“Zeppa poetica”, il libro di Andrea Zepponi


di Ettore Fobo (https://www.lankenauta.it/?author=24)

6 Set 2021 - Libri

Pubblicato da Marsilio Editori, “Zeppa poetica” il libro del nostro collaboratore Andrea Zepponi. Vi proponiamo la recensione di Ettore Fobo, per gentile concessione di LANKENAUTA – LETTERATURA & ALTRI MONDI.

Tratto dal sito LANKENAUTA – LETTERATURA & ALTRI MONDI Link: www.lankenauta.it/?p=22225.

Andrea ZepponiZeppa poetica, prefazione di Amos Mattio e Fiorella Mattio, Marsilio, dicembre 2020

Operazione davvero pregevole questa dell’editore Marsilio che con questo “Zeppa poetica” di Andrea Zepponi, edito nel dicembre 2020, ci regala un libro raffinato, colto, ironico, che già nella paronomasia del titolo, che gioca con il cognome dell’autore, mette in chiaro che ci troviamo dinanzi a un registro ironico. Ma non c’è solo questo, naturalmente. È un libro di sonetti che omaggiano la grande tradizione italiana, da Petrarca e Cavalcanti a Foscolo passando per Della Casa, dove ogni sonetto è accompagnato da un’opera d’arte, disegni in vetro dell’arte contemporanea di cui l’autore è collezionista.

È l’inizio di un dialogo fra le arti, di un dialogo fra i secoli, anzi, fra i millenni perché il testo è denso anche di riferimenti alla classicità soprattutto latina (Ovidio, Catullo, Menandro, Plauto…). L’ironia qui è ciò che permette di accostare questi modelli inarrivabili con quella distanza ironica appunto necessaria per non essere schiacciati da paragoni impossibili.

Perché è anche un libro di poesia profondamente contemporanea, come si capisce dall’impostazione grafica scelta per i versi, che non è quella canonica ma giocosamente e direi gioiosamente Zepponi sceglie una strada che dai calligrammi di Apollinaire porta ai giorni nostri. Il tutto realizzato con gusto estremo e rievoco una parola oggi poco usata ma fondamentale per approcciare un’operazione così composita e direi delicata: gusto.

L’autore, insegnante, contraltista, musicista, musicologo, avvicina con intelligenza la poesia pur non definendosi propriamente poeta. Così leggiamo, attraverso la lente della passione e dell’erudizione, versi che riecheggiano quelli dei grandi maestri della poesia italiana, riprendono la struttura classica del sonetto e ripristinano, rievocano un lessico alto e aulico, con una freschezza che a tratti, paradossalmente, pare inedita. Il rischio di un eccessivo manierismo è scongiurato dalla forma grafica di questi sonetti e dalla bellezza davvero perentoria delle opere d’arte contemporanea accostate. La voce dei secoli incontra così la modernità e l’incontro è sorprendente, a tratti davvero emozionante.

Per esempio la nitida apertura con il sonetto “La gloria”, dove si tocca il tema foscoliano della sopravvivenza attraverso la gloria letteraria o meglio la triste constatazione della difficoltà dell’impresa e fanno capolino ancora una volta foscoliane “Illacrimate spoglie” poiché il poeta nel sonetto successivo dichiara di non aver “d’Orfeo la cetra e il canto” nella eliotiana consapevolezza che la nostra età non è, per tante ragioni, un’età in cui è possibile emerga un vero classico. Si tenta dunque la via del canzoniere amoroso, memori di Petrarca ma con la deferenza e il tributo che l’allievo reca al Maestro.

Così la letteratura si rivela, come nota Amos Mattio nella prima delle due prefazioni, ciò che per esistere “si deve nutrire di letteratura”, come fiumi che vanno al medesimo mare sono, infatti, tutte le scritture, sia quella della classicità che quella della contemporaneità.

Il rischio di monumentalizzare il passato è comunque assente, la leggerezza dell’operazione lo impedisce. Il lessico è ora foscoliano, ora petrarchesco, ora dantesco, in un’affascinante ricognizione che rende vivente il passato e ce lo ripropone pulsante delle sue stesse parole. Il tema della morte, del lutto, della perdita degli affetti attraversa questo canzoniere; l’esaltazione dell’arte musicale nelle figure del soprano e del tenore, arte che con la sua malia, con la sua armonia ”Il duol raffrena”.

Gli artisti chiamati a impreziosire questo libretto vanno da Andrea Cascella a Lino Tagliapietra, passando per Fulvio Bianconi, Luciano Gasperi, Camillo Triulzi, la giovane Violetta Uboldi e altri, per arrivare agli stranieri Dale Chihuly, Silvia Levenson, Aristide Najéan.

Così, come nota la seconda prefatrice Fiorella Mattio, “Zeppa poetica” si rivela anche un “prezioso libretto d’arte”; di modo che il lettore possa, coltivando il sogno di un ritorno degli antichi, anche riconoscere in questi disegni, nitida e stralunata, la fisionomia del nostro tempo

Andrea Zepponi, primo contraltista diplomato in Italia (1990), laureatosi in lettere classiche, poi in clavicembalo e tastiere storiche, affianca l’insegnamento di lettere alla collaborazione con il magazine «MusiCulturA on line» in qualità di critico e recensore di opera lirica. Si dedica alla riscoperta e allo studio di musicisti e cantanti del passato: è stato tra i curatori della ripresa dell’oratorio di Vincenzo De Grandis La ritirata di Mosè dalla corte d’Egitto e suoi sponsali con Sefora durante la sua prima esecuzione in tempi moderni a Ostra (an) nel 2011. Come direttore artistico ha diretto la programmazione musicale della Chiesa della Croce di Senigallia nel triennio (2009-2011) e ha ideato un progetto interdisciplinare rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, esportato in diversi istituti scolastici italiani ed esteri e presentato nel volume Disegni di vetro (2014). Autore del saggio “La musica ritrovata. Le opere liriche di Augusto Massari” (2018) su musiche reperite dal maestro Angelo Bonazzoli, ha curato la prima edizione a stampa dell’oratorio di Pierfrancesco Tosi “Il martirio di Santa Caterina” (2019), l’edizione delle “Composizioni Vocali da Camera” di Giulio Pompeo Colombati (2021) e ha pubblicato una raccolta di sonetti, “Zeppa poetica “(2020). La sua ultima pubblicazione è “Virginia Colombati, maestra di bel canto” per Marsilio.

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