Giovanni Soccol e le sue “Riflessioni Notturne” a Venezia


a cura di Andrea Zepponi

10 Mag 2023 - Arti Visive

Inaugurata la mostra“Riflessioni Notturne”del grande artista poliedrico Giovanni Soccol. Le sue opere, inedite, saranno in esposizione al Museo Fortuny di Venezia dal 5 maggio al 1° ottobre 2023.

Al piano terra del Fortuny di Venezia si possono ammirare dieci grandi opere di Giovanni Soccol a olio e altri otto studi preparatori. Il maestro, architetto, scenografo, docente universitario e accademico, insomma grande artista poliedrico, sensibile e affinato dall’attraversamento consapevole di varie epoche pittoriche e stilistiche, (la sua classe è del 1938), offre questa sua personale in una installazione al prestigioso museo veneziano, promossa dal Comune di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici Veneziani a cura della Dr.ssa Chiara Squarcina, Dirigente Area Attività Museali della città lagunare, la quale ha presenziato all’inaugurazione con la rappresentante del Comune Deborah Onisto, Consigliera Comunale.

L’installazione è composta da un ciclo di dieci opere pittoriche inedite dell’artista. La tematica del ciclo di dipinti nasce dalla visione di un’architettura veneziana che sorge dell’acqua dove, riflettendosi, si dissolve: il maestro ha voluto infatti presentare il fascino vibrante di un’apparizione che può svanire appartenendo più al sogno che alla realtà.

Come dichiara la Dr.ssa Squarcina: “presiede al tutto un’analisi dei rapporti geometrici che legano gli elementi compositivi in una visione non prospettica ma proiettata ortogonalmente alla tela per non alterare la geometria delle forme.” Le tele misurano la notevole estensione di cm 200 di altezza per cm 150 di larghezza, sono dipinte a tecnica mista ossia con la base a tempera magra, corpi ad emulsione acqua in olio e velature oleo-resinose realizzate direttamente nell’atelier dell’artista. Veder lavorare Soccol è un raro piacere che viene inoltre offerto dal filmato – il regista è Carlo Montanaro – in visione nel tratto finale del percorso al Fortuny dove il maestro dà essenziali delucidazioni sulla sua poetica e tecnica pittorica. Tutte le preparazioni dei colori e dei materiali sono state eseguite seguendo una ricerca sulle metodologie storiche tradizionali, che Giovanni Soccol ha già dettagliatamente relazionato nell’ambito del convegno “Tecniche della pittura in Italia tra Ottocento e Novecento” organizzato dall’Università CaFoscari proprio presso lo stesso Fortuny nel 2019.

La serie di dipinti rappresentanti dieci architetture simbolo di Venezia che si affacciano sul Canal Grande a partire dalla Dogana de Mar fino alla Chiesa di San Simeone fa di ognuna di esse una sensazione onirica che suscita nel pittore un interesse particolare che si risolve in un dialogo formale e spirituale. “Una luce notturna raccorda e unisce tra di loro gli elementi, conferendo alle architetture un’atmosfera metafisica non nuova nella ricerca dell’artista veneziano in quanto costituisce il fil rouge che sottende alla sua ricerca degli ultimi decenni.” 

Giovanni Soccol, come pittore, architetto e scenografo si forma artisticamente negli anni ‘50 sotto la guida di Ilse Bernheimer, Gennaro Favai e poi di Guido Cadorin. Nel 1956 frequenta la Scuola Libera di nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e si laurea in Architettura nel 1967 avendo come relatore Carlo Scarpa. Nel 1974 succede a Mario Deluigi nella cattedra di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua prima personale si tiene a Trento, alla galleria Argentario, nel 1969. La pittura di Soccol, nel periodo non figurativo, sviluppa una percezione emozionale impalpabile del mondo, fatta di micro-segni, punti colorati e cromie vibranti che caricano l’opera pittorica di una forte valenza psicologica.

Durante gli anni ‘70 Soccol si dedica, oltre che alla pittura, anche all’architettura di interni e alla scenografia sia per il teatro che per il cinema, vivendo tra Venezia Roma e Parigi. È del 1976, la sua geniale scenografia dell’opera lirica Don Chisciotte della Mancia di Henze-Paisiello con la sua ideazione e costruzione di una piattaforma-palcoscenico, nuovissima concezione teatrale, per inaugurare il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano (SI), in cui egli interpretò a fondo e in modo originale le esigenze artistiche del musicista tedesco, fondatore della manifestazione nella città toscana, Hans Werner Henze.

Inizia in questo periodo il rapporto con Leon Gischia e con Zoran Music. Dopo la mostra antologica del 1986 al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, decide di dedicarsi unicamente alla pittura. A una prima ricerca nel campo dell’astrazione geometrica seguono i suoi grandi cicli pittorici le cui tematiche vertono su motivi simbolici: ne sono compiuta espressione la serie delle Visioni edei Mesi. Segue quindi un accostamento alla figurazione attraverso le Isole e le Basiliche alla fine degli anni ‘80. Nella sua produzione successiva quella delle Petroliere, i Teatri, le Maree e i Labirinti d’invenzione, caratterizzata da immagini di grande potenza onirica, gioca un ruolo primario un tessuto pittorico volto a ottenere effetti di luminosità nel contrasto chiaroscurale delle masse.

Nel 2017 il Museo del Paesaggio di Torre di Mosto (VE) gli ha dedicato una vasta mostra antologica in occasione del cinquantenario della sua attività. Nel 2019 la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia allestisce una sua mostra personale centrata sui temi dei Labirinti d’invenzione e dei Teatri e il Museo Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo promuove la sua ampia antologica che mette a fuoco le principali tematiche oggetto della sua produzione pittorica degli ultimi vent’anni. Nel 2020 espone Labirinti d’invenzione in unapersonale al Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac a Venezia e, nel 2021, presso il Labirinto della Masone a Fontanellato (Parma) all’interno della mostra, Umberto Eco, Franco Maria Ricci. Labirinti. Storia di un segno.

L’elenco delle opere esposte è il seguente: quelle in olio su tela, Dogana de Mar, San Simeone Piccolo, San Stae, Fondaco dei Turchi, Ca’ d’ Oro, Ca’ Rezzonico, Ca’ Vendramin Calergi, San Marcuola, Ca’ Venier dei Leoni e La Salute, mentre quelle in versione “studio”,variamenteeseguite con grafite, pennarello, carboncino, matite colorate, gesso, tempera su carta o cartone, riproducono, in una visione artistica “seconda”, questi meravigliosi feticci della venezianità: La Salute, Ca’ Vendramin Calergi, Ca’ Rezzonico, San Stae, San Simeone Piccolo e, infine, La Dogana de Mar.

Contatti e info per la visita: www.fortuny.visitmuve.it

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