Fermo (AP): “il Barbiere” di Jesi miete applausi anche a Fermo


Francesco Massi

25 Nov 2002 - Commenti classica

Non si è gustata solamente la piacevolezza della celebre opera di Rossini in questo formidabile Barbiere di Siviglia messo in scena al Teatro dell'Aquila di Fermo in collaborazione con il Pergolesi di Jesi dove la rappresentazione si era già tenuta ad ottobre. Al di là di un'impeccabile allestimento e d'interpretazioni musicali e canore tra le più felici che questo capolavoro rossiniano abbia ricevuto, la messa in scena fermana (come già successo a Jesi) ha un valore aggiunto eccezionale che dilata ancor più la valenza e la resa spettacolare. Si tratta della teatralità . L'opera infatti non si limita a contenere al meglio tutti i parametri classici della interpretazione lirica ma si espande, raddoppiando la resa spettacolare, dando un peso notevole all'aspetto teatrale-recitativo, forzando i toni espressivi più attoriali, marcando la mimica negli interpreti, giocando molto sull'espressività corporea e sulle caratterizzazioni del volto e della fisicità . Per cui alla fine si ha la piacevole e sorprendente sensazione di aver visto due spettacoli in uno, che si fondono a meraviglia e che regalano raffinatezza e competenza musicale e canora da una parte e divertimento, umorismo, ilarità dall'altra. Grande merito va al regista Enzo Dara, un basso buffo che da una vita veste sul palcoscenico i panni di personaggi esilaranti del repertorio giocoso e sa, dall'interno, come far funzionare lo spettacolo comico. Infatti in questa opera oltre ad ascoltare degli ottimi interpreti canori, senza sbavature, abbiamo visto degli eccellenti attori negli stessi cantanti. Una comicità marcata, raffinata e leggera, con un ritmo serrato, in definitiva una visione del lavoro che sarebbe sicuramente piaciuto a Rossini e che il pubblico ha apprezzato e goduto come rara squisitezza. Merito indistinto di tutti. Del regista cui si è detto, ma anche delle scene luminose dai toni caldi e colori pastello, i costumi d'epoca dove ha dominato il bianco, le tinte pallide degli abiti di Rosina, la solarità di Siviglia resa benissimo. E poi gli interpreti tutti al meglio. Una strepitosa Rosina del contralto Elizabeth Vidal, capace di virtuosismi canori che lasciano a bocca aperta, poi il trascinante Figaro di Angelo Veccia (fatto anche da Domenico Balzani nelle altre interpretazioni) che è agile e tumultuoso sulla scena, vocalmente efficace. E ancora un'impeccabile tenore, Danilo Formaggia nei panni del Conte d'Altavilla ed un don Bartolo gran maestro della scena fatto rivivere dal basso buffo Domenico Trimarchi. Esilarante nella figura ed eccelso nell'interpretazione canora il basso Franco Palmieri, nelle vesti di don Basilio (geniale sotto il profilo comico la trovata registica di allungargli artificialmente le dita delle mani, visto che il personaggio è un maestro di musica). Ottima la resa musicale dell'orchestra Filarmonica Marchigiana guidata dal maestro Lucas Karytinos, come eccellente il coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini sotto la direzione di Carlo Moranti. Di particolare bravura mimico-espressiva il servitore di don Bartolo (il nome dell'attore non era in locandina ma lo meritava), uno straordinario caratterista che ha svolto il suo ruolo muto , dall'aria stanca e dai movimenti sballati che provoca continuamente risate al pubblico. A proposito di quest'ultimo, che ha decretato applausi scroscianti allo spettacolo, si è notata, nella replica di domenica pomeriggio, con grande soddisfazione, la presenza di numerosi giovani e soprattutto di molti ragazzi adolescenti a partire dagli 11-12 anni. Un segno di grande positività .
(Francesco Massi)


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