Il “Fidelio” di Beethoven al Teatro Comunale di Bologna


di Giosetta Guerra

18 Dic 2019 - Commenti classica, Musica classica

In scena al Comunale di Bologna l’unica opera musicata da Ludwig van Beethoven su libretto di Joseph Sonnleithner e Georg Friedrich Treitschke, Fidelio, ode alla libertà a trent’anni esatti dal primo giorno della “nuova” Europa dopo la caduta del muro di Berlino. Buone per lo più le voci, meno la regia. Molto bene l’Orchestra del Comunale, diretta dal maestro israeliano Ascher Fisch.

Bologna 16 novembre 2019 Il sipario chiuso e la mancanza di disturbi scenici durante la Sinfonia d’inizio e le pagine sinfoniche in corso d’opera permettono l’ascolto di un vero poema sinfonico dalla musica coinvolgente e ricca di significati e di colori. Il suono legatissimo degli archi con interventi dei corni si espande in tutta la compagine orchestrale verso un finale gioioso.

Il sipario si apre su un interno con vetrage da cui si intravedono alberi, a sinistra c’è una scrivania con macchina da scrivere e a destra una persona che suona Per Elisa al pianoforte. Dietro la scrivania è visibile uno scaffale che prima espone libri poi corpi nudi abbandonati a simular la prigione. La stessa stanza, tappezzata con carta da parati floreale stile anni ‘60, ha molteplici funzioni, ma non basta mettere tendine alle finestre, un tavolo, qualche seggiola o altro per rendere chiare le ambientazioni, che non sono ben servite neanche dalle luci. Sul piano vocale i cantanti risultano per lo più ben preparati e con voci di spessore.

Nelle vesti di Marzelline, figlia del carceriere innamorata di Fidelio, il soprano Christina Gansch, in nero prima e in bianco dopo, canta sul fiato con bel timbro vocale, pieno e rotondo, melodioso nei suoni densi ed armoniosi, duttile nelle agilità e nei filati rinforzati.
Di lei è innamorato Jaquino portinaio della prigione, interpretato correttamente dal tenore Sascha Emanuel Kramer. Il carceriere capo Rocco col gilet a rombi ha la voce importante, sia parlata che cantata, del basso Petri Lindroos, la bellezza del timbro e dei suoni di passaggio, l’estensione, la potenza, la pastosità, la sonorità delle note gravi e anche la gestualità e la capigliatura mi hanno riportato in mente Samuel Ramey. Lindroos, però, predilige un’emissione irruente.

Leonore, sotto il nome di Fidelio, moglie del prigioniero Florestan, è Simone Schneider un bel soprano esteso e melodioso con un consistente corpo vocale, centri morbidi, suoni ambrati, bravissima anche nei crescendo e nelle espansioni acute, incisive e delicate, con emissione sul fiato. Dentro la stanza con carta da parati alle pareti e finestre con tende il colloquio con Leonore/Fidelio e gli altri è straordinariamente carezzevole e melodico.

Don Pizarro, governatore della prigione un po’ spione, ha il piglio deciso e la voce, ampia in tessitura acuta e meno sonora nei gravi, del baritono Lucio Gallo in completo marrone, l’emissione truce e irruente s’addice al severo personaggio.

Fidelio – Lucio Gallo

Il tenore Erin Caves,nel ruolo delprigioniero Florestan dall’aspetto florido e non denutrito, ha voce estesa ma poco ferma e a volte calante. Più controllata è l’emissione nel duetto finale con la moglie.

Il ministro Don Fernando è il bravo baritono Nicolò Donini. Bravi anche i due coristi tenore e basso Andrea TabogaTommaso Norelli nella parte dei due prigionieri.

Il Coro del Teatro Comunale di Bologna, diretto da Alberto Malazzi, diffonde una sonorità espansa, piena e coinvolgente.

Fluidissima l’Orchestra del Comunale, diretta dal maestro israeliano Ascher Fisch

Regia statica di Georges Delnon e con qualche imprecisione (nella prigione illuminata a giorno il prigioniero si lamenta del buio, ma forse è colpa di Bauer). La scenografia minimalista con moduli scorrevoli è di Kaspar Zwimpfer, i costumidegli anni 60 di MarLydia Kirchleitner e il disegno luci di Michael Bauer. Video fettFilm.
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con Staatsoper Hamburg in collaborazione con la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone.

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