Ferrara: Aterforum delle rivoluzioni


Athos Tromboni

20 Lug 2002 - Commenti classica

Aterforum Festival è tornato a risuonare nei cortili e nelle sale teatrali ferraresi dal 7 al 16 giugno con una formula un po' innovativa (rispetto alle passate edizioni) e un po' provocatoria (nei confronti del pubblico della musica classica, abituale fruitore della rassegna). “Rivoluzioni nella musica – Musica delle rivoluzioni” era il titolo tematico di una rassegna che, quest'anno, ha mischiato jazz-fusion, disco-music, musica classica, etnomusica e altro in un caleidoscopio dove, oltre ai musicisti impegnati a suonare dal vivo, erano in pedana anche alcuni dj che interagivano con le formazioni orchestrali campionando i suoni e mixandoli con le esecuzioni live o che, al Circolo Arci Renfe, nelle ore dopo le 23 in seconda serata, eseguivano i loro programmi di musica elettronicamente manipolata e reinventata. I contenuti – affidati alla consulenza di uno dei maggiori esperti di musica contemporanea contaminata' e di confine, Franco Masotti – esploravano l'arcipelago delle musiche delle “rivoluzioni”, da quelle giovanili a quelle politiche a quelle femministe, nonchè la rivoluzione dei suoni da quelli consolidati e tradizionali a quelli più azzardati e di incerto discrimine fra rumore e baccano. Non era in gioco, dunque, la sostanza musicale in quanto tale, ma la sostanza del come far musica per il pubblico del futuro, tenuto conto che tutto il background del passato (classica, jazz o leggera che fosse) serviva appena da traccia per innescare nuove sperimentazioni, tentativi innovatori, compatibilità mai sondate e forse – alla luce dei risultati visti a Ferrara – in molti casi definitivamente insondabili.
La rassegna ha avuto un afflusso di pubblico, per i concerti in prima serata, più basso del previsto e solo negli ultimi due appuntamenti, grazie alla calura esplosa a Ferrara come in tutta Italia, il bellissimo chiostro di Casa Romei si è gremito di spettatori a livelli delle migliori serate della storia di Aterforum. L'opinione che si riscontrava nei corridoi della rassegna, l'ultima sera di spettacoli, era che la formula, quest'anno, non aveva “pagato” e dunque occorreva ripuntualizzare ruolo e contenuti del festival. Il cartellone prevedeva la presenza dei pianisti-compositori Frederic Rzewski e Daniele Lombardi, dei gruppi Alter Ego con Frankie Hi NRG, Impressive Ensemble, M.E.V. (Musica Elettronica Viva), Progressive rock con Peter Blegvad, Ensemble Al-Turath; poi venivano i complessi di Patrizio Fariselli Project e gli Skiantos, quindi le formazioni femminili Quartetto Vocale di Giovanna Marini e Trio Les Diaboliques; e, infine, i dj Marco Passarani e Spooky. Segnaliamo, in questa cronaca, gli appuntamenti musicali più significativi del festival.

Frederic Rzewski
Il pianista-compositore che fu allievo, fra gli altri, del nostro Luigi Dallapiccola ha inaugurato il festival sia con una sua composizione (Sala San Francesco: 36 Variazioni su El Pueblo Unido Jamas Sera Vencido di Sergio Ortega), sia con la presenza di sue musiche nel concerto serale (teatro Comunale: Coming together e Attica eseguite dagli Alter Ego). Il primo lavoro lo ha proposto egli stesso al pianoforte (lo strumento è arrivato in sala con mezz'ora di ritardo sull'orario dello spettacolo, per una fastidiosa debacle organizzativa, con il pubblico e il musicista fermi ad aspettare pazientemente, senza “rivoluzioni”) ripagando i presenti per il disagio insolito. Rzewski come esecutore è un raffinato creatore di suoni, morbidi o decisi, imponenti o marziali che siano, il suo pianismo è sempre pertinente all'espressione. Nelle sue 36 Variazioni sul tema che Ortega compose contro i militari cileni che rovesciarono e assassinarono il socialista Salvador Allende nel 1973, si odono anche citazioni da Bandiera Rossa (l'inno dei comunisti italiani) e Soldaristaslied, a testimonianza dell'universalità del messaggio.

Alter Ego
Lo spettacolo ha ospitato durante il concerto dell'ensemble al teatro Comunale, il solista Frankie Hi NRG e il dj Marco Passarani in un programma con musiche di Rzewski (Les Moutons de Panurge, nenia minimalista d'effetto, Coming together dall'implosiva vocalità e Attica con l'intervento dello stesso compositore come voce recitante), Alvin Curran (For Cornelius per pianoforte solo, musica d'atmosfera con morbidi fraseggi jazzistici stile West Coast e trame vagamente debussyane), Louis Andriessen (Worker's union, dove la grande energia ritmica del pezzo e l'esagerazione dinamica si fondono con l'urlo delle manifestazioni di piazza, mentre lo sfruttamento degli armonici ai fini timbrici diventa parte integrante dell'espressione musicale), John Cage (Credo in us, sempre provocatorio e sempre oltre l'avanguardia e il postmoderno).

Impressive Ensemble
Il gruppo ha proposto due lavori nuovi: Leyendo Jodo del compositore Claudio Lugo e Tupac Amaru del compositore Luigi Ceccarelli. Il primo lavoro, con la regia multimediale del fotografo Roberto Masotti, era ispirato ai testi poetici di Alejandro Jodorowsky e ai tarocchi. Decisamente sconcertante e sconclusionato l'insieme dello spettacolo: non si capisce quali direzioni vogliano prendere il lessico musicale di Lugo (un affastellamento di suoni strumentali e vocali incomprensibili e assolutamente fastidiosi) e la “regia multimediale” di Masotti che proietta immagini a ritmo accelerato e ribattute, sul fondale della Sala San Francesco, senza venire mai ad un minimo di sintesi (ma era necessaria, in quel contesto espressivo?) che fornisca un appiglio alla comprensione del rapporto non casuale suono/immagine. La performance è durata quasi un'ora e mezza, tempo forse eccessivamente lungo per uno spettacolo di “rottura” o se si vuole “d'avanguardia”. Volendolo catalogare, si è trattato di uno di quei lavori che fanno sorgere nello spettatore più attentamente critico il dubbio della mancata comprensione per difetto della propria intelligenza o per lacune del proprio bagaglio personale di cultura. Musica negativa, dunque, farcita di autocompiacente nichilismo e inevitabilmente destinata a suscitare noia, noia, noia in chi non condivide quella visione della vita e del mondo. E spettacolo negativo, nel complesso, nonostante la convincente performance dell'ottima Cristina Zavalloni vocalist delle impervie scritture di Claudio Lugo. Tupac Amaru di Luigi Ceccarelli è invece uno spettacolo più rivolto all'intelligenza: la voce di Giovanna Mori percorre un labirinto di suoni accompagnata da nastro magnetico; il soggetto è una storia peruviana, la durata poco più d'una ventina di minuti, l'effetto sul pubblico decisamente più accattivante del lavoro precedente e la presa sulla critica decisamente più convincente.

Daniele Lombardi
Pianista e compositore fecondo nel panorama della musica edita ed eseguita nel Novecento, Lombardi ha proposto un impaginato con musiche per piano solo di Alberto Savinio, Leo Ornstein, Henry Dixon Cowell, Arthur Vincent Louriè, Alexandr Mossolov e George Antheil. Tutti compositori che hanno contribuito ad una sperimentazione delle potenzialità pianistiche attraverso una ricerca che spesso anticipa le mosse di altri compositori che verranno dopo di loro. Il chiostro di Casa Romei ha così accolto un programma che lo stesso esecutore aveva sottotitolato The bad boys of piano per evidenziare che i cattivi ragazzi' del pianoforte in fondo hanno contribuito non tanto a demolire l'immagine e l'enfasi accademica dello strumento come ce l'avevano trasmesse l'Ottocento, quanto a far capire che nel Novecento si è arrivati a sfruttarne tutte le potenzialità e che strade nuove sono forse impraticabili, restando lo strumento stesso legato alla propria epoca aurea. Il concerto di Daniele Lombardi è stato l'evento, forse, più interessante di tutta la rassegna.

Al Turath e Abed Azriè
Due gruppi a Casa Romei, con offerta al pubblico nell'intervallo di specialità dolci e salate arabe, per concludere Aterforum festival 2002: è stata la serata più partecipata e normale' di tutta la rassegna, con la proposta di musiche non rivoluzionarie o di rottura' ma tradizionali orientali e orientali moderne, e per questo piene di quel fascino che lega l'attenzione critica della gente al piacere d'esserci. La musica vocale e strumentale omaggiava in entrambi i casi la città di Aleppo, inesauribile vivaio delle più belle voci maschili arabe, roccaforte dell'interpretazione della muwashshah, poesia strofica con ritornello nata nell'Andalusia musulmana medievale. Nel dialogo responsoriale tra cantante solista e coro di strumentisti vibra il virtuosismo vocale che contraddistingue la maestria dell'antica città del nord della Siria, uno dei luoghi-chiave delle vie della musica del Mediterraneo. I due aspetti interpretativi sono stati proposti nella confezione tradizionale da Al Turath e nella confezione moderna da Abed Azriè, arabo di Aleppo ma di cultura francese, come un ponte fra Oriente e Occidente, fra tradizione e innovazione, fra ortodossia e progressismo. Bellissima serata.

(fonte: Gli Amici della Musica)

(Athos Tromboni)


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