Brillante successo per “Così fan tutte” al Pergolesi di Jesi


di Roberta Rocchetti

23 Ott 2023 - Commenti classica

Un Teatro Pergolesi di Jesi gremito ha tributato un calorosissimo successo all’opera di apertura della 56ª stagione lirica. Scenografia e costumi di questa “Così fan tutte” di Mozart, sono stati disegnati da Milo Manara. Ottime le voci e la parte musicale. Meritato trionfo personale per Francesca Cucuzza.

(Foto di scena di Stefano Binci. Foto dei disegni e dei bozzetti: courtesy Milo Manara)

Si apre con il favore degli dèi la 56ª stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi, soprattutto quelli che dalla cornice del palcoscenico evocati dalla creatività di Milo Manara osservano le stuzzicanti vicissitudini dei protagonisti di Così fan tutte, prima opera in programma.

L’artista altoatesino ha infatti firmato scenografia e costumi per questa nuova produzione del teatro marchigiano creando come scenario un Olimpo nel quale un Giove incuriosito osserva dall’alto le vicende umane mentre Mercurio, Pan e un nugolo di ninfe si divertono e amoreggiano in ogni angolo creato da pannelli mobili che hanno come sfondo il mare.

Un sipario dai teneri colori pastello porta impresse le immagini delle fantasiosissime metamorfosi messe in atto da Giove per realizzare le sue conquiste. Manara, infatti, ha dichiarato di essersi ispirato alle Metamorfosi di Ovidio per dare forma a scene e costumi di una narrazione dove il travestimento e dunque la trasformazione sono il nucleo centrale dello svolgimento.

Per quello che riguarda nello specifico i costumi non si sono cercati originalismi a tutti i costi ma ci si è attenuti piuttosto alla tradizione iconografica dell’opera giocando sulle sfumature di colore che sono risultate perfettamente incorniciate dalle scene.

La regia di Stefano Vizioli è risultata molto efficace nel movimento dei personaggi, dinamica senza essere frenetica ha saputo evidenziare i momenti chiave e le doti attoriali dei cantanti con gestualità credibili ed attuali senza fare ricorso alle famigerate smancerie che troppo spesso si ritiene di dover esumare quando si mette in scena il Mozart giocoso.

Forse volgendo verso l’epilogo la cosa gli ha persino preso la mano, tanto che sul finire dell’opera la narrazione prende dei contorni quasi drammatici.

Vero è che quest’opera contiene un fondo di fatalistica accettazione della debolezza umana, ma forse in questo caso si è data una lettura un po’ più lontana dall’originario disincanto settecentesco e più vicina al romanticismo post ottocentesco, quando la ricomposizione delle coppie sul finale sembra più l’accettazione passiva di un dramma che non la serena seppur disillusa consapevolezza che è impossibile trascendere l’umana natura fatta di carne, sangue e ormoni.

Più che perdenti a noi i personaggi di questo capolavoro appaiono semplicemente umani, fallaci. Proprio come quegli dèi che li guardano dall’alto e che avevano caratteristiche nelle quali ogni uomo o ogni donna poteva identificarsi senza aspirare a improbabili perfezioni, e che ci mancano tanto.

Sul piano delle voci ottimo il cast a partire dalla Fiordiligi di Ekaterina Bakanova, il soprano russo/ucraino ha una buona pasta vocale e gestisce bene le agilità, molto apprezzato il suo Per pietà ben mio perdona.

Buona anche la Dorabella di Lilly Jørstad, dinamica e frizzante sul palco, bel timbro pieno e ambrato, dizione ottima e bellissima presenza scenica per entrambe le sorelle di scena.

La travolgente Despina di Francesca Cucuzza ha ottenuto un meritato trionfo personale, carisma, capacità interpretative sia attoriali che vocali di grande caratura, voce squillante, potente e modulata con maestria l’hanno posta sull’Olimpo al curtain call.

Pregevoli Il Guglielmo di Jiri Rajnis e il Ferrando di Antonio Mandrillo.

Il perfido Don Alfonso è stato interpretato da Emanuele Cordaro, vocalità gagliarda in grado di esprimere l’arroganza che si cela dietro l’apparente saggezza del personaggio.

L’Orchestra Filarmonica Marchigiana è stata guidata dalla bacchetta di Aldo Sisillo, una direzione rispettosa della precisione apollinea mozartiana (per rimanere in tema di divinità), ma che ha potuto anche dare spazio a dinamiche energiche grazie alle buone voci sul palco che non hanno mai rischiato di essere sovrastate.

Il Coro del Teatro Ventidio Basso guidato da Giovanni Farina ha svolto come sempre il suo ottimo lavoro, in questo caso dai palchi di barcaccia.

Brillante successo per tutti tributato da un teatro gremito in ogni ordine di posti.

La stagione prosegue con Il Barbiere di Siviglia il 3 novembre con replica il 5 novembre.

(La recensione si riferisce alla recita di domenica 22 ottobre)

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