Aperto il MARec (Museo dell’Arte Recuperata) a San Severino Marche


di Alberto Pellegrino

14 Giu 2022 - Arti Visive, Varie

È stato inaugurato nel Palazzo Vescovile di San Severino Marche il Museo dell’Arte Recuperata, una importante struttura che raccoglie diversi capolavori dell’archidiocesi di Camerino e San Severino salvati dalla distruzione del sisma del 2016.

L’11 giugno 2022 si è inaugurato a San Severino Marche il MARec. Museo dell’Arte Recuperata, una nuova struttura museale che raccoglie ed espone 70 opere d’arte salvate dalle chiese dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche dopo il sisma del 2016 e collocate in 13 sale. Pale d’altare, Polittici, sculture lignee, oggetti sacri in argento sono stati disposti secondo le aree geografiche di provenienza maggiormente colpite del sisma, seguendo all’interno del percorso di ogni sala un criterio di ordine storico.

Il nuovo Museo ha sede nel Palazzo Vescovile di San Severino Marche (Via Cesare Battisti, 11), che era già stato recuperato e ristrutturato con i fondi del terremoto del 1997. Sono stati messi in funzione i tre piani del palazzo con un nuovo impianto d’illuminazione, un sistema d’allarme, un ascensore di collegamento dei tre piani.

A questi interventi si sono aggiunte gli interventi per l’allestimento e la collocazione delle opere nel primo piano dell’edificio, nel quale è stata allestita anche una Sala Multimediale come punto di riflessione e approfondimento attraverso la proiezione di documentari riguardanti i beni artistici e il territorio dell’Archidiocesi, le schede illustrative delle opere esposte.

Sala n. 10

Al secondo piano è stato creato un laboratorio di restauro in collaborazione con l’Università di Camerino, l’Accademia di Belle Arti di Macerata e l’Istituto Nazionale del Restauro per organizzare corsi di formazione per studenti restauratori, visite guidate per alunni delle scuole di ogni ordine e grado, affinché possano avere un approccio diretto con le tecniche del restauro. Sullo stesso piano è stato allestito un deposito attrezzato, nel quale sono state raccolte 2.500 opere d’arte provenienti dal cratere del sisma che sono in attesa di essere esposte o restaurate. Questo grande numero di manufatti d’arte dà un’idea della gravità dei danni provocati dal sisma del 2016 nel territorio dell’Archidiocesi: 354 chiese danneggiate sulle 524 presenti sul territorio, 176 in attesa di una normativa, 178 già finanziate dallo Stato, 40 riaperte al culto, 110 soggette a opere provvisionali; 6.450 sono i beni mobili diocesani che sono stati trasferiti e conservati in tre depositi diocesani e in un deposito statale di Ancona; 1.057 sono i beni mobili storico-artistici gravemente danneggiati, 522 mediamente danneggiati e 391 lievemente danneggiati; tra questi beni artistici 33 sono stati restaurati dalla Sovrintendenza delle Marche, 17 da sponsor privati e 10 dalla CEI con l’8×1000 per un totale di 60 opere.

Al terzo piano è stata allestito e attrezzato un ampio salone per conferenze, convegni e incontri didattici con le studentesche.

L’operazione è stata condotta a termine con il contributo dei fondi europei per la valorizzazione e messa in rete del patrimonio culturale, del Ministero della Cultura e della Regione Marche e ha consentito di creare una struttura museale che si aggiunge alle altre già presenti a San Severino e nella Marca centrale e sarà utile per la valorizzazione culturale e turistica del territorio, in attesa che un giorno questo patrimonio possa ritornare nelle chiese dell’Archidiocesi dalle quali proviene.

Un cenno merita il Palazzo vescovile, uno dei pazzi storici di maggiore valore architettonico della Città di San Severino. Fatto costruire nel 1590 dal cav. Nuto Margarucci, è poi passato in proprietà della Famiglia Scina-Gentili e diventare infine nel 1827 sede del vescovado della Diocesi dei San Severino e Treia. L’edificio, costruito in laterizio, ha una pianta rettangolare con un cortile porticato che si apre sul lato est; dal portico si accede allo scalone che distribuisce i tre piani superiori. Dopo avere subito gravi danni con il sisma del 1997 è stato posto a un’opera di consolidamento e restauro che è durata oltre dieci anni, ma ha permesso al palazzo di superare indenne la prova del nuovo sisma del 2016. È stato scelto pertanto dalla Sovrintendenza delle Marche come luogo sicuro per accogliere le opere provenienti dalle chiese danneggiate dal sisma, una struttura perfettamente idonea a proteggere, conservare, esporre e valorizzare il grande patrimonio d’arte della diocesi.

Questa offerta museale è importante per stringere un legame tra le collezioni esposte e i cittadini che potranno fruire della loro bellezza e rivivere determinati valori culturali e sociali: le comunità del cratere ritrovano una piazza come luogo d’incontro al posto di quella piazza che molti paesi non hanno perduto a causa del sisma: “una moderna agorà dove percepire la vibrazione dei colori, l’ampiezza delle pennellate, il contorno di una figura, la forma e il peso delle opere”.

A questo proposito l’Arcivescovo Mons. Francesco Massara ha dichiarato: “A donare nuova speranza a questo territorio duramente provato dal sisma, è proprio il museo della rinascita…Ancora una volta la nostra Chiesa offre testimonianza di saper fare squadra lasciando un segno di ottimismo e progettualità rivolto alle comunità della diocesi e all’intero territorio del cratere. Unire le energie migliori consentirà di mettere a disposizione di tutti un salotto d’arte e splendore che riesca a indicare una strada di condivisione e rilancio”.

A sua volta la dott.ssa Barbara Mastrocola, direttrice del nuovo museo, ha affermato: “Il MARec non è solo un susseguirsi di sale, un posto dove conservare dipinti e sculture, ma un luogo vero, dotato di propria identità. I musei non solo custodiscono capolavori, ma ci raccontano esperienze e spesso sono essi stessi parte della storia. E la storia che qui abbiamo raccontato è quella delle nostre opere d’arte che ritrovano una casa in senso concreto, affettivo, culturale, una dimora dell’anima in attesa di ritornare nei luoghi d’origine”.

Lorenzo D’Alessandro, Madonna col Bambino

Fra le molte opere esposte, tutte di notevole valore, è possibile ammirare tre autentici capolavori come la Madonna col Bambino in atto di proteggere e benedire Caldarola e il suo Monte di Pietà con diversi santi (1491), opera quasi sconosciuta del pittore sanseverinate Lorenzo d’Alessandro (1468-1501) proveniente dalla Chiesa di Santa Maria del Monte di Caldarola; la Madonna della Misericordia tra i santi Ginesio e Vincenzo Ferrer (1485) del pittore  tedesco Pietro Alemanno (documentato nelle Marche tra il 1475 e il 1498) proveniente da San Ginesio; la Madonna col Bambino, due angeli e il committente Liberato Bartelli in preghiera (1490 c.), opera di Bernardino di Betto detto Pinturicchio proveniente dalla Concattedrale di S. Agostino di San Severino e finora conservata nella Pinacoteca Comunale della città.  Si aggiungono la statura lignea della Madonna di Macereto, le numerose statue di Madonne, santi (in particolare San Sebastiano) di nobile fattura, molte delle quali provenienti dalla bottega di Lucantonio di Giovanni Barbetti, scultore camerinese documentato tra il 1485 e il 1528.

Madonna con Bambino

Fra le diverse opere esposte vanno segnalate quelle di Giovanni Boccati e Andrea di Giovanni Boccati (Camerino), Simone De Magistris e Giovanni Andrea De Magistris (Caldarola), Durante Nobili (Caldarola), Domenico Malpiedi (San Ginesio), Marchisiano di Giorgio (Tolentino), Paolo di Giovanni (Visso) e, per il Settecento, i quadri di Carlo Magini (Fano) e Luigi Valeri (Jesi).

Nel presentare il museo alla stampa Vittorio Sgarbi ha mostrato un grande entusiasmo per questa nuova struttura e ha detto: “Questo museo è una vera gioia, una meraviglia per gli occhi e per lo spirito dei visitatori, chi verrà a San Severino e non visiterà questa mostra, sarà venuto per nulla. Per me è una giornata felice, di puro godimento: questo è l’effetto che produce la mostra in questione. Una mostra per me senza difetti, capace di raccogliere una grande quantità di opere sconosciute a studiosi e amatori, la cui qualità rende San Severino “capitale della cultura delle Marche 2022”.

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