DIABOLK ed EVA KANT. Il rilancio di un mito del secondo novecento


di Alberto Pellegrino

2 Nov 2020 - Commenti altre arti

Il saggio di Alberto Pellegrino illustra puntualmente storia e significato di due personaggi mito del fumetto del secondo novecento come Diabolik ed Eva Kant.

Le leggende subiscono a volte un processo d’invecchiamento, i miti appassiscono e hanno bisogno di un restyling come nel caso di Diabolik e della sua compagna Eva Kant, che da circa sessant’anni costituiscono un mito del fumetto popolare italiano, nato nel 1962 da un’intuizione di Angela Giussani, alla quale si aggiunge poco tempo dopo Luciana. Sono le due sorelle a scrivere soggetti e sceneggiature di quasi tutte le storie che vengono realizzate da disegnatori professionisti di talento. Agli inizi la serie stenta a decollare nelle vendite, ma nel 1964 il fumetto conquista un’improvvisa popolarità che durerà per diversi anni, arrivando a vendere 150 milioni di copie e ad essere pubblicato in diversi Paesi europei, in America Latina e negli Stati Uniti.

Ben presto sociologi, pedagogisti e studiosi della comunicazione si occupano di questo fenomeno che segna la nascita del fumetto nero, il quale ha subito diversi imitatori che creano prodotti di bassa qualità contrassegnati da una forte dose di violenza, sadismo ed esasperazione sessuale (Cobrax, Demoniak, Infernal, Masok, Sadik, Spettrus, Terror, Zakimort, Genius, Killing). Fanno eccezione Kriminal (1964) e Satanik (1965), due personaggi creati dallo sceneggiatore Max Bunker (Luciano Sacchi) e dal disegnatore Magnus (Roberto Raviola), che hanno il pregio di realizzare delle sceneggiature ben congegnate e delle tavole di sicura qualità. Kriminal è un genio del male spietato e implacabile che conduce una guerra personale contro la società capitalistica rappresentata da uomini d’affari cinici e senza scrupoli; privo di principi morali, egli trova come unica giustificazione il fatto che i suoi antagonisti sono dei criminali peggiori di lui. Satanik è il primo “genio del male” in versione femminile: è una professoressa di chimica che, grazie a una pozione di sua invenzione, si è trasformata in una bellissima donna dal fascino sensuale. Esperta di arti marziali, nell’uso delle armi bianche e da fuoco, questa “belva dai capelli rossi” uccide senza pietà, ma anche con una certa ironia, per conquistare un ricco bottino o soddisfare le sue voglie sessuali. In una seconda fase diventa un’eroina che sgomina bande di assassini, trafficanti di droga, spie e ricattatori, diventando una specie di giustiziere in gonnella.

Le fonti d’ispirazione delle Sorelle Giussani

Angela Giussani, moglie di Gino Sansoni titolare della casa editrice Astoria, fonda una propria casa editrice “Astorina” e trae spunto dai romanzi popolari a grande diffusione per inventare un fumetto capace di suscitare forti emozioni. Un altro input le arriva dalla rivista Grand Hotel che ha raggiunto altissime tirature, pubblicando storie a fumetti a base di drammi amorosi, storie di giovani e belle “cenerentole” che finiscono sempre per veder trionfare il loro contrastato amore. La principale fonte d’ispirazione è tuttavia il feuilleton, il romanzo d’appendice francese che nel secondo Ottocento ha conquistato grande popolarità.  Accanto ai grandi miti come Robin Hood che ruba ai ricchi per donare ai poveri o come il Conte di Montecristo che persegue una giusta vendetta, nasce la figura del “ladro gentiluomo”, un eroe romantico, un criminale simpatico e galante come Rocambole o Arsenio Lupin, che rifiutano le leggi dello Stato per seguire una personale legge di giustizia in nome della libertà e contro una società ingiusta: essi fanno un uso moderato della violenza, perché preferiscono impiegare l’astuzia e l’intelligenza; conducono una doppia esistenza con una posizione sociale altolocata e sono ammirati soprattutto dalle donne. Ai primi del Novecento fa la sua apparizione Fantomas, un criminale malvagio, uno spietato assassino che usa la sua genialità per uccidere e per sfuggire alla giustizia, un eroe negativo che non ha nessuna motivazione morale e che si serve del delitto come una fonte di ricchezza ed è proprio a questo personaggio che s’ispirano le sorelle Giussani, tanto che agli inizi alcuni soggetti saranno “prelevati” dai romanzi di Fantomas.

Aspetti sociologici del fumetto nero

Il successo degli eroi neri coincide negli anni Sessanta con alcune profonde trasformazioni della società di massa, dove comincia a manifestarsi una violenza episodica contraria alle leggi e alla morale comune del gruppo, un’aggressività che si rivolge contro persone impotenti a difendersi. I mass media fanno circolare questo tipo di violenza, alimentando un “voyerismo” di massa di tipo qualunquista e morboso con una funzione come sempre ambivalente: da un lato questi messaggi possono essere i diffusori di una pedagogia della violenza; dall’altro possono contribuire a demistificare e a far valutare criticamente determinati pseudo-valori negativi. Il fumetto nero si presenta come un prodotto “consumistico”, che assume una posizione ideologica di tipo conformista e che rappresenta in modo acritico una società tecnologica senza tensioni socio-politiche, dominata dalla legge della competitività e del benessere, dove la violenza è usata come strumento per raggiungere determinati scopi. La donna è posta in una posizione subordinata e, anche dove le donne sono protagoniste o coprotagoniste, il loro ruolo è esaltato attraverso l’uso del sesso e della violenza.

Lo stesso Diabolik è l’espressione di un’ideologia borghese basata sull’accumulazione della ricchezza e sulla difesa della propria “privacy” e si assiste a un rovesciamento del tradizionale eroe positivo che viene sostituito da un eroe negativo in lotta contro la sua stessa classe sociale. Questo “genio del male” gode di un’extra-libertà priva di regole e diventa il simbolo di chi può agire senza essere giudicato. I componenti della “folla solitaria” finiscono per proiettarsi nell’immagine di questi criminali belli, implacabili e intelligenti che perseguono solo i propri interessi, senza ribellarsi mai al sistema del grande capitale, ma colpiscono e sacrificano vite umane per impadronirsi delle loro ricchezze o per compiere vendette personali. Questi eroi sono tuttavia il riflesso e non la causa dei limiti della società consumistica, possono avere influssi negativi non tanto perché offendono la morale sociale, ma perché veicolano una visione degradata ed egoistica dell’esistenza. “I cittadini dell’età borghese vivono una vita la cui larghezza è ridotta alla fascia centrale…Tutto il resto al di sopra e al di sotto, è spettacolo e sogno: la grande politica, l’attività creatrice, la violenza, la libertà, il crimine, l’eccesso. E la violenza aggressiva delle fasce marginali sembra accrescersi mentre si accresce, nella fascia centrale, la sicurezza sociale, il confort, il benessere” (Edgar Morin, L’industria culturale, 1963).

Le caratteristiche di Diabolik

Diabolik è il primo eroe tecnologico che impiega mezzi sofisticati: una Jaguar superaccessoriata, rifugi segreti dislocati in luoghi strategici, maschere per assumere qualsiasi fisionomia, complicati congegni tecnologici per realizzare i suoi piani. Esperto di arti marziali, non si serve mai di armi da fuoco, ma di un pugnale usato con eccezionale abilità, un’arma “fredda” che lo caratterizza come un “liquidatore” implacabile e silenzioso; è un chimico esperto nell’uso di droghe e veleni, un ipnotizzatore, un grande conoscitore d’arte e di oggetti preziosi. È un uomo di bell’aspetto (ha i tratti dell’attore Robert Taylor), freddo e duro come l’acciaio, dotato di riflessi e di velocità d’azione eccezionali, un aristocratico del crimine che non si unisce mai a delinquenti comuni, che elimina quando ostacolano i suoi piani o per affermare la sua superiorità. È rigidamente monogamo e fedele alla sua amante e collaboratrice, la bella Eva Kant che in alcuni casi diventa il suo punto debole, perché a volte è costretto a uscire allo scoperto per salvarla dai suoi nemici.

Al suo apparire sono piovute sul personaggio accuse di amoralità, di uso gratuito della violenza, di corruzione dei giovani e sono arrivati persino i processi. Allora le sorelle Giussani si sono difese con queste giustificazioni:  Diabolik e un ladro e un assassino, ma non è un cinico amorale, perché ha una sua morale anche se atipica; nelle sue storie non vi sono sadismo e pornografia; la violenza è rivolta contro il  Male che è sempre combattuto come tale (cosa non vera perché le sue vittime sono anche degli innocenti che ostacolano i suoi piani); a volte è coinvolto in trame criminali ordite da delinquenti comuni che è costretto a eliminare, rendendo indirettamente un servizio alla società.  Sempre secondo le autrici, l’eterno scontro tra il Bene e il Male è rappresentato dall’accanita lotta condotta dall’ispettore di polizia Ginko, un uomo intelligente e infaticabile, ma destinato a essere sempre sconfitto dai piani criminali del suo avversario, anche se Diabolik lo stima. La partita tra il re del crimine e la legge è aperta, perché la polizia conosce i volti dei due protagonisti che sono stati a volte catturati, riuscendo tuttavia a mettere in atto clamorose evasioni. Alcune di queste osservazioni sono senz’altro vere e la figura di Diabolik non costituisce per i giovani un’istigazione al crimine, bisogna però riconoscere che il personaggio ha una concezione della morale finalizzata a schiacciare tutti coloro che attraversano la sua strada, che considera la ricchezza un valore primario e un simbolo di potere, che non ritiene il denaro il “motore” che muove gli ingranaggi della società capitalistica, ma il mezzo per raggiungere la felicità.

La biografia di Diabolik

È possibile ricostruire una biografia del personaggio attraverso vari episodi da quando era bambino abbandonato in una scialuppa alla deriva dopo un naufragio e che viene salvato da una banda di criminali che lo portano nella loro isola-rifugio. Il capa King decide di crescere e addestrare il bambino, che negli anni apprende i segreti dei motori e della chimica, le caratteristiche e il valore delle pietre preziose. Nell’isola vive una magnifica pantera nera, che Diabolik una notte riesce a vedere, rimanendo incantato dalla sua forza e agilità. Quando King uccide la belva per farne un trofeo, il giovane elimina il boss e lo deruba di tutti i suoi beni. Diabolik fugge dall’isola, ma la banda lo cerca per vendicarsi; viene salvato da Ronin che dirige una scuola per l’addestramento di mercenari e assassini professionisti, nella quale Diabolik apprende le tecniche di combattimento e l’uso delle armi. Un criminale di nome Walter Dorian assale la scuola e uccide tutti gli allievi e i maestri, compreso Ronin, allora Diabolik, con indosso il suo celebre costume nero, vendica il suo amico, sopprimendo Dorian e impossessandosi di tutte le sue ricchezze che si trovano a Clerville, dove si trasferisce il futuro “re del terrore”. La città è la capitale di un fittizio Stato europeo che un tempo era una monarchia ed è ora una repubblica, anche se la nobiltà continua ad avere un notevole peso negli affari di stato. Nel paese vige ancora la pena capitale eseguita con la ghigliottina e lo stesso Diabolik rischia di essere giustiziato, quando il suo avversario, l’ispettore Ginko, riesce a catturarlo nel terzo episodio della saga (L’arresto di Diabolik), nel quale Elisabeth Gay, la prima amante di Diabolik, ne scopre la sua identità e lo fa arrestare. Condannato a morte, egli sarà salvato da Eva Kant, che fa il suo esordio anche come assassina, perché fa giustiziare al posto dell’eroe nero un suo pretendente, che è il segretario del ministro della giustizia e che la ricatta per farsi sposare.

L’apparizione di Eva Kant

Per rilanciare la serie che mostra qualche flessione, la casa editrice ha deciso di puntare sul personaggio di Eva Kant che, dopo la sua prima apparizione, è stata sempre presente come compagna e collaboratrice di Diabolik, partecipando ai suoi crimini in un ruolo subalterno. Con il tempo il rapporto tra i due personaggi si è livellato, perché Eva è diventata un’icona di eleganza e di femminilità, una donna efficiente ed esperta di arti marziali, una maestra di travestimenti e un’abile pilota. Nel volume Eva Kant entra in scena (Mondadori, 2018) si ricorda come Eva abbia salvato la vita a Diabolik per poi diventare la sua compagna, rimanendo una donna indipendente (“Il matrimonio è la cosa che meno desidero al mondo”), che ha imparato a non fidarsi degli uomini, che ormai è una criminale capace di uccidere non per ristabilire la giustizia, ma per vendetta e per denaro. Concita De Gregorio, nella prefazione al volume, scrive: “È feroce, è stupenda. All’incrocio tra Kim Novak e Grace Kelly, la Donna Bianca. Fredda, suadente, irresistibile. Quelle donne che fanno impazzire gli uomini (e le donne certo) nel desiderio di espugnarle perché non sono di nessuno, non sai mai cosa pensano, non ti lasciano entrare nei sogni e forse mentono quando sorridono, e poi invece ti tendono la mano e ti salvano la vita ma sempre resta il dubbio che spariscano, un giorno, senza lasciare nell’armadio neppure l’odore degli abiti”.

In precedenza le Sorelle Giussani avevano svelato le sue origini in due album (Ricordo del passato, Eva Kant quando Diabolik non c’era), tratteggiando una figura che sembra uscita dalla migliore tradizione del feuilleton: Caterina è una donna di umili origini ma bellissima ed è l’amante segreta di Lord Rodolfo Kant, il quale non ha il coraggio di rivelare alla sua nobile famiglia questa relazione, dalla quale è nata la piccola Eva. L’uomo regala alla donna il Diamante Rosa, un gioiello simbolo della famiglia Kant, ma il perfido cugino Anthony Kant scopre la relazione tra i due innamorati, impone a Rodolfo di abbandonare Caterina, si riprende il gioiello e porta Eva in un orfanatrofio. Caterina si uccide ma prima di morire rivela a Eva (che nel frattempo è riuscita a fuggire) il nome del padre. Intanto Anthony uccide il cugino, cattura di nuovo Eva e la fa rinchiudere in un riformatorio.

Passano gli anni ed Eva è ora una donna bellissima, che incontra Anthony, lo seduce e lo sposa, recuperando il cognome e il gioiello di famiglia. Anthony è però un uomo crudele e violento che si propone di uccidere la moglie, ma muore sbranato da una pantera nera che è il simbolo premonitore di Diabolik. Rimane il sospetto che si stata Eva a spingere il marito nella fossa della belva. L’album Eva Kant. Io sono Eva, uscito nel luglio 2020, aggiunge un’altra tessera alla storia del personaggio. Inizia con la fuga della ragazza dal collegio-lager di Morben, dopo aver rubato un biglietto aereo per il Sudafrica e la ritroviamo a Johannesburg senza denaro e documenti, che fa la borseggiatrice, un mestiere appreso in riformatorio. Appassionata di cavalli, Eva incontra all’ippodromo Roger Barry che la prende a benvolere e la porta nella sua fattoria per farla lavorare nel suo allevamento. Una notte la casa viene assalita dalla mafia sudafricana e sarà Eva a dare l’allarme. Durante gli scontri la giovane viene ferita ed è salvata da Roger. Dopo un lungo periodo di convalescenza, l’uomo decide di vendere la fattoria e di partire con Eva per rifugiarsi presso una tribù amica dell’Africa centrale, dove Eva apprende le tecniche di sopravvivenza e l’uso dell’arma bianca. Barry gli rivela di essere stato un soldato, un mercenario e un killer professionista al servizio della mafia, ma che ha eliminato solo dei criminali. Un giorno uccide per errore una bambina, allora decide di cambiare vita dopo avere soppresso il capo dell’organizzazione. Gli altri affiliati, per vendicarsi e scoprire il suo nascondiglio, torturano e uccidono il suo più fedele collaboratore, per cui Roger decide di sterminare tutta la banda con l’aiuto di Eva, alla quale comunica che vuole scomparire e cambiare identità. Eva si dovrà recare presso un certo Peter Sorel, che diventerà il suo istruttore nelle arti marziali e nell’uso della armi. Quando Roger parte, la sua automobile salta in aria, ma la polizia scopre che il cadavere in macchina non è il suo. Allora Roger Barry è ancora vivo?

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