Intervista a Cedro, al suo primo EP “Fiorire, sfiorire”


a cura di Felice Capasso

12 Ott 2020 - Dischi

Il 28 settembre è uscito “Fiorire, sfiorire”, il concept EP di CEDRO, al secolo Pierpaolo Mingolla. Il primo disco del fisarmonicista e cantautore salentino declama l’amore e le stagioni. Abbiamo intervistato il musicista.

Nulla è in grado di fermare il corso della natura e delle passioni: il primo prodotto discografico del giovane artista CEDRO – alias Pierpaolo Mingolla – celebra l’inarrestabile forza della vita che, silenziosa, prosegue al di là dei limiti e delle regole imposte. I brani contenuti nell’album cantano le evoluzioni di un unico amore e delle stagioni, legate dalla ciclicità della nascita e della caducità. Come un folkloristico Vivaldi, CEDRO dona una sua personalissima visione di questi temi delineando, però, una quinta stagione: il lockdown, raccontato nel singolo Lontani. L’acuta sensibilità della canzone e del percorso contenuto in Fiorire, sfiorire è già stata premiata dai giudici del concorso nazionale Palco d’Autore, tenutosi all’Arena del Mare di Salerno lo scorso agosto, che hanno conferito al cantautore salentino la medaglia di bronzo su oltre centocinquanta partecipanti.     
L’EP di CEDRO, registrato e prodotto dalla label castellanese Trulletto Records, è disponibile all’ascolto e all’acquisto in formato digitale sulle maggiori piattaforme di streaming dal 28 settembre scorso. L’acquisto è possibile anche in formato fisico CD, attraverso i canali social di Trulletto Records e di CEDRO.

BIOGRAFIA DI CEDRO

Pierpaolo Mingolla (in arte CEDRO) è un fisarmonicista, scrittore e cantautore salentino classe ’93. Sin da piccolissimo si affaccia al mondo della musica e della scrittura, collezionando riconoscimenti in svariati concorsi letterari nazionali per poi pubblicare il libro “La penna è la mia voce” (2013, Terre Sommerse) e l’eBook “Gocce” (2020, Writers Editor). All’età di 16 anni imbraccia la fisarmonica, strumento tradizionale della sua terra, affascinato anche dalla musica di grandi cantautori italiani quali De André, De Gregori e Capossela. Nel 2016 diventa fisarmonicista de “I Maltesi”, tributo pugliese a Fabrizio De André rinomato in tutta Italia. L’intensa attività musicale funge da ispirazione per CEDRO che nel 2017 trova la sua personale forma espressiva, caratterizzata da sonorità prevalentemente acustiche e da un linguaggio spiccatamente poetico, con un tocco moderno e a tratti sperimentale. Nel 2019 esordisce con “Cedrata”, brano molto lontano dalla sua identità, che viene ripresa e sviluppata al meglio l’anno successivo con i singoli “Astronomia” e “Lontani”. Nel 2020 conquista il terzo posto al premio “Musica e Parole” di Palco d’Autore, esibendosi all’Arena del Mare di Salerno. Il suo primo EP “Fiorire, sfiorire”, uscito il 28 settembre 2020, è stato interamente registrato e prodotto da Trulletto Records.

INTERVISTA

D. Ci puoi parlare del tuo percorso artistico fino a qui?

R. Artisticamente mi sono avvicinato sin da piccolo al mondo della scrittura, attirato dalla musicalità delle parole e dal loro modo di incontrarsi attraverso le rime baciate. La mia forma di espressione letteraria per eccellenza è sempre stata la poesia, passione che porto ancora oggi avanti e che nel tempo mi ha regalato numerose soddisfazioni. Dopo aver collezionato vari riconoscimenti in concorsi letterari nazionali, nel 2013 pubblico il mio primo libro intitolato “La penna è la mia voce” (Terre Sommerse). Quest’anno, dopo anni di silenzio letterario, ho cominciato a collaborare attivamente con la Writers Editor di Roma, pubblicando con loro un ebook gratuito intitolato “Gocce”, contenente una piccola raccolta di poesie e prose. Musicalmente ho cominciato a suonare la fisarmonica qualche anno dopo aver cominciato a scrivere. Ho sempre frequentato lezioni presso insegnanti e scuole private senza mai espormi. Questo fino al 2016, anno in cui decido di lasciare Rimini per tornare in Puglia e dedicarmi alla carriera da musicista. Svariati sono i progetti musicali con cui ho collaborato finora, principalmente incentrati sugli omaggi alla musica leggera italiana. Ancora adesso sono il fisarmonicista de “I Maltesi”, tributo a Fabrizio De André pugliese riconosciuto a livello nazionale. In tutto ciò mentre la mia carriera da fisarmonicista prendeva piede, l’esigenza di avere un mio personale percorso si faceva sempre più pressante. Il progetto CEDRO nasce ufficialmente nel 2019 con la pubblicazione del singolo “Cedrata” ma già nel 2017 avevo cominciato a comporre. Dopo aver pubblicato altri due singoli e il video di una live session, lo scorso 28 Settembre ho finalmente dato vita alla mia prima pubblicazione discografica: “Fiorire, sfiorire”.

D. Come è nata in te la passione per la musica?

R. La curiosità mi precede e questo è un dato di fatto. Sin da piccolo sono stato abituato ad ascoltare tanta musica di vario genere con la fortuna di ritrovarmi a cavallo del progresso tecnologico per quanto riguarda i supporti sonori: ricordo, e ci sono ancora oggi, tutte le musicassette impilate in un mobiletto nella bottega di mio padre. Lo stesso papà che nell’armadio di casa aveva una piccola valigetta: a prima vista sembrava contenere una macchina da scrivere ma, con mio grande stupore, una sera la aprì di fronte a me tirando fuori una piccola fisarmonica. Quello è stato il momento in cui per la prima volta ho preso lo strumento in braccio. Una piccola chicca: dei gruppi che ascoltavo da piccolissimo, ancora oggi sono un grande appassionato degli Squallor.

D. Come nasce una tua canzone?

R. È difficile riuscire a rispondere a questa domanda perché ancora oggi non so quale sia il meccanismo che mi spinga fino in fondo a comporre una canzone. Posso confidarvi che, essendo da sempre combattuto tra musica e parole, spesso le due cose non coincidono e quindi nel cassetto ho un sacco di registrazioni strumentali e altrettanti pezzi di testo sparsi. Tendenzialmente una mia canzone nasce di pari passo. È un po’ come innamorarsi a prima vista: è raro, ma quando succede… 

D. “Fiorire, sfiorire”, il tuo disco. Puoi presentarlo ai nostri lettori?

R. “Fiorire, sfiorire” è un concept EP che prende in esame due grandi temi, due delle mie più grandi sensibilità emotive: l’amore e la natura. Le tracce coincidono con il ciclo delle quattro stagioni a cui si aggiunge un’altra stagione che abbiamo vissuto per la prima volta quest’anno: il lockdown. L’EP si ritrova nel filone del cantautorato, fortemente legato alle sonorità folk, dai testi poetici e a tratti pop. La fisarmonica è la protagonista indiscussa e assume colori diversi a seconda della stagione in cui si ritrova ma soprattutto del carico emotivo specifico nell’amore narrato in un momento specifico. L’EP non ha un inizio e una fine, ma segue una linea temporale che lascia spazio d’interpretazione all’ascoltatore. Difatti “Cedrata” (ultimo brano della tracklist) si trova a ridosso di un approccio “impacciato ma deciso” che può essere catalogato sia come inizio di una storia d’amore che come conseguenza di una rottura. A voi la scelta.

D. C’è una traccia di “Fiorire, sfiorire” che preferisci?

R. È un po’ come chiedere a un bambino se vuole più bene a mamma o a papà. Dovessi proprio scegliere direi Astronomia: una tra le mie canzoni più significative. Continuerò ad amare la ricchezza dei possibili significati, la poesia del testo, la dolcezza della musicalità. Grazie ad Astronomia sono ritornato indietro sui miei passi, riscoprendo le radici che avevo dimenticato.

D. Ci parli dell’artwork di “Fiorire, sfiorire”? Chi l’ha realizzato?

R. L’artwork dell’EP è stato curato da Domenico Perulli, artista e tatuatore pugliese ma romano d’adozione. Essendo le tracce del disco legate fortemente da un ciclo di vita e morte che si susseguono tra amore e natura, desideravo che questa concettualità fosse presente e impattante nella copertina. Domenico è riuscito a dar vita a quest’idea, a renderla concreta. Un fiore vivo senza colori che condivide lo stesso stelo di un fiore appassito ma vivace. I suoi petali sono in balìa del vento, come fossero dolci note in continuo viaggiare.

D. Dal comunicato leggo che: “L’acuta sensibilità della canzone e del percorso contenuto in “Fiorire, sfiorire” è già stata premiata dai giudici del concorso nazionale Palco d’Autore, tenutosi all’Arena del Mare di Salerno lo scorso agosto, che hanno conferito al cantautore salentino la medaglia di bronzo su oltre centocinquanta partecipanti”. Come è stato ricevere questa onorificenza?

R. È stata innegabilmente un’emozione indescrivibile. Più di centocinquanta sono state le richieste di iscrizione. Quando ho saputo di aver superato la fase di selezione rientrando nei finalisti per me era già una vittoria. Arrivato lì, c’era da scontrarsi dal vivo sul palco dell’Arena del mare di Salerno. Era la prima volta che mi esibivo in pubblico con una mia canzone. Immaginate poi su un palco immenso, già calcato da grandi artisti. Io, la mia fisarmonica, il mare attorno e un nutrito pubblico di fronte. La giuria è stata particolarmente attenta ai dettagli, lasciandosi trasportare dall’anima dei progetti più che dalla tecnica. Con profonda incredulità alla cerimonia di premiazione è balzato il nome “CEDRO”: terzo posto per “il menestrello” della Puglia.

D. Come è collaborare con la label Trulletto records?

R. Trulletto Records è una realtà discografica recente nel panorama musicale pugliese e si trova nel cuore delle campagne tra Castellana Grotte e Monopoli. Essendo immersa nella natura è il luogo perfetto dove poter dar sfogo alla propria creatività. Poter spegnere il cellulare, con una vista così pacifica e focalizzarsi sul lavoro è confacente allo sviluppo intimo delle proprie idee. La casa di produzione si avvale di numerosi professionisti nel settore con cui ho avuto il piacere di collaborare e stringere un forte legame sin da subito: in primis Sebastiano Lillo, chitarrista, fondatore, nonché mio caro amico a cui devo un grande grazie perché mi ha dato la possibilità di potermi esprimere al meglio, donandomi tempo, pazienza e professionalità. 

D. Tecnica, talento e studio. Come si devono intrecciare in un artista?

R. Il talento è impossibile da catalogare e rendere oggetto di studio: quando c’è lo si riconosce a pelle. Ciò non toglie che i talentuosi riescano senza doversi sottoporre a studi accurati, anzi. Avere consapevolezza di possedere un dono deve essere certamente una spinta in più per potersi impegnare nello studio e nella tecnica ma soprattutto nella ricerca della propria modalità di espressione, consapevoli di un messaggio fortemente interiorizzato. Al di là delle innate predisposizioni, credo che tutti e tre i concetti debbano andare di pari passo verso un obiettivo che è personalissimo: farli mescolare nella forma più ideale all’artista che avrà il compito di donare al pubblico la propria essenza con profonda passionalità e dedizione. In poche parole, il talento non è soltanto un dono, una spinta naturale che in pochi possono permettersi: chiunque può possederlo, deve solo crederci, studiare e lavorare costantemente. 

D. Ti affascina la musica di grandi cantautori italiani quali De André, De Gregori e Capossela. Cosa hai tratto da questi nomi della musica italiana?

R. Di De Andrè mi ha sempre affascinato la delicatezza della sua poetica che si intreccia con immagini pittoresche ed emozionanti cui si aggiungono le storie degli ultimi, dei diseredati nonché il ribaltamento delle classi sociali, tra metafore e morali. De Gregori viene subito dopo se non in contemporanea. Del “Principe” ho sempre amato la particolarità del lessico, a cavallo tra il lirico, l’intellettuale, il sociale e il politico. Tra denunce, favole, scorci di vita e storie d’amore, la peculiarità di De Gregori è riuscire ad essere incomprensibile ma contemporaneamente soggetto alla molteplicità delle interpretazioni. Una contrapposizione particolarmente stimolante a mio parere. Capossela è un cantastorie, un artista irriverente pervaso di poesia, filosofia ma soprattutto di “meridionalità”. Un personaggio a tutto tondo forte di un ibridismo ben riuscito sia nella musica che nella penna.

D. Oltre alla musica sei anche scrittore. Quali arti preferisci ancora oltre a queste?R. Per la stessa attenzione con cui va curato ogni singolo dettaglio, dall’ideazione alla preparazione, dalla composizione alla degustazione, nomino a gran voce la gastronomia. Non vi nascondo di essere una buona forchetta ma anche ai fornelli me la cavo alquanto bene. Per non farci mancare niente, proprio in questo periodo sto seguendo un corso di pasticceria salata e finger food.

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