Quel che vedeva Ariosto vedono i visitatori, a Ferrara


di Athos Tromboni

23 Set 2016 - Altre Arti, Eventi e..., Arti Visive, Letteratura

1.Giorgione, Ritratto di Guerriero MusiculturaonlineFERRARA – Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi? Questo è il sottotitolo della mostra di Palazzo Diamanti di Ferrara; il celebre edificio monumentale di Corso Ercole I d’Este ospiterà infatti uno “spaccato” di Cinquecento e secoli precedenti in una mostra che apre i battenti sabato 24 settembre 2016 e resta allestita fino a domenica 8 gennaio 2017, tutti i giorni dalle 9 alle 19 con prolungamento fino alle 22,30 e 23,30 in occasione di alcuni fine-settimana particolari. Abbiamo detto subito il sottotitolo, la data e gli orari perché «Orlando furioso 500 anni» (questo è il titolo ufficiale della mostra) è un evento che va annotato sull’agenda degli appuntamenti più importanti (e più ludici) dell’autunno-inverno corrente.
La mostra è distribuita in dodici sale di uno dei palazzi nobili della Corte Estense, è curata da Guido Beltramini e Adolfo Tura, ed è stata allestita sotto la supervisione della direttrice delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea della città estense, Maria Luisa Pacelli. Attorno ad una copia rarissima del libro storico originale dell’Orlando furioso, stampato in 1300 esemplari a spese del poeta in un’officina tipografica ferrarese il 22 aprile 1516, ruotano preziose rarità come il corno di Rolando ricavato da una zanna d’elefante (citato nella Chanson de Roland come cimelio della battaglia di Roncisvalle del 778 d.C.), la spada di Francesco I re di Francia che venne sconfitto e fatto prigioniero nella battaglia di Pavia del 1525 dal re spagnolo Carlo V di Borbone evento che segnò l’inizio del predominio spagnolo nella Pianura Padana, un archibugio d’epoca, un elmo e una corazza adoperati nei tornei cavallereschi e preziosi arazzi, dipinti, sculture che sarebbe lunghissimo citare qui.
Ecco allora che tali inestimabili testimonianze della cultura materiale della fine del Cinquecento e dei secoli precedenti viene raccolto, catalogato, ordinato in una mostra che celebra il quinto centenario della pubblicazione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, reggiano di nascita, ferrarese d’adozione e garfagnino per mandato politico-amministrativo della Corte Estense.2. Maria Luisa Pacelli illustra i contenuti della mostra Musiculturaonline
Così, nel quinto centenario del poema, la Fondazione Ferrara Arte e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo celebrano l’Ariosto e il suo tempo con questa imperdibile esposizione: i visitatori, come già accennato,  si troveranno davanti ad una mostra d’arte che fa dialogare fra loro dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, ceramiche invetriate, armi e rari manufatti.
Ad orchestrare questo incanto visivo è un’idea semplice: restituire l’universo di immagini che popolavano la mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso. Ritornando alla domanda d’apertura di questo servizio, sottotitolo della mostra, cosa vedeva dunque il poeta, chiudendo gli occhi, quando si accingeva a raccontare una battaglia, un duello di cavalieri o il compimento di un prodigioso incantesimo? Quali opere d’arte furono le muse del suo G.11061, ff.2v-3rimmaginario visivo?
Un lungo lavoro, condotto dai già citatai curatori della mostra Guido Beltramini e Adolfo Tura, affiancati da un comitato scientifico composto da studiosi di Ariosto e da storici dell’arte, è stato orientato a individuare i temi salienti del poema e a rintracciare, puntualmente, le fonti iconografiche che ne hanno ispirato la narrazione.
I visitatori saranno così condotti in un appassionante viaggio nell’universo ariostesco, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e magie: a guidarli saranno i capolavori dei più grandi artisti del periodo, daPaolo Uccello
ad Andrea Mantegna, da Leonardo da Vinci a Raffaello, da Michelangelo a Tiziano a Dosso Dossi: creazioni straordinarie
5.160923_Fe_04_Pisanello_LeonelloDEste Musiculturaoline6.160923_Fe_05_Sanzio_RitrattoDiInghirami Musiculturaoline

che faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco dell’Orlando furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato dell’Italia delle corti in cui il libro fu concepito.
Minerve chassant les Vices du jardin de la Vertu8.160923_Fe_07_Dossi_Melissa MusiculturaolineGrazie al sostegno dei maggiori musei del mondo, le opere conosciute o ammirate dal poeta, sono riunite a Ferrara per dare vita ad un appuntamento espositivo irripetibile: vogliamo ripeterci per alcune rarità, che vanno dall’Olifante dell’XI Secolo, che la leggenda vuole sia il corno di Orlando che risuonò a Roncisvalle, alla straordinaria Scena di battaglia di Leonardo da Vinci proveniente da Windsor; dalla preziosa terracotta invetriata dei Della Robbia raffigurante l’eroico condottiero Scipione dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, al romantico, trasognato Gattamelata di Giorgione dagli Uffizi, celebre comandante di ventura ritratto nella sua luccicante armatura moderna; dal raffinato dipinto di Andromeda liberata da Perseo di Piero di Cosimo degli Uffizi, fonte dell’episodio di Ruggero che salva Angelica dalle spire del drago, all’immaginifica e monumentale visione diMinerva caccia i Vizi dal giardino delle Virtù di Andrea Mantegna del Louvre, che Ariosto vide nel camerino d’Isabella d’Este, le cui figure fantastiche ricompaiono nel corteo di mostruose creature incontrato da Ruggero nel regno di Alcina.
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Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece nuovamente stampare a Ferrara, con lievi ritocchi, nel 1521 e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato, nel 1532, pochi mesi prima di morire; negli anni tra la prima e la terza redazione delFurioso il mondo attorno al suo autore cambiò radicalmente, a cominciare dagli sconvolgimenti culminati nella battaglia di Pavia del 1525 che (come già accennato) segnò la sconfitta di Francesco I e l’inizio dell’egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane. Parallelamente nelle arti figurative maturano negli stessi anni espressioni nuove: trionfa quella che il Vasari chiamerà “maniera moderna”, un linguaggio artistico di respiro non più regionale ma italiano, che ha come campioni (testimonia, si direbbe oggi) Raffaello e Michelangelo. La stessa olimpica sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, che in pittura genera le vette del Rinascimento, in letteratura ha un singolare parallelo nella trasformazione linguistica dell’Orlando furioso, che Ariosto porta a compimento nell’edizione del 1532. Grazie ad essa il poema, purificato dalle inflessioni locali, diviene «classico di una classicità nuova», un capolavoro “italiano”, simbolo della letteratura del primo Rinascimento.
11.160923_Fe_11_PaoloUccello_SanGiorgioEIlDrago Musiculturaoline EpÈe de FranÁois Ier (1494-1547), roi de France Ariosto assiste alla rivoluzione linguistica della pittura, vedendo di persona le opere di Michelangelo e Raffaello che lo stesso Alfonso I d’Este, signore di Ferrara, brama di possedere. Del resto Ariosto è coinvolto nella nascita dei dipinti che artisti come Dosso o Tiziano Vecellio dipingono per Alfonso: essi in mostra sono rappresentati dal Baccanale degli Andrii di Tiziano, uno dei capolavori del Camerino delle pitture di Alfonso che – grazie ad un prestito eccezionale concesso dal Museo del Prado – è tornato in Italia dopo quasi cinquecento anni dalla sua creazione.

Info: www.palazzodiamanti.it

Crediti fotografici: rif. Ufficio stampa Fondazione Ferrara Arte mostra “Orlando furioso 500 anni”
in alto: Giorgione, Ritratto di Guerriero con scudiero detto “Gattamelata” (olio su tela, 1501)
In sequenza dal centro fino in fondo:
La direttrice Maria Luisa Pacelli illustra i contenuti della mostra davanti al quadro di Tiziano Vecellio Il baccanale degli Andrii (olio su tela, 1522-1524)
Copia rara dell’ Orlando furioso a stampa realizzato dall’Ariosto nel 1516 a spese proprie
Due ritratti: quello di Leonello d’Este opera di Pisanello (tempera su tavola, 1441); quello di Tommaso Inghirami detto “Fedra” opera di Raffaello Sanzio (olio su tavola, 1510)
Andrea Mantegna, Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù (particolare – tempera su tela, 1497-1502); Dosso Dossi, Melissa (olio su tela, 1518)- Sandro Botticelli, Venere pudica (olio su tavola trasferita su tela, 21485-1490); Michelangelo Buonarroti, Leda e il cigno (olio su tela, dopo il 1530)
Paolo Uccello, San Giorgio e il drago (tempera su tavola, 1440)
La spada di Federico I di Francia con la lama forgiata da Piero Antonio Cataldo e l’elsa di manifattura francese o italiana (1505-1510)

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