La storia di Antigone al TAU di Urbisaglia


di Alberto Pellegrino

4 Ago 2015 - Commenti teatro

la_storia_di_antigone_foto_luca_lombardi[1] MusiculturaonlineNell’Anfiteatro Romano di Urbisaglia (MC) è arrivato il 1° agosto lo spettacolo La storia di Antigone. Favola in musica per cornacchie, cani selvatici, maledizioni, tratto dal regista Roberto Tarasco dal racconto della scrittrice scozzese Ali Smith pubblicato dal Gruppo Repubblica – L’Espresso e illustrato con delle belle immagini dalla giovane artista Laura Paoletti, diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Macerata con specializzazione in Grafica per l’Illustrazione e diplomata al master per l’Illustrazione per l’Editoria Ars in Fabula.
L’immortale tragedia di Sofocle (442 a. C.) è il terzo dei “drammi tebani” (gli altri sono Edipo Re e Edipo a Colono) e in essa si esalta la figura di questa fanciulla che osa sfidare il Potere e la Legge dello Stato in nome di una legge più alta, quella della morale e della dignità umana. Attraverso i secoli, il dramma è stato riscritto, adattato e riproposto sotto forme diverse a dimostrazione che ancora oggi abbiamo bisogno di questa storia, della vicenda di Antigone, per ricordare che a volte bisogna avere la forza e il coraggio di opporsi alle regole della politica.
La Smith ha trasformato la tragedia in una favola, un apologo dove la voce narrante è una cornacchia che vive appollaiata su una delle sette porte di Tebe e che dal suo osservatorio privilegiato vede distendersi una pianura coperta di cadaveri tra i quali si aggirano gli “ancora-vivi”, che si scontrano e che continuano a uccidersi. La storia ha inizio con la maledizione che colpisce Edipo (uccidere il padre per accoppiarsi con la madre), il quale ha generato quattro figli Eteocle, Polinice, Ismene e Antigone. Una feroce lotta si scatena per impossessarsi del regno traanita_caprioli_lapresse1[1] Musiculturaonline Eteocle e Polinice che si uccidono a vicenda in duello. Mentre il primo è considerato un eroe per essersi battuto in difesa della patria, Polinice è considerato un traditore, per cui il suo cadavere viene lasciato insepolto per essere divorato dagli animali secondo le disposizioni date da Creonte, il nuovo re di Tebe.
L’unica a opporsi al comando del re è la piccola Antigone mossa dalla pietas verso il fratello e dallo spirito di solidarietà verso ogni essere umano, per questa sua colpa è condannata a morte sepolta viva all’interno di una grotta. A intercedere per lei intervengono l’indovino Tiresia, gli Anziani della città ed Emone, figlio di Creonte e fidanzato di Antigone; di fronte a queste pressioni il re cede e concede la grazia che arriva però troppo tardi, perché nel frattempo la giovane si è uccisa, seguita da Emone e dalla regina madre. La cornacchia, unica testimone di tutta la vicenda, alla fine commenta con tragico umorismo: “Morirono tutti felici e contenti”.
Tocca il ruolo di voce narrante ad Anita Caprioli, attrice dalla bellezza elegante e delicata, dotata di una solida preparazione teatrale, presente in diverse fiction televisive di successo, antigoneveronaanitacapriolididiecaria Musiculturaonlinemusa ispiratrice del cinema d’autore, avendo interpretato numerosi film con importanti registi Pieraccioni (Fuochi d’artificio), Verone (Ma che colpa abbiamo noi), Veronesi (Manuale d’amore), Salvatores (Denti), Montaldo (I demoni di San Pietroburgo), Genovese (Immaturi e Immaturi-Il viaggio). La Caprioli ha assolto il suo compito di narratrice, interpretando il testo con intensità e precisione, accompagnata dal musicista-cantante Dedie Caria che ha accompagnato la vicenda con i suoi siparietti musicali e le sue canzoni, mentre la scena si è andata via via animando di una piccola folla di cornacchie scolpite da Giovanni Tamburelli.

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