ELISABETTA POZZI all' Ambra Jovinelli di Roma


26 Apr 2004 - News live

Dall'11 al 16 maggio 2004
Teatro Ambra Jovinelli presenta
ELISABETTA POZZI
in
Ti ho amata per la tua voce
di Sèlim Nassib
drammaturgia di Elisabetta Pozzi e Luca Scarlini
regia di Francesco Tavassi
scene di Alessandro Chiti
musiche originali di Lele Marchitelli
suono a cura di Daniele D'Angelo
Ziad Trabelsi Oud / voce
Ashraf Saà d Tabla / percussioni

Ti ho amata per la tua voce è uno spettacolo musicale ispirato all'omonimo romanzo (titolo originale Umm Edizioni e/o) con cui Sèlim Nassib celebra la vita e gli amori della più grande cantante egiziana di tutti i tempi, Umm Kulthum, in una biografia piena di poesia, sensualità e musicalità . E' una storia esotica e appassionante che racconta il Medio Oriente e la posizione della donna nelle società islamiche.
Elisabetta Pozzi porta così sulle scene un altro grande personaggio femminile, raccontando un pezzo di storia del mondo arabo per ricostruirlo attraverso la sensibilità occidentale. L'attrice incarna la voce, la passionalità e la musica della grande cantante egiziana, con le parole di Sèlim Nassib e grazie ad un lavoro sul testo, compiuto insieme a Luca Scarlini, che si è arricchito di storie del mondo arabo ed egiziano. Ad accompagnarla in scena le musiche originali di Lele Marchitelli eseguite dal vivo.
Nella prima parte della messa in scena Elisabetta Pozzi legge ed è Umm che parla, nella seconda il microfono passa a Ahmed Rami, il poeta che amò la cantante per tutta la vita e scrisse molte delle canzoni da lei interpretate, e una terza, che ci proietta in un'atmosfera più domestica, con la governante di Umm, Sady'ia, altro personaggio centrale del romanzo e della vita della cantante, che racconta.
Nel romanzo la storia è raccontata dal poeta Ahmad Rami (morto nel 1981), che amò la cantante per tutta la vita, scrisse molte delle canzoni da lei interpretate (137 delle 283) e la cui storia ha ispirato Nassib.
Umm Kulthum era una donna straordinaria, una leggenda nel mondo arabo: cantò per i potenti, dai re Fuad e Faruk a Nasser, mantenendo un'orgogliosa autonomia. Per il fascino che sprigionava, non poteva non essere amata da molti uomini, anche se si dice che lei preferisse le donne. Fu anche attrice, e la sua voce, per radio, fu seguita a dir poco da un centinaio di milioni di persone.

Umm Kulthum, detta l'Astro d'Oriente, era dotata di una voce prodigiosa; sfidò le convenzioni costringendo il padre a farla cantare con lui nelle cerimonie e nelle feste; in cambio venne costretta ad esibirsi in abiti maschili e in tal veste proseguì la sua carriera fino al 1923. Arrivata al Cairo abbandonò gli abiti maschili e iniziò la sua prodigiosa ascesa, collaborando con poeti (tra cui Rami, con cui ebbe una relazione estremamente complessa) e Kasabji, celeberrimo suonatore di liuto che compose per lei alcuni dei suoi titoli più belli. Dagli anni '30 iniziò a svolgere numerose tournèe in Oriente e si dedicò al cinema. Nel 1943 si inaugurò l'esperienza che le dette la maggiore popolarità : il lavoro presso la Radio Voce del Cairo, che trasmetteva i suoi concerti e in cui esprimeva le sue opinioni politiche; nel suo repertorio sono numerosi i brani esplicitamente patriottici. Diva idolatrata, fu negli anni '60 portatrice di un sentimento che venne definito panarabo . Ai suoi funerali, nel 1975, c'erano re, sultani, emiri e capi di stato. E tre milioni di cairoti che bloccarono per ore il centro della capitale egiziana, sollevando la bara che scivolava di mano in mano sulla folla.
Di lei scrisse Omar Sharif: Ha confortato Nasser nel ruolo di leader del mondo arabo, ha urlato, fin dove la sua voce la portava, la parola Egitto e l'ha fatta sentire in tutto il mondo. Faruk, Nasser, Sadat avevano bisogno della sua voce che celebrava l'unità dell nazione

Sèlim Nassib – scrittore e giornalista – nasce a Beirut nel 1946. Si trasferisce a Parigi nel 1969 lavorando per testate quali Libèration. Nel 1991 pubblica L'homme assis, raccolta di racconti, seguita da due romanzi Le fou de Beyrouth (1992) e Umm (1994), pubblicato in Italia dalle Edizioni e/o. Il libro è accolto da un notevole riscontro di critica e di pubblico e tradotto in molte lingue.

Il testo
Il fascino speciale del romanzo è nella disperata devozione del poeta Rami nei confronti di questa donna che non ricambia il suo amore ma ne succhia la linfa (i testi, l'ispirazione, il dolore) per usarla nelle sue struggenti canzoni. Così, tramite anche il poeta Rami, tutto il mondo arabo fu innamorato della sua voce, della sua sensualità ambigua, dell'amore impossibile che cantava.
Tanto per attuare un paragone, nell'immaginario musicale mediterraneo la complessità e le dimensioni del fenomeno divistico e le qualità drammatiche della voce di Umm Kulthum possono paragonarsi a un'altra figura leggendaria che domina la scena occidentale: Maria Callas.
Alcuni elementi biografici – dedotti da una postfazione di Paolo Scarnecchia al romanzo – possono servire per conoscere meglio questa figura singolare di cantante.
Nata in un villaggio sul delta del Nilo all'inizio del secolo scorso da una famiglia di umili origini, Umm Kulthum crebbe nell'ambiente della cantillazione coranica e del canto devozionale (suo padre era imam della moschea di Tamaya al-Zahariyya) finchè fu scoperta da Abu al-'Ala' Muhammad (1878-1927) e invitata a traferirsi al Cairo per ricevere un'educazione appropriata alle sue doti. In questo modo il fenomeno naturale della sua voce fu modellato dalla tradizione della scuola egiziana classica del Novecento.
Muhammad era erede dell'arte di Abduh al-Hamuli (1841-1901), il protagonista della moderna rinascita della musica araba, e sulle solide basi dell'arte dell'improvvisazione modale e della poesia cantata si è sviluppato il talento musicale prodigioso ed esaltante di Umm Kulthum.
Musa di un ristretto gruppo di musicisti e poeti, le cui canzoni d'amore, grazie a lei, sono divenute tra le più celebri del mondo arabo moderno, la cantante egiziana – il cui timbro vocale possiede un pathos mediterraneo inconfondibile, capace di turbare anche chi non comprende l'arabo – è stata dominatrice incontrastata dagli anni Trenta ai Settanta (la sua morte è avvenuta nel 1975), ed è riuscita a imporre rispetto nei confronti di una professione così controversa nel mondo islamico, e a gestire la propria carriera con lucidità e determinazione, curando personalmente tutti gli aspetti contrattuali, organizzativi e artistici, e riuscendo a tener testa a tutti i rivolgimenti sociali, politici e tecnologici del suo tempo. Il passaggio dalla monarchia alla repubblica dell'inizio degli anni Cinquanta ha rafforzato la sua egemonia sulla scena musicale, già consolidata grazie allo sviluppo dei mezzi di riproduzione, disco, radio, cinema, e più tardi televisione, che hanno permesso alla sua voce di diffondersi e affermarsi in tutto il Vicino Oriente (…) Oltre a interpretare le forme più rigorose della canzone in arabo letterario, la qasida derivata dai modelli dei grandi poeti classici dell'Islam, Umm si è dedicata a generi innovativi più agili, generalmente in arabo colloquiale, come dawr, a carattere semi-improvvisativo, taqtuqa, considerata come la “canzone leggera tra le due guerre”, e munulug, una sorta di canzone narrativa nella quale la musica aderiva liberamente al significato del testo privilegiando l'effetto drammatico
. (Scarnecchia)

Le opinioni sul libro
Un romanzo d'amore: al centro il sentimento', la musica ovunque, la Storia che scorre a lata” Marco Boccitto il Manifesto

Il ritratto avvincente di una creatura sospesa tra modernità e tradizione, tra sacro e profano
Giuseppe Videtti Musica/La Repubblica

L'incantesimo di una nenia araba
Valeria Vigano l'Unità

Info:
Dall'11 al 16 maggio 2004
TEATRO AMBRA JOVINELLI
Via Guglielmo Pepe, 43-47
Biglietto da 27,50 a 13,00


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