Successo per “Tosca” a “Civitanova all’Opera”


di Roberta Rocchetti

27 Apr 2018 - Commenti classica, Musica classica

La Tosca. Una delle opere più popolari e universalmente conosciute di Puccini, capolavoro regalato per la prima volta all’universo musicale il 14 gennaio 1900 dal palco del Teatro Costanzi di Roma, è andata in scena sabato 21 aprile a Civitanova Marche (MC) al termine della stagione d’opera tenutasi al Teatro Rossini.
Annalisa Raspagliosi soprano di grande carattere, conosciuta anche da un pubblico non strettamente melomane per essere stata scelta da Luciano Pavarotti come voce femminile degli eventi organizzati dal grande tenore nei primi anni 2000, ha ricoperto il ruolo del titolo.
La Raspagliosi ha portato sul palco del teatro civitanovese una Floria Tosca giustamente passionale, una donna che rende plausibile l’inanellarsi di drammatiche scelte che la porteranno a morire per amore.  Dotata di una vocalità sostenuta nel volume e gestita con esperienza che è riuscita a vincere la non perfetta acustica del teatro e a farsi apprezzare oltre che per le proprie capacità vocali anche per quelle recitative, qualità che si sono evidenziate per tutta la durata dell’opera, ma con particolari momenti di intensità che si sono espressi con forza nell’aria “Vissi d’arte” apprezzatissima dal pubblico e in un terzo atto partecipato ed emozionante.
Il ruolo di Mario Cavaradossi, pittore innamorato e sfortunato, lo ha sostenuto Valter Borin, tenore che ha già una solida carriera al suo attivo che lo ha portato anche ad essere diretto da Daniel Oren e Zubin Mehta. Borin ha saputo dare corpo ad un personaggio ben disegnato e ben cantato, ha dimostrato una grande dimestichezza negli acuti, anche se a volte un po’ a discapito del registro centrale meno accurato. Le celeberrime arie “Recondita armonia” e “E lucean le stelle” sono state accolte meritatamente in maniera entusiasta dai presenti.
Il deus ex machina di tutta la vicenda, il crudele barone Scarpia, è stato portato in scena da Gianfranco Montresor. Il Baritono veronese che si è esibito in alcuni dei più importanti teatri del mondo pur esibendo nella serata in questione un timbro un po’ sbiancato e una tendenza ad abbassare le puntature ha comunque offerto una buona performance, compensando anche con una recitazione collaudata.
I tre protagonisti hanno dato vita alla messa in scena di questa bellissima opera diretti dal M° Alfredo Sorichetti che insieme all’Orchestra Sinfonica Puccini ha dimostrato competenza e professionalità, l’orchestra ha saputo evidenziare i momenti di particolare drammaticità, tuttavia avremmo preferito un po’ più di profondità nel disegnare i momenti di intimità, con tempi meno uniformati e spediti.
Buoni tutti i comprimari, soprattutto il Cesare Angelotti di Romano Dal Zovo e il pastorello del piccolo Rocco Tartabini. Ottimo anche il Coro Ventidio Basso.
La regia di Andrea Rosati si è mantenuta nel rigore della tradizione così come le scene di Luigi Ciucci e i costumi di Roberta Fratini.
Il pubblico gremiva la sala ed era piacevolmente composto anche da giovani così rari da vedere tra il pubblico d’opera in Italia, soprattutto in realtà di provincia, questo sicuramente anche grazie all’iniziativa “I giovani fanno l’opera” un progetto per le scuole che coinvolge gli studenti nella realizzazione delle messe in scena. Pubblico dicevamo, che alla chiusura del sipario ha omaggiato gli artisti con applausi sentiti per tutti ed ovazioni dirette soprattutto al soprano e ne siamo certi, anche a Puccini.

 

 

 

 

 

 

 

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