocker italiana.

Un ruolo che ha rappresentato una svolta importante, ma anche un’esperienza umana e professionale particolarmente intensa.

Nell’intervista l’attrice parla della determinazione necessaria per affrontare un mestiere senza percorsi prestabiliti, del rapporto con la notorietà e della sua scelta di non trasformarsi in una “star”, mantenendo invece un legame autentico con la propria quotidianità.

E mentre guarda al futuro, tra il desiderio di confrontarsi con la commedia, il cinema d’epoca e personaggi come Caterina da Siena, Letizia Toni rivela anche di essere al lavoro sulla sceneggiatura del suo primo film. Una nuova sfida, dunque, per un’attrice che considera la recitazione non soltanto un mestiere, ma una vera e propria missione.

INTERVISTA

Mi racconta del primo approccio nel mondo della recitazione?

Fin da piccola mi piaceva recitare, perché era una cosa che mi veniva spontanea. Ero molto attratta dai film che guardavo in televisione: il cinema, però, ce l’avevo un po’ lontano da casa, perché si trovava in centro città mentre io vivevo in periferia, a Pistoia, quindi era complicato andarci spesso. Però guardavo i film in televisione e desideravo esserci anch’io lì dentro. Non dentro la televisione, ma dentro quei film!

Così ho iniziato imparando a memoria le battute dei film: le trascrivevo tutte, da piccola. Poi, piano piano, è cresciuto il desiderio di provare davvero a fare l’attrice.

Verso i 18-19 anni, quando ho raggiunto una maggiore indipendenza e la possibilità di spostarmi da casa in macchina, a Firenze ho trovato una scuola di cinema e ho iniziato a frequentare un corso di recitazione. Già dalla prima lezione, dalla prima prova che ho fatto, sono rimasta totalmente affascinata da quello che veniva detto durante il corso e dal modo in cui il mio insegnante, Giuseppe Ferlito, della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, riusciva a trasmettere quella passione. Ho assistito a quella prima lezione e ho riconosciuto in quel mondo il mio mondo. Da quel giorno in poi non ho più potuto fare a meno di continuare. Poi la cosa è cresciuta sempre di più: piano piano ho iniziato a fare piccole esperienze, dal cinema indipendente, fino a cercare la strada per arrivare a realizzare progetti più riconosciuti a livello nazionale.

Quanto pensa possa essere importante la determinatezza per una giovane attrice che vuole realizzare i suoi sogni?

Beh, è fondamentale. Ogni passione, ogni lavoro che una persona vuole intraprendere necessita di una grande determinazione, perché siamo in tanti a voler fare magari le stesse cose e non è sempre facile riuscire a realizzare i propri obiettivi. Per fare l’attrice, però, credo che ci debba essere una forte vocazione, qualcosa che vada oltre il semplice desiderio di voler fare questo mestiere. Deve esserci quasi una sorta di ossessione, qualcosa che ti spinge profondamente. E questo non si può cercare: o c’è o non c’è.

Perché fare l’attore, al di là della fatica e del lavoro che c’è nella preparazione di un personaggio, che poi è la parte più bella e, per certi versi, anche più leggera, seppur impegnativa, significa soprattutto affrontare tutto quello che viene prima. La parte più difficile è trovare la strada per arrivare a fare questo mestiere e resistere a tutte le varianti, agli ostacoli e alle difficoltà che si incontrano lungo il percorso. Bisogna anche capire quale sia la strada giusta, perché purtroppo, almeno in Italia, non esiste un percorso preciso per arrivare a fare cinema. Si fanno tentativi, si parte dalla scuola, si fanno esperienze, ma poi la propria strada bisogna trovarla da soli. E non è una strada lineare: è piena di buche e di ostacoli.

Quindi sì, bisogna avere tantissima resistenza. Io credo che il talento, alla fine, non stia soltanto nel saper fare il lavoro dell’attrice, ma anche nella capacità di resistere: l’80% di questo mestiere è gestione, capacità di affrontare il percorso, e il resto è talento nella recitazione.

Le sue prime esperienze hanno alternato cinema e televisione, la ricordiamo nella serie tv “L’allieva”; questi passaggi di esperienze l’hanno resa più consapevole del suo essere?

Sì, mi hanno messa alla prova, anche perché mi sono trovata di fronte a persone che avevano più esperienza di me. Questo mi ha dato modo di capire, di aggiustare un po’ il tiro e di comprendere cosa potevo fare e cosa potevo migliorare. Erano i primi approcci, soprattutto quello televisivo, a un mondo riconosciuto a livello nazionale, a una dimensione più istituzionale del lavoro dell’attrice, inteso proprio come professione. È stato lì che ho iniziato a vedere le difficoltà che ci sono su un set: il lavoro insieme all’attore, alle maestranze, tutta l’organizzazione che c’è dietro una produzione. Sono stati momenti fondamentali per conoscere questo mondo, per capire come mi stavo affacciando a questa nuova realtà. Mi hanno aiutata anche a comprendere ciò che mi piaceva e ciò che magari non mi piaceva, e quindi a prepararmi e a orientarmi in un certo modo rispetto a un altro.

“Sei nell’anima” (ph di Ralph Palka)

Il grande successo arriva con l’interpretazione della rocker italiana Gianna Nannini nella serie per Netflix “Sei nell’anima”; mi racconta di come è stata scelta per questo ruolo così importante?

Sono stata scelta attraverso dei provini. Avevo un’agenzia che mi propose di partecipare e mi mandò un self-tape: un semplice provino registrato da casa in cui dovevo recitare un testo tratto da un film americano e cantare una canzone rock-pop, come mi era stato specificato.

In quel periodo, però, ci furono una serie di casualità. Un mese prima ero andata al concerto di Gianna Nannini a Firenze con mio padre. A me piaceva già, era una cantante che ascoltavo regolarmente: non conoscevo ancora tutte le sue canzoni, ma quelle più famose le avevo sempre sentite, anche perché facevano parte della mia famiglia, dei miei genitori. Era un periodo un po’ particolare e avevo detto a mio padre: “Andiamo a un concerto, che non ci vado da tanto tempo”. Così siamo andati. Poi, un mese dopo, è arrivato questo self-tape. Non c’era scritto che fosse per il film su Gianna Nannini; quindi, l’ho preparato senza sapere esattamente quale fosse il progetto o quale fosse la storia. Ho fatto semplicemente una mia proposta.

La cosa curiosa è che, in quel periodo, avevo i capelli uguali a quelli che aveva Gianna Nannini quando aveva la mia età. È stato un insieme di coincidenze: c’era già una vaga somiglianza che, per chi guardava il provino, poteva essere notata. Per la canzone da cantare, visto che mi era stato chiesto un brano rock-pop, inizialmente avevo pensato di scegliere una canzone di Loredana Bertè, però mi sono detta: “Non ne ricordo una a memoria, dovrei studiarla e il provino devo mandarlo tra due giorni, non ho tempo per prepararla bene”. Così ho scelto una canzone di Gianna Nannini che conoscevo perfettamente e l’ho cantata.

Dopo una settimana, mi hanno chiamata per un secondo provino, questa volta in presenza, a Roma, con la regista e la casting e mi hanno comunicato che era per il film su Gianna Nannini. Io ero felicissima, sono letteralmente impazzita, perché pensavo: “Non è possibile che capiti una cosa del genere!”.

Ho fatto quel provino in maniera molto, molto maniacale fin dall’inizio: ho comprato i suoi due libri, ho letto interviste, ho fatto una vera e propria ricerca da detective per raccogliere più informazioni possibili. Durante il secondo provino ho notato che nella stanza c’era qualcosa di strano: si guardavano, sorridevano, si scambiavano degli sguardi. Io pensavo: “Magari sto facendo ridere perché sono ridicola, magari ho portato una versione della cosa che fa sorridere”. In realtà loro erano contenti perché stavano già notando quanto quella somiglianza fosse forte. Era come se dentro di me fosse entrata subito Gianna Nannini.

Poi, dopo circa una settimana, mi hanno richiamata per la terza volta. Mi hanno detto: “Facciamo passare l’estate, poi a settembre facciamo un altro provino in presenza”. E in quei due mesi ho lavorato dalla mattina alla sera, anche 16 ore al giorno, finché non crollavo. Studiavo tutto: tutte le canzoni, tutte le interviste che riuscivo a trovare, ogni dettaglio. È stato un lavoro molto bello e intenso, che mi manca molto, perché sono lavori particolari: preparare un personaggio in questo modo è un sogno. E poi, a settembre, sono stata scelta e me lo hanno comunicato.

Cosa ritrova di Gianna nella sua personalità e quando è avvenuto il primo incontro con lei?

Di Gianna ritrovo molto la semplicità nelle relazioni umane. Lei è una persona molto autentica, spontanea, vera, genuina. È una persona profondamente umana e sensibile, ma allo stesso tempo immediata: quello che pensa lo esprime, senza filtri. È una persona totalmente vera e autentica.

Sento di avere qualcosa in comune con lei sotto questo aspetto, anche se credo che il suo modo di essere mi abbia riportata un po’ a com’ero io qualche anno fa, quando ero più piccola. Poi, crescendo e confrontandosi con il mondo, a volte ci si chiude un po’, magari per paura o per proteggersi. Lei mi ha riportata a una dimensione più mia, più vera, e devo dire che è molto meglio vivere così. Anche nei rapporti con le persone, sebbene non tutti siano spesso così aperti e autentici e questo possa comportare delle difficoltà, sento comunque di non avere mai nulla da rimproverarmi.

Credo quindi che l’autenticità sia una cosa che abbiamo in comune: questo modo di essere molto semplice, diretto e genuino.

Il primo incontro è avvenuto dopo quattro o cinque mesi da quando ero stata scelta, quindi a gennaio 2023. Da lì abbiamo iniziato insieme la preparazione musicale, sia per la musica sia per il canto. Lei è stata molto generosa e molto attenta. Ha seguito il film anche dal punto di vista tecnico, dando indicazioni molto precise. Con me è stata davvero disponibile e ha condiviso intere giornate e mesi di lavoro, proprio per permettermi di stare a contatto con lei. Questa è stata una cosa fondamentale, perché più passavo tempo con lei, fisicamente al suo fianco, più riuscivo ad assorbire ogni dettaglio: il suo modo di parlare, i suoi gesti, il suo modo di essere. È stato un passaggio davvero importante.

Dopo questa interpretazione quanto è cambiata la sua carriera?

È cambiata nel senso che gli addetti ai lavori si sono accorti di me. Ho avuto un’enorme esposizione pubblica con l’uscita del film e, sotto questo punto di vista, sono entrata ufficialmente nel mondo del cinema. E questo non è scontato: per un attore è una cosa molto difficile.

Questo è stato il mio primo film così importante, anche se tutto quello che avevo fatto prima, a livello indipendente, ha avuto un valore enorme, perché fa parte della mia formazione, della mia crescita e della mia sperimentazione. Però è chiaro che questo progetto mi ha proiettata e mi ha fatto entrare a gamba tesa nel cinema riconosciuto, quello ufficiale.

Qualcosa è cambiato, ma non più di tanto, perché ho sempre voluto mantenere una dimensione molto normale. Non mi appartiene l’idea dell’attrice come star: mi mette davvero a disagio stare a contatto con persone che vivono questa dimensione o quando qualcuno si aspetta da me un comportamento più da “star”, perché non fa parte di me. Mi piace la semplicità delle cose. Anche perché nel nostro lavoro bisogna raccontare la verità, bisogna avere un’onestà molto forte. Se un attore si mette su un piedistallo, in una dimensione superiore rispetto agli altri, poi come può scendere e raccontare storie di normalità? Si crea un conflitto, si rischia di perdere il contatto con quello che si deve raccontare. Quindi non credo ci sia bisogno di costruirsi un personaggio anche nella vita.

In definitiva, è cambiata in positivo: mi ha dato visibilità, mi ha fatto conoscere e mi ha fatto crescere tantissimo, sia a livello professionale sia personale. Anche se, quando si interpretano certi personaggi e si affrontano certi percorsi, si attraversano anche momenti di forte solitudine. Quindi, come in tutte le cose, ci sono dei pro e dei contro.

Gianna Nannini all’epoca in cui è ambientato il film “Sei nell’anima”

Quali personaggi o progetti le piacerebbe affrontare in futuro per mettersi ulteriormente alla prova?

Mi piacerebbe tanto fare anche commedia. E poi adoro i film d’epoca, quindi spero che possa arrivare un progetto di questo tipo: un film storico, una bella storia ambientata nel passato da raccontare.

Quanto contano la ricerca e lo studio nella costruzione di un ruolo?

Sono fondamentali. Bisogna essere quasi psicopatici, maniacali, e non lasciare nulla al caso, non tralasciare nemmeno un frammento. Per ricostruire una personalità bisogna procedere per dettagli: niente è superfluo. Anche il modo in cui una persona respira, il modo in cui respira il personaggio, quello che mangia, qualsiasi elemento può diventare un dettaglio fondamentale per arrivare alla sua personalità.

Il mio approccio è molto interiore: qualsiasi esperienza che il personaggio può aver vissuto va indagata. Bisogna andare a fondo nelle sue scelte, nelle sue motivazioni, capire da cosa è mosso, e da lì costruire la sua personalità. Poi la personalità porta alla gestualità: io parto dall’interno verso l’esterno. Non seguo schemi o tecniche particolari; credo che si possano utilizzare tutte le tecniche che si studiano e che si desiderano, perché ce ne sono moltissime, ma la cosa più importante è arrivare alla verità di quello che viene trasmesso. Quando si percepisce la finzione, secondo me, è già lì che c’è un errore, perché lo spettatore va al cinema per immedesimarsi nella storia e nei personaggi. Bisogna quindi essere molto onesti.

In questo senso, lo studio e una certa maniacalità nella preparazione sono fondamentali.

È un’attrice dal forte temperamento; le è mai capitato durante la sua carriera di dover fare come lei non avrebbe voluto?

Certo. Anche per capire come funzionano certi ambienti, a volte bisogna un po’ andare oltre il proprio modo di essere.

Io sono una persona molto solitaria, molto fatta a modo mio: non mi piace frequentare contesti pubblici, ritrovi, feste, locali, quindi faccio molta fatica in questo senso. Però è fondamentale creare una rete di persone, costruire relazioni e conoscenze.

Quando mi sono trovata a dover uscire, fare pubbliche relazioni e conoscere persone, ho fatto molta fatica. Perché uno pensa: “Io devo fare l’attrice, studio per fare l’attrice”. E non è solo quello, chiaramente, però poi ti chiedi: “Devo anche andare alle feste, frequentare certi ambienti… ma perché devo farlo?”. Invece ho capito che, purtroppo, anche questo fa parte del percorso. Bisogna essere un po’ aperti al mondo e disponibili verso gli altri. Altrimenti si rischia di rimanere ai margini.

Se potesse interpretare qualsiasi personaggio della storia o della letteratura, chi sceglierebbe?

Mi piacerebbe interpretare la ribelle Caterina da Siena.

Qual è il complimento più bello che ha ricevuto per una sua interpretazione?

In realtà sono stati due. Il primo è arrivato da Pierfrancesco Favino. A un evento me lo sono visto avvicinare: è venuto lui da me, si è presentato, mi ha stretto la mano e mi ha fatto i complimenti per il film. Io ero talmente emozionata che non riuscivo nemmeno a rispondergli, perché mi sembrava una cosa totalmente assurda. Il fatto che un attore che stimo così tanto, oltre a essere una persona dolcissima, sia venuto spontaneamente a farmi i complimenti mi ha colpita nel profondo. I complimenti si ricevono, certo, ma ce ne sono alcuni che percepisci come davvero sinceri, sentiti. Mi ha emozionato molto il fatto di ricevere complimenti da lui.

Il secondo, invece, è stato quello di una signora incontrata alla stazione Termini. Mi ha fermata, mi ha guardata negli occhi e mi ha detto: «Ho visto il tuo film, ti ringrazio». Poi si è messa a piangere. E ha fatto piangere anche me. Mi ha raccontato che una parte del film le aveva ricordato un momento molto difficile della sua vita, una crisi vissuta intorno ai trent’anni. Si era ritrovata profondamente nel modo in cui il personaggio affrontava quella fase e si era emozionata moltissimo.

Credo che quello sia stato uno dei complimenti più belli che abbia mai ricevuto, perché in fondo è per questo che facciamo questo mestiere. Io vivo questo lavoro quasi come una missione: attraverso lo studio e l’analisi dei personaggi, a volte davvero quasi maniacale, è come se cercassi di comprendere anche me stessa. E poi cerco sempre di restituire qualcosa a chi guarda: non solo un’interpretazione, ma un’emozione, una riflessione, qualcosa che possa essere d’aiuto. In fondo, è come se avessi sempre il desiderio di aiutare qualcuno attraverso le storie che racconto.

Ci sono in cantiere progetti per il futuro?

Sto lavorando ad alcuni progetti per il cinema, ma è ancora tutto in fase di sviluppo. Purtroppo, la situazione legata al tax credit sta mettendo in difficoltà tutto il settore: ci sono molti progetti importanti che non stanno partendo e questo è un problema serio, perché ci sono storie che meriterebbero di essere raccontate e che, invece, restano ferme.

Per questo preferisco non parlare ancora di lavori che sono ancora in alto mare. Sto lavorando alla stesura del mio primo film.

La ringraziamo tantissimo, è stato un piacere immenso conoscerla.

Piacere mio, grazie mille a voi!

Tag: , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *