Grande successo di “Maria De Buenos Aires” di Piazzolla a Jesi


di Roberta Rocchetti

30 Ago 2021 - Commenti classica

Al Teatro Pergolesi di Jesi, per la regia di Stefania Panighini, è andata in scena l’opera tango di Piazzolla Maria De Buenos Aires. Bellissimo spettacolo in coproduzione con il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona e con l’Ente Musicale Trapanese.

(Foto Stefano Binci)

L’apertura di un sipario teatrale è sempre l’apertura su un mondo altro, onirico, metafisico, ancestrale e inconscio, a volte però lo è di più. Maria De Buenos Aires lo dimostra pienamente e l’opera tango di Astor Piazzolla su libretto di Horacio Ferrer ne è la prova materiale. Maria nasce, si danna tra dannati che operano un rito di esoterica violenza, discende agli inferi e risorge, incarnando allo stesso tempo se stessa, il femminino, la sua città dolente e maledetta dallo stupro della dittatura, la Madre cosmica e la puttana sordida, la Madonna Madre addolorata dalla sparizione del figlio desaparecido, mentre attorno le girano figure oniriche a partire dal Duende narratore e dall’inquietante Payador, l’archetipo del caos universale, colui che rimescola le carte in gioco, gli ingredienti della vita e li riassembla tramutando la morte in vita e la vita in morte, il cui mazzo è costituito da quell’umanità fatta di carte a volte senza importanza che si perdono sotto il tavolo senza che nessuno se ne accorga e di soverchianti re di denari.

Un’opera nata nel cruciale 1968 dedicata alla nostra Milva che ne fu storica interprete e affatto scollegata dalla propria epoca, a partire dal soggetto psichedelico e visionario, alla denuncia sociale, alla ricerca linguistica e musicale operata sia da Piazzolla che voleva dare vita al Tango Nuevo dopo un periodo di eclissi del genere musicale nazionale, al testo giudicato al suo esordio eccessivamente astruso e cerebrale di Ferrer, ai brevissimi passaggi di luce in una partitura carica di sangue e morte che ricordano i solari accordi squisitamente Swinging London di Burt Bacharach.

Piazzolla ci ha lasciato un documento prezioso di una nazione o meglio, di un’umanità che richiedeva disperatamente di tornare alla luce, fosse anche attraverso la morte, dopo i terribili decenni precedenti non per tutti conclusi e di cui comunque si portava dietro il velo luttuoso. La ricerca di un linguaggio musicale e non che potesse guardare al futuro, non più opera e non musical, una forma espressiva che ha una sua peculiare identità e che troviamo nei sentieri percorsi da Kurt Weill, da Bernstein e in Italia da De Simone.

Nella sera di sabato 28 agosto abbiamo assistito al Teatro Pergolesi di Jesi ad una nuova messa in scena in coproduzione con il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona e con l’Ente Musicale Trapanese con la regia di Stefania Panighini la quale ha curato anche le scene e i costumi. Un ambiente degradato e oscuro, sviluppato su più livelli grazie ad impalcature sorrette da tubi Innocenti fanno da sfondo alla vicenda di Maria, scene di squallore metropolitano nel quale si aprono parziali spaccature improvvise sul mondo di Jack Vettriano, con i danzatori sotto gli ombrelli a ripararsi dalla pioggia e dalla vita impietosa, bar di quart’ordine con Duendes vestiti borghesemente a festa e Payadores in gessato e brillantina, sembra quasi di sentire l’odore di alcool, sudore, colonia da quattro soldi e fumo stantio. Il Maestro Aldo Sissillo e Gian Luca Ascheri hanno diretto rispettivamente Orchestra e Coro dell’Opera Giocosa di Savona, fondamentale il Gruppo CoreoTango ASD GIOKI DANZA-gioki Tango Savona guidati dalle coreografie di Andrea Degani e Giovanna Di Fazi che hanno messo in scena un tango tangibile, sensuale perché vero, animale e istintivo senza vezzi estetizzanti.

Ottimi gli interpreti solisti a partire dalla protagonista Giuseppina Piunti dalla vocalità perfettamente calibrata sul personaggio, anche se ci è sembrato quasi timorosa di esibirla nella sua completa sulfurea potenzialità, togliendo la mano dal freno della carnalità può fare miracoli.

Intimo, espressivo e dolorosamente appassionato il Duende di Davide Mancini, carismatico nel suo essere inquietante il Payador di Enrico Maria Marabelli.

Successo pieno per tutti, da parte di un pubblico che ha gremito il teatro per quanto possibile dalle norme antiCovid come sempre perfettamente rispettate, una collaborazione fatta di civiltà, mutuo soccorso, responsabilità sociale, coesione, alla quale partecipa la gran parte di chi fortunatamente può, insomma alla fine, come ci insegna la storia di Maria, ad una morte segue sempre una resurrezione alla quale è la speranza di chi non cede e di chi ha coraggio a dare vita.

54^ STAGIONE LIRICA DI TRADIZIONEJESI, TEATRO G.B. PERGOLESI (Dedicata al M° Carlo Perucci nel Centenario della nascita) 

MARIA DE BUENOS AIRESTango Operita (libretto di Horacio Ferrer; musica di Astor Piazzolla) Prima rappresentazione 8 maggio 1968 – Teatro Colón, Buenos AiresEdizioni Tonos Music Publishing, Baden Baden- Germany

Personaggi e interpreti

  • Maria Giuseppina Piunti
  • El Playador Enrico Maria Marabelli
  • El Duende Davide Mancini
  • direttore Aldo Sisillo
  • regia, scene e costumi Stefania Panighini
  • light designer Andrea Tocchio
  • aiuto regia, Emilia Di Stefano

ORCHESTRA E CORO DELL’OPERA GIOCOSA – maestro del coro, GianLuca Ascheri

Coreografie, Andrea Degani e Giovanna Di Fazi – Gruppo CoreoTango ASD GIOKI DANZA-GioKi Tango Savona NUOVA PRODUZIONE in coproduzione con Teatro dell’Opera Giocosa di Savona eEnte Luglio Musicale Trapanese

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