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Al 64° David di Donatello trionfo di “Dogman” di Garrone

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di Francesco Pascali

L’eccellenza (e la varietà) del cinema italiano al 64°David di Donatello 2019.Nove premi al Dogman di Garrone. Successo di Sulla mia pelle.

La sessantaquattresima edizione dei premi David di Donatello ha saputo mettere in risalto la grande vitalità del cinema italiano contemporaneo. Nell’ultima stagione è facilmente rilevabile il desiderio, da parte di registi e autori, di approcciarsi ai diversi generi della tradizione, con una volontà più o meno esplicita di rielaborazione. C’è il film di malavita riscritto secondo modalità tipiche del western, con un’attenzione particolare ai risvolti psicologici di personaggi a tuttotondo. Ci sono favole piene di meraviglie, narrate in una chiave piuttosto realistica. C’è la storia d’amore intrisa di perfezione formale e narrativa.  C’è la Storia, “sporcata” di umanità e sentimenti. C’è la cronaca che non lascia spazio all’imparzialità e la politica che si miscela a surreali misteri e al tipico schema della “vita di un uomo”. Tutto questo e molto altro ha caratterizzato alcuni dei migliori film usciti sul mercato italiano tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2018.
La cerimonia di premiazione del 27 marzo, trasmessa dalla Rai in diretta dagli Studi de Paolis di via Tiburtina, a Roma, ha decretato senza ombra di dubbio un vincitore: a Dogman di Matteo Garrone sono state assegnate ben 9 statuette, tra cui quella al miglior film, alla miglior regia, alla sceneggiatura originale e all’attore non protagonista (uno straordinario Edoardo Pesce, vincitore alla sua prima candidatura). Marcello Fonte manca il premio come miglior attore protagonista (nonostante le sue numerosissime vittorie, sempre per Dogman, nel resto del mondo); viene infatti incoronata l’interpretazione di Alessandro Borghi in Sulla mia pelle, pellicola Netflix sugli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi che può vantare altri tre premi importanti: al regista esordiente (Alessio Cremonini), ai produttori (Olivia Musini e Andrea Occhipinti) e il David Giovani, assegnato dagli studenti delle scuole superiori. Per quanto riguarda le interpretazioni femminili, hanno trionfato Elena Sofia Ricci come protagonista del tanto discusso Loro, diretto da Paolo Sorrentino (vincitore anche di un altro David per le acconciature di Aldo Signoretti) e Marina Confalone per il toccante film di Edoardo De Angelis Il vizio della speranza. Meritatissimi i premi assegnati a Capri Revolution di Mario Martone, per le musiche di Sascha Ring Apparat e Philipp Thimm e per i costumi di Ursula Patzak, come anche quelli andati a Chiamami col tuo nome: miglior sceneggiatura non originale, firmata da Luca Guadagnino, Walter Fasano e James Ivory (forte già di premio Oscar!) e la canzone Mystery of Love di Sufjan Stevens. Nella cinquina per il miglior documentario viene scelto Santiago, Italia di Nanni Moretti, che ha ringraziato la direttrice della fotografia e l’aiuto regista e menzionato gli altri quattro candidati per la sincerità dei loro film. Novità di questa edizione è stato il David dello spettatore, assegnato al film italiano di maggiore successo al botteghino: con 1 milione e 400 mila biglietti staccati, il premio è stato conferito al film A casa tutti bene di Gabriele Muccino, che, nonostante un cast assai corposo, non può appoggiarsi su una sceneggiatura troppo solida.
David per il miglior film straniero al bellissimo Roma di Alfonso Cuarón, il quale ha ringraziato l’Accademia, esprimendo la propria devozione verso i maestri del cinema che l’hanno saputo ispirare (iQue viva el cine!). Sono stati assegnati tre David speciali a Uma Thurman, a Dario Argento – che nei ringraziamenti non si è astenuto dal puntualizzare il ritardo di un “riconoscimento ufficiale” da parte dell’Accademia – e alla scenografa Francesca Lo Schiavo. Roberto Benigni ha premiato con il David alla carriera il visionario Tim Burton (nelle sale da giovedì 28 marzo con il suo nuovo film, Dumbo) scherzando su quanto sembri italiano, “perché il nostro paese è tra i più creativi al mondo”.
Confesso, in una personale nota di coda, il dispiacere per Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, un piccolo capolavoro costruito su una storia quasi mitica che, procedendo per balzi temporali, sa raccontare senza filtri la bellezza della semplicità: certamente avrebbe meritato di più (la sceneggiatura, in particolare) …
Nel corso della serata si è più volte fatto riferimento a due interessanti iniziative che dovrebbero rilanciare la presenza del pubblico nelle sale cinematografiche anche nei mesi più caldi. La prima è Cinemadays, ovvero gli ingressi con il biglietto a 3 euro in tutti i cinema aderenti, solo dal 1 al 4 aprile prossimi (organizzata dagli esercenti di Anec e Anem e dai produttori dell’Anica, con il sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali); l’altra è Moviement, un vero e proprio movimento culturale con l’obiettivo di promuovere il cinema tutto l’anno, per cui l’intera industria cinematografica si impegna a far sì che la stagione di film duri 12 mesi, con nuove uscite anche nel periodo estivo. Sono iniziative direttamente conseguenti al radicale cambiamento che l’industria culturale, più o meno consapevole, si trova ad affrontare. Un cambiamento che si sta sviluppando con una rapidità tale da non permetterle di focalizzare le novità, i veri problemi e le possibili soluzioni. Ma, come ha detto Matteo Garrone ritirando il David per il miglior film, se crescono le dimensioni degli schermi televisivi nelle nostre case, che crescano anche le sale cinematografiche!

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