I Baustelle fanno innamorare le Muse di Ancona


di Elena Bartolucci

12 Apr 2024 - Commenti live!

Un incredibile concerto denso di grande musica indie rock ed emozioni quello dei Baustelle al Teatro delle Muse di Ancona.

(Foto di Alessandro Stronati @marchedinotte, per gentile concessione)

Ancona – Martedì 9 aprile, presso il magnifico palcoscenico del Teatro delle Muse di Ancona è andato in scena un memorabile concerto del gruppo musicale Baustelle che, con grande classe e maestria, ha davvero infuocato l’intero pubblico in sala.

L’iconica band di origini toscane formata da Francesco BianconiClaudio Brasini e Rachele Bastreghi, accompagnati da Giulia Formica (batteria), Lorenzo Fornabaio (chitarra), Milo Scaglioni (basso) e Alberto Bazzoli (tastiere), è tornata live con “INTIMO SEXY! Elvis a teatro 2024”: un tour teatrale prodotto e organizzato da Vivo Concerti per far assaporare tutte le sfumature di “Elvis”, l’ultimo album pubblicato per BMG che segna il riappropriarsi nello spirito e nella forma di un’essenza rock.

Come dichiarato dallo stesso gruppo musicale sui propri canali social: “Ebbene sì, torniamo sul palco! Portiamo Elvis in teatro. Sarà l’occasione per vestire di abiti nuovi le canzoni di oggi e quelle di ieri. Sarà come amarsi in un locale al buio. Come baciarsi sul velluto o ballare un lento sulla moquette. Sarà elettrico e confidenziale, nightclub e confessionale”.

La serata parte con un grande classico Amanda Lear. Sin dalle prime note si denota il timbro riconoscibilissimo del frontman della band e il livello eccellente dei musicisti sul palco, in primis la batteria che ha davvero saputo scandire il ritmo di ogni pezzo regalando il giusto equilibrio con le chitarre e le tastiere.

Nella scaletta sono state poi eseguite, in successione, L’amore è negativo, Betty, Lepidoptera, Mademoiselle Boyfriend (notevole e grandissima armonia delle voci di Bastreghi e Bianconi), Nessuno e Il vangelo di Giovanni.

Dopo aver raccontato un breve ma divertentissimo aneddoto sul loro primo concerto ad Ancona con annesso tamponamento tra i componenti stessi della band, il frontman ha dedicato un piccolo intervento per presentare in modo molto simpatico il titolo del tour. Ha infatti spiegato che il nome “Intimo sexy” è stato scelto in modo provocatorio, perché hanno voluto portare nei teatri sia le canzoni significative del passato della band che quelle dell’ultimo album Elvis, accomunate tutte da un’anima più oscura e vellutata che hanno deciso di rivalutare in modo differente.

Il concerto è proseguito in maniera spedita iniziando con Il futuro (un brano più intimo e morbido rispetto ai pezzi precedenti), Martina, Alfredo (che racconta la tragica storia del piccolo Alfredino Rampi, morto negli anni ’80 dopo essere caduto in un pozzo artesiano, le cui inconcludenti operazioni di salvataggio furono riprese dalla tv), La vita, Cuore e Il regno dei cieli.

La serata registra una brevissima battuta d’arresto, in cui mentre il teatro resta al buio sul palco avviene un breve cambio di scenografia: al centro, alle spalle delle due voci soliste e di altre due chitarre sono state posizionate quattro strutture semovibili di specchi e LED, che hanno creato un particolare gioco di illusioni ottiche.

Gli artisti si sono esibiti in un breve medley (Le rane e La guerra è finita) che ha mandato nuovamente in visibilio il pubblico. Nella scaletta sono state previste poi le canzoni Gli spietati (la Bastreghi è risultata poco centrata e ha cercato di camuffare la situazione coinvolgendo il pubblico nonostante evidenti problemi tecnici agli auricolari e al microfono), Un romantico a Milano, Jackie e Contro il mondo.

Dopo un nuovo brevissimo cambio di palco, tutti i componenti sono tornati in scena per il finale del concerto chiuso con l’esecuzione di La canzone del riformatorio (grande ritmo con cui la batteria si è confermata una delle vere grandi certezze della serata), La canzone del parco, Andiamo ai rave, Gomma e in chiusura, come bis (scontato ma doveroso), uno dei brani più riconoscibili della band ossia Charlie fa surf.

Un concerto denso di musica ed emozioni che ha saputo concentrare in quasi due ore un mix di brani storici insieme a quelli più recenti sfruttando quello spirito sensuale e poetico che da sempre caratterizzano la cifra stilistica dei Baustelle in termini di spessore dei testi e delicatezza sonora.

I punti forti di questo concerto? La grande potenza strumentale, l’energia incontenibile di Bastreghi (a volte, sbilanciata rispetto all’uso calante e insicuro della voce) in grado di catturare lo spirito del pubblico per trascinarlo ovunque, ma soprattutto il timbro caldo e infondibile della voce pacata e avvolgente di Bianconi, che incanta tutti con quel suo modo magnetico di cantare le storie delle sue canzoni.

Un plauso a parte lo merita l‘allestimento scenografico, essenziale ma valorizzato in modo incredibile (quasi cinematografico) grazie all’uso magistrale delle luci in grado di creare dei giochi pazzeschi di ombre e momenti psichedelici a ritmo di musica. È stato inoltre bello (e quasi inaspettato di questi tempi dominati dall’uso eccessivo e quasi compulsivo dei social) notare l’attenzione del pubblico preso finalmente a gustare la musica in completa adorazione senza lasciarsi andare all’uso eccessivo dei cellulari.

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