Bruxelles, tutto esaurito per la versione Castellucci del “Requiem” di Mozart


di Alma Torretta

18 Mag 2022 - Commenti classica

Il regista Romeo Castellucci parte dalla morte per celebrare l’eterna trasformazione, nella versione teatrale e danzata del Requiem di Mozart, nel Théâtre de la Monnaie a Bruxelles.

Dopo le prime rappresentazioni i biglietti sono andati subito esauriti, in questo caso è stato il passaparola, l’entusiasmo del pubblico a decretare il trionfo della ripresa a Bruxelles della versione teatrale e danzata del Requiem di Mozart che Romeo Castellucci ha creato per il Festival d’Aix-en-Provence nel 2019.  Come si sa, per Castellucci una partitura musicale è una pista esplorativa non da illustrare, non da mettere in situazione, ma da cui partire per creare altro, innanzitutto immagini forti e interpellanti, e verso cui il regista si sente assolutamente libero, anche di integrare con altra musica, a maggior ragione che il Requiem di Mozart è un incompiuto. Musiche comunque, in questo caso, dello stesso Mozart e scelte, in collaborazione con il maestro francese Raphaël Pichon sul podio già in Provenza ed adesso pure a Bruxelles.

Il risultato è un Requiem che dura un’ora e quaranta che, malgrado le aggiunte (frammenti dal Meistermusik, Miserere mei, Ne pulvis et cinis, Solfeggio F-Dur, Quis Te comprehendat e O Gottes Lamm), si presenta di grande coerenza, musicale e visiva, molto poetico, che partendo dalla morte di una donna anziana celebra tutte le estinzioni, di animali, di piante, di popoli, di città, di civiltà, di religioni, di lingue, di edifici, ecc. (sono delle scritte che scorrono di continuo a ricordarceli) per terminare con il pianto di un neonato, evidentemente registrato, ma il bebè (l’anziana che è rinata?) uscirà pure a ringraziare il pubblico, quindi il messaggio finale è di rinascita, sempre, perché tutto solo si trasforma, un messaggio di speranza che fa lasciare la sala con il cuore leggero. È quindi un Requiem per i vivi, che aiuta chi resta a superare il dolore della perdita, e le danze si presentano come riti collettivi che danno un senso all’individuo nel suo essere parte di una comunità che ricorda, un momento di rafforzamento di legami, di fratellanza e benevolenza.

Se Castellucci non inventa in questo caso niente di nuovo, sfrutta al meglio la sua estetica ed i gesti  che ne identificano ormai lo stile: molte immagini sono ispirati ad opere sacre celebri, a cominciare da quelle di Michelangelo; è tipico di Castellucci poi la presenza di masse di persone normali; i colori versati sul corpo di una bambina che poi viene appesa al muro, i cumuli di terra in scena; sono tutti momenti che hanno il sapore del già visto ( per chi conosce già altri lavori del regista) ma non annoiano perché qui carichi di senso nel percorso che Castellucci ci propone. Nel Requiem di Mozart protagonista è, si sa, innanzitutto il coro. I cantanti, tutti bravissimi, sono quindi tra la gente, in qualche momento emergono dalle masse, ma è molto bello vederli normalmente integrati nei gruppi cantare e danzare nelle efficaci coreografie firmate Evelin Facchini. Il soprano è la francese Sandrine Piau dagli acuti particolarmente luminosi, tutti italiani gli altri tre: la parte del contralto affidata alla bravissima Sara Mingardo, il tenore è Anicio ZorziGiustiniani, il basso è il profondo Luca Tittoto. Una menzione a parte merita il piccolo soprano Chadi Lazreq, dieci anni, entra in scena giocando innocentemente a pallone con un teschio, vera voce d’angelo, figlio di musicisti, talento precocissimo che ha debuttato in pubblico proprio in questa parte al Festival d’Aix quando quindi aveva solo sette anni. I suoi interventi, uno dalla sala tra il pubblico, sono alcuni dei momenti più alti e toccanti dello spettacolo. Il coro e l’orchestra, pure ottimi, sono dell’ensemble Pygmalion, in residenza prima all’Opera di Bordeaux e adesso presso la Filarmonica di Essen, diretti con grande sensibilità ed eleganza da Raphaël Pichon. Conquistano anche i bei costumi, studiati dallo stesso Castellucci, così come le scene minimaliste e le luci, con la collaborazione di Silvia Costa: colpiscono in particolare i vestiti bianchi che richiamano allo stesso tempo quelli dei sacerdoti in certi film di fantascienza e, egualmente, quelli originali dei ballerini della Sagra della Primavera, costumi che si colorano di rosso e si arricchiscono di fiori proprio come si usa nelle tradizioni del nord ed est Europa.

E le rappresentazioni sono state dedicate tutte alle vittime della guerra in Ukraina, ulteriore ultimo messaggio di pace e fratellanza di Castellucci e del Teatro della Monnaie.

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