Genova un gennaio all'insegna di Mozart e Rossini


Alberto Bazzano

7 Feb 2004 - Commenti classica

Dopo la Turandot di Puccini con l'atteso nuovo finale di Berio ed il balletto Lo schiaccianoci di Ciaikovskij, la stagione del Teatro Carlo Felice di Genova ha proseguito nel segno di Mozart e Rossini. In relazione al secondo compositore, per due sole esecuzioni è stato riproposta, sotto forma di concerto, La donna del lago, capolavoro del genere serio, assai poco rappresento ma di indubbio interesse per i sottesi rimandi al Romanticismo ormai alle porte. Ambientata nella Scozia cinquecentesca – la fonte è l'omonimo poemetto di Walter Scott – l'opera venne data per la prima volta a Napoli nel 1819 con esito infelice. Il successo non si fece, però, attendere molto. Già dalla seconda recita le cose cambiarono e l'accoglienza fu diversa. à una cosa stupenda e potrei piangere ancor io, se il dono delle lacrime non mi fosse stato sospeso . Sono queste le parole che Giacomo Leopardi ebbe ad esprimere dopo aver ascoltato l'opera a Roma, in una successiva ripresa. Parole che sottendono quei sentimenti di commozione che la musica copiosamente infonde in chi attentamente l'ascolta. La compagnia di canto nell'esecuzione genovese, assai ragguardevole, era composta da specialisti rossiniani: Juan Diego Florez nei panni di Giacomo V, Anna Caterina Antonacci in quelli di Elena, Simone Alberghini in quelli di Douglas d'Angus. Completavano il cast, Hadar Halevy (Malcolm), Robert McPherson (Rodrigo), Lilia Gamberini (Albina) e Cataldo Caputo (Serano/Bertram). Sul podio, a guidare con mano sicura l'orchestra e i cantanti, un grande conoscitore di Rossini avvezzo a questo repertorio: il maestro Alberto Zedda.
L'omaggio a Mozart è consistito, invece, in una pregevole lettura delle dapontiane Nozze di Figaro. Da segnalare in primis l'interessante regia del canadese Robert Carsen che, coadiuvato dallo scenografo Charles Edwards e da Gabrielle Burrelle (per i costumi), ha ambientato l'azione negli Anni Sessanta del Novecento. L'allestimento, proveniente dall'Opèra National de Bordeaux, si basava su un impianto scenico realistico (tranne che nell'ultimo atto ove è prevalsa un'atmosfera surreale ed onirica) ed essenziale che consentiva ampio spazio di movimento agli interpreti. Si è, in tal modo, voluta esaltare la dinamica e l'intreccio, autentici centri nevralgici del lavoro mozartiano. Quanto agli interpreti, ha pienamente convinto, sotto il profilo vocale ed interpretativo, il Conte d'Almaviva di Pietro Spagnoli. Certamente il migliore in campo. Ben pochi, mi sento di aggiungere, possono oggi rivaleggiare con lui in questo repertorio. A questo giudizio entusiastico mi induce primieramente la valutazione del buon livello tecnico raggiunto da questo cantante: la voce appare all'ascolto morbida e flessibile, i registri ampi e ben amalgamati, la dizione nitida e comprensibile. A ciò si aggiunga rotondità e risonanza, qualità non secondarie che nel corso degli anni il basso-baritono ha saputo gradatamente guadagnare. A commendevoli risultati è pervenuta anche Patrizia Ciofi nel ruolo di Susanna. La cantante è dotata di gusto e senso della misura. Inoltre è padrona dell'arte delle sfumature che, in virtù del suo strumento, mostrano nell'esposizione riflessi perlacei di indubbia suggestione. Eteri Gvazava, dal canto suo, è sembrata più a suo agio nel ruolo della Contessa, che nei panni di Violetta – il confronto si impone dopo la recente ripresa televisiva dell'opera verdiana che l'ha vista protagonista – . La partitura mozartiana ha saputo esaltare, infatti, i migliori profili del suo canto: la linea composta, precisa, aristocratica ed elegante. Nicola Ulivieri (Figaro), invece, è sembrato più disinvolto nella recitazione che nel dominio del fiato. Le doti ci sono, ma occorre ancora studio per apportare quelle rifiniture che urgono soprattutto nel settore acuto. Bene il Cherubino di Marina Comparato, a fuoco sin dall'iniziale Non so più cosa son, cosa faccio cantato vividamente, con piglio gioioso e solare, come si addice al personaggio. Il cast si completava degli onorevoli Kristina Hannson (Barbarina), Paola Quagliata (Marcellina), Andrea Patucelli (Don Bartolo), Ugo Benelli (Don Basilio), Giuseppe Riva (Antonio) e Antonio Feltracco (Don Curzio). Non molto accattivante, infine, è risultata la direzione di Julia Jones piuttosto generica nell'approccio alla complessa partitura mozartiana. Ma sul terreno di Mozart, si sa, è facile cadere!
(Alberto Bazzano)


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