Dapporto e “I due gemelli”


di Silvana Scaramucci

11 Ago 2013 - Commenti teatro

Ascoli Piceno Ha fatto ancora una volta centro il teatro goldoniano per quella sorta di ilarità , senza peso nè sguaiataggine, che contraddistingue tutta la produzione drammaturgica del grande veneziano al quale va il merito di aver riformato lo spettacolo della commedia conferendogli leggerezza, vitalità e prevedibilità degli esiti, miscelando in un corpo unico commedia dell’arte, improvvisazione, banalità della vita quotidiana borghese e spunti della classicità latina pre-imperiale.
In scena al Ventidio Basso di Ascoli Piceno lo spettacolo I due gemelli veneziani per tre rappresentazioni ha registrato consensi di pubblico e critica. Gli ingredienti c’erano tutti. La regia di Antonio Calenda, pur rispettando sostanzialmente il tessuto di Goldoni, ha impostato lo sviluppo narrativo con schiettezza di intuizioni, luminosità della messa in scena, anche dal punto di vista tecnico, garbo del gioco scenico. Movimento, leggerezza, agilità di dialogo, seppur snodantisi su un veneziano tra vernacolo e dialetto con poca lingua italiana, hanno acceso i toni divertenti di un intreccio scontato nella soluzione finale. Ottimo il cast, affiatato e ben calato nei ruoli di competenza, davvero originali e suggestive le scene di Pier Paolo Bisleri sia nella estrema essenzialità degli accenni agli ambienti interni di notabili case borghesi, sia nell’icastica scena finale. Un commento a sè merita Massimo Dapporto nel gravoso ruolo del doppio personaggio Tonino-Zanetto. La commedia s’incentra su questo bi-personaggio esigendo da lui un rapido cambio di destrezza teatrale negli atteggiamenti, nel portamento, nella resa di due umanità opposte nell’azione e nella conduzione della vita: eccellente! Calatosi perfettamente e con naturalezza nell’intrigo dei ruoli ha conferito festosità allo spettacolo, lasciando che si credesse che divertendosi egli stesso non poteva non provocare il divertimento e il riso degli spettatori: così è stato. Non sempre capita di vedere una così grande arte nei figli d’arte.

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