“Anime terremotate”, un viaggio nelle terre del sisma di Stranges e Tourn


di Alberto Pellegrino

22 Dic 2019 - Altre Arti e Festival, Commenti altre arti, Libri

Un viaggio nelle terre del sisma attraverso tre regioni, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo, compiuto dal fotoreporter Stefano Stranges e il giornalista Federica Tourn, in questo anno 2019, per raccontare le storie di chi vive ancora vicino non lontano dalle rovine nel libro fotografico Anime terremotate.

Pievebovigliana

In questi ultimi due anni sono usciti diversi libri fotografici sul terremoto che hanno voluto documentare più che interpretare il dramma che ha sconvolto il centro dell’Italia. Da questi lavori si differenzia il volume Anime terremotate (edizione a tiratura limitata delle Assicurazioni Generali)  realizzato nel 2019 da due autori particolarmente impegnati nel sociale: Stefano Stranges, un fotoreporter indipendente che ha realizzato molti servizi riguardanti guerre civili, catastrofi naturali e cambiamenti climatici; Federica Tourn, una giornalista professionista che ha scritto i testi e che si occupa come freelance di diritti civili, condizione sociale della donna, migrazioni, delle religioni valdesi, metodiste e battiste presenti in Italia.

Questi due autori hanno voluto compiere un viaggio esplorativo attraverso tre regioni (le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo) alla scoperta di quelle terre colpite dal terremoto per riprendere come protagonisti  coloro che vivono ancora non lontano dalle rovine in abitazioni di fortuna, abbarbicate al territorio e a un sogno di rinascita, quelle “persone che hanno passato la loro vita passata tra i mucchi di macerie, sono gli attori involontari di un dramma tutto italiano, quella della terra che trema, il dramma emblema della dimenticanza”.

Si tratta di un lavoro che vuole essere un contributo alla memoria di uomini e donne che non hanno ancora perduto la speranza e conservano una loro dignità nel ricordo bruciante della vita che hanno vissuto in quei luoghi. Sono l’immagine di un paese che, dopo i primi soccorsi, l’iniziale commozione e lo slancio di solidarietà a livello nazionale e internazionale, sembra avere rimosso l’interesse per quella tragedia preso da altri problemi e avvenimenti, sembra aver dimenticando che in quelle terre continua a vivere un’umanità, fatta di molti anziani e pochi giovani, che aspetta di ritrovare l’esistenza di un tempo.

Le immagini sono state scattate nelle Marche in centri urbani di media grandezza come Tolentino, San Severino Marche e Camerino (sede di una fiorente università), piccoli o piccolissimi paesi come Pievobovigliana, Cessapalombo, Montecavallo, San Martino di Fiastra. In Umbria l’attenzione dell’autore si è concentrata su Amatrice e Norcia, mentre egli ha fatto ritorno in Abruzzo, a distanza di dieci anni, a L’Aquila e a Campotosto, un piccolo comune di 477 abitanti, situato a 1420 metri di altitudine sulle rive dell’omonimo lago e al centro di una riserva naturale. 

Strangers, nei suoi scatti fotografici, privilegia la presenza degli esseri umani ripresi spesso negli ambienti domestici che un tempo li ospitavano. Si tratta soprattutto di persone anziane che mostrano la loro sofferenza per un mondo che non c’è più come nel caso di Antonietta che si aggira smarrita tra i resti del suo negozio di giocattoli e oggettistica, di Alvaro che ha adattato il suo computer a laboratorio per la produzione del miele e che in bel piano medio fissa l’obiettivo con una uno sguardo tra il fiero e lo smarrito.

A Tolentino si riprende il quartiere di container nei quali si cerca di condurre un’esistenza che abbia una parvenza di normalità e lo stesso accade per il villaggio SAE di San Severino Marche. A San Martino di Fiastra Gabriella Turchetti si aggira tra le macerie della scuola elementare che l’ha vista crescere, della chiesetta dove s’è sposata, del cimitero dove sono raccolte le sue memorie familiari.

C’è poi Peppina Fattori che ha 96 anni e non ha voluto abbandonare la casa e il villaggio dove ha trascorso una vita. Camerino è una città morta chiusa dentro il perimetro della zona rossa percorsa da qualche raro viandante. A Montecavallo restano ancora poche persone nelle case rimaste abitabili, mentre a Cessapalombo rimangono le ferite inferte dal sisma.

Pievebovigliana

Molte immagini sono riservate alla tragedia di Amatrice, dove una coppia di maturi coniugi e il solitario Augusto guardano le loro case sventrate e sostano dinanzi alla piccola abitazione in legno loro assegnata che, per quanto abbellita di aiuole e dotata di un accogliente patio, non è la “loro” casa. Angelo si aggira tra le macerie del suo ristorante; Andrea guarda verso un improbabile futuro in mezzo a macerie, ferri contorti e rottami di materassi; il parroco passa sconsolato tra quello che resta del suo paese; sullo sfondo si staglia la cerchia delle montagne innevate contro le quali formano un drammatico contrasto cumuli di macerie e case semidistrutte, mentre anziane signore con i volti segnati a scavati dalla sofferenza scambiano qualche parola come a cercare una improbabile normalità. A Nocera la statua di San Benedetto sembra indicare tra il severo e l’incredulo la facciata dell’antica basilica ingabbiata nei tubi metallici e nel paesaggio circostante si coglie il drammatico contrasto tra le case distrutte e quelle rimaste in piedi per uno strano gioco della sorte.

Sommati (Amatrice)

Questo viaggio per immagini si conclude nella città dell’Aquila, dove a distanza di dieci anni sembra che il tempo sia rimasto impassibile tra facciate divelte dal sisma e gru immobili contro il cielo; i grandi edifici appaiono come traforati da un bombardamento aereo nel contrasto con i palazzi che si sono stranamente salvati; si coglie lo smarrimento di Frediana che guarda il nuovo paesaggio attraverso la finestra della sua abitazione situata nella new twin edificata in messo a un deserto storico e culturale, nella quale cerca invano di ricostruire quelle atmosfere che le erano familiari; colpisce la desolazione degli edifici scolastici sventrati e silenziosi dove si aggira un’insegnate quasi a cercare le tracce perdute dei suoi alunni. Sono queste le immagini che chiudono un itinerario del dolore, ma anche della tenacia di quanti non hanno voluto lasciare i luoghi che raccolgono un passato fatto di memorie e di sentimenti ancora vivi e profondi.

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