XXXVII Stagione al Pergolesi: approfondimenti


30 Set 2004 - News classica

di Alberto Pellegrino

LA XXXVII STAGIONE LIRICA DEL TEATRO PERGOLESI

Federico II di Marco Tutino

Grande apertura il 1 ottobre (con replica domenica 3 ottobre) della XXXVII stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi, che ha inizio con una prima esecuzione assoluta dell'opera b>Federico II di Marco Tutino su libretto di Giuseppe Di Leva. Si tratta di un debutto molto significativo non solo per la cultura musicale italiana, ma per lo stesso compositore che era rimasto molto perplesso quando nel 1992 gli venne proposto di comporre un'opera sulla figura del grande imperatore, perchè di fronte ad un lavoro di tipo “storico” egli riteneva che “i rischi di cadere nella retorica, o addirittura, nel ridicolo, fossero alti”, ma riprendendo in mano il suo lavoro a distanza di anni e procedendo ad una parziale revisione dello stesso, l'autore è oggi convinto che il “Federico II è certamente la più moderna delle Opere che ho scritto”.
Federico II è stato certamente un sovrano dalla complessa personalità : un guerriero e grande statista, uomo di cultura ed artista, un politico costretto ad usare le armi anche se credeva di più nel dialogo e nella mediazione, un personaggio che, essendo cresciuto nelle strade dei quartieri arabi di Palermo, ha subito il fascino dell'Oriente e che per questo ha sempre amato circondarsi di consiglieri islamici. Egli ha aderito in modo molto personale all'etica cristiana, credendo più nel Dio vendicativo dell'Antico testamento che nel Dio del perdono predicato da Gesù di Nazareth. Per questo negava il perdono sia ai suoi nemici, sia a quegli amici che tradivano la sua fiducia come il poeta e suo primo ministro Pier delle Vigne, che egli fece accecare ritenendolo colpevole di malversazione e spingendolo verso il suicidio. Chiamato l'Anticristo e scomunicato dal Papa, Federico rinunciò ad ogni politica di flessibilità e di mediazione politica nei confronti della Chiesa, affermando “per troppo tempo sono stato incudine, ora sarò martello”.
Di fronte ad un personaggio di questa grandezza, i due autori hanno preferito abbandonare la strada del realismo storico per seguire “l'evocazione, il sogno, la fascinazione di alcune situazioni tipo”, sopprimendo alcune scene e diversi personaggi della versione originaria (che durava tre ore e mezzo), riducendo l'organico corale ed orchestrale. Altre scene sono state invece riassunte in prosa e affidate all'interpretazione del Teatro dei Pupi, oppure mutate in “melologo” sempre interpretato da un puparo. Le motivazioni, che hanno spinto il librettista e il compositore ad affrontare la figura dell'imperatore Federico Stupor Mundi, sono state la tragica attualità della guerra richiamata anche dalle poesie di Joseph Roth a cui s'ispira un aria di Federico (“Umida nebbia/di un'alba bianca”); il rapporto tra fede e politica influenzato dal Lutero di John Osborne che ha soprattutto ispirato la scena del Frate che vende indulgenze; un discorso sulla caducità del potere e della gloria; il desiderio di far convivere un linguaggio “alto” con un linguaggio “quotidiano”, mescolando atmosfere drammatiche con atmosfere intime (come la storia di Pier delle Vigne che ha amato la figlia di Federico ed ora è innamorato di Isabella d'Inghilterra), per questo accanto a passaggi decisamente poetici si rinvengono richiami al linguaggio di cantatori e di parolieri degli anni Settanta, cioè di quegli anni che hanno preceduto “l'avvento dell'era della spazzatura”.
Per la messa in scena dell'opera la direzione dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana è stata affidata al M Stewart Robertson, la regia a Valter Maltosti, le scene a Paolo Baroni, i costumi a Patrizia Tirino, le luci a Francesco dell'Elba, mentre i movimenti coreografici sono di Tommaso Massimo Rotella. Gli interpreti principali sono Randal Turner (Federico), Michela Sburlati (Isabella), Laura Cherici (Violante), Keith Olsen (Pier delle Vigne).
Marco Tutino (Milano, 1954) è uno dei maggiori compositori del teatro musicale italiano. Esponente a volte criticato della corrente “neoromantica”, egli è autore di importanti opere liriche che hanno contribuito in modo notevole al rilancio del teatro musicale nella seconda metà del Novecento e che hanno riscosso un notevole successo di pubblico e di critica: Pinocchio (1985), Cirano (1987), La Lupa (1990), Vite immaginarie (1990), Il Gatto con gli stivali (1994), Dylan Dog (1999), Peter Pan (2000), Vita (2002). Tutino è anche autore di numerose composizioni orchestrali, fra cui vanno ricordate Concerto per clarinetto e orchestra, Fantasmi rapiti, Il giardino segreto, Canzone d'amore, le musiche per il balletto Riccardo III, il Requiem per le vittime della mafia (composto con altri sei autori nel 1993), il Kirye e l'Agnus Dei per la Messa del Giubileo 2000 commissionata dalla Sagra Musicale Umbra a diversi autori italiani, Canto di Pace per tenore, coro e orchestra commissionato dal Teatro delle Muse di Ancona.
Giuseppe Di Leva è autore di saggi sul teatro, di radiodrammi e testi teatrali (Il tumulto dei Ciompi, Giulio Cesare, Racconto dei racconti evangelici); ha scritto diversi libretti d'opera per Hans Werner, Girolamo Arrigo, Lorenzo Ferrero e Carlo Galante; per Tutino, oltre al Federico II, ha scritto i libretti di La Lupa, Vite immaginarie, Il Gatto con gli stivali.

Andrea Chènier di Umberto Giordano

La seconda opera in cartellone è Andrea Chèner di Umberto Giordano (15-16-17 ottobre), un vero e proprio monumento del melodramma italiano da tempo assente dalle scene marchigiane. L'opera rientra in quel teatro musicale di stampo verista di cui Giordano è un esponente di primo piano e, per l'occasione, Luigi Illica ha scritto un libretto di grande forza drammatica e ricco di notevoli aperture poetiche, traendo ispirazione dalla drammatica esistenza di un poeta realmente esistito (1762-1794) e condannato alla ghigliottina durante il periodo del Terrore. L'opera, composta nel 1896, s'inquadra in quella ventata d'interesse che attraversa gli ambienti culturali italiani che, tra la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, nei confronti della Rivoluzione francese e del periodo napoleonico. Si tratta di una “moda” che trova la sua maggiore espressione nel teatro di Gioacchino Forzano, nelle opere di Mascagni (Il piccolo Marat) e di Giordano che, oltre ad Andrea Chènier, compone anche Madame Sans-Gene (1915). Secondo i dettami del melodramma i temi politici, in particolare quello della “rivoluzione che i suoi figli divora” e quello della distanza fra gli ideali rivoluzionari e la dura realtà , fanno da sfondo alla vicenda che è soprattutto un dramma della gelosia e della passione (due uomini si contendono l'amore della stessa donna). L'opera, che segna certamente il momento più alto della creatività e dell'ispirazione di Umberto Giordano, è tutta caratterizzata da una originale e indiscutibile vena musicale e contiene celebri brani pieni di passionalità e di forza espressiva come il suggestivo canto d'amore del primo atto di Andrea Chènier (Improvviso), la romanza Nemico della patria del suo avversario Gèrard, il brano La mamma morta della protagonista femminile Maddalena, l'arringa di difesa che Andrea pronuncia dinanzi al tribunale rivoluzionario (Sì, fui soldato). Infine nell'ultimo quadro è presente la romanza più bella dell'intera opera Come un bel dì di maggio, che rappresenta l'ispirato, raffinato, nobile, poetico addio di Chènier alla vita, mentre il duetto conclusivo dei due innamorati (Vicino a te s'acqueta) rinuncia alla raffinata intimità del brano precedente a favore di una certa “magniloquenza”. Il melodramma, coprodotto con lo Stadtthheater di Berna e il Teatro dell'Aquila di Fermo, è diretto dal M Carlo Palleschi, mentre la regia è di Eike Gramss, le scene di Kristoph Wagenknect e i costumi di Renate Schmitzen. Gli interpreti sono Ignacio Encinas e Emil Ivanov (Andrea Chènier), Genaro Sulvaran e Marzio Giossi (Gèrard), Maria Pia Ionata e Mina Tasca (Maddalena di Coigny).
La storia, ambientata a Parigi tra il 1789 e il 1794, ha inizio nel 1789 nel palazzo dei conti di Coigny dove si svolgono i preparativi per una festa, durante i quali il servo Gèrard manifesta il suo odio per i padroni (fatta eccezione per la contessina Maddalena di cui è segretamente innamorato) e compiange il vecchio padre che da sessanta anni indossa la livrea del servo. Inizia la festa anche se giungono da Parigi notizie preoccupanti. Fra gli invitati c'è il poeta Andrea Chènier che sollecitato dai presenti declama un suo inno all'amore e alla patria (“Un dì nell'azzurro spazio”), in cui condanna i soprusi della nobiltà ed esorta Maddalena a non disprezzare la poesia e l'amore. le danze sono interrotte dall'ingresso di una folla di miserabili fatti entrare da Gèrard, il quale viene scacciato insieme al padre. Nel secondo quadro la vicenda si sposta a Parigi nel 1794, quando Andrea Chènier è caduto in disgrazia ed è sorvegliato per conto del governo rivoluzionario da un “Incredibile”. Chènier riceve delle lettere da una sconosciuta che chiede aiuto e, senza ascoltate l'amico Roucher che l'invita a fuggire, incontra la giovane e scopre che si tratta di Maddalena rimasta sola e in miseria. I due s'innamorano ma Gèrard, divenuto un capo rivoluzionario, li sorprende insieme e, spinto dalla gelosia, si batte con Andrea Chènier rimanendo ferito. L'uomo però invita Andrea a fuggire e a proteggere Maddalena, dichiarando ai soccorritori di essere stato assalito da uno sconosciuto. Nel terzo quadro Andrea Chènier è stato catturato e Gèrard riceve l'incarico di redigere l'atto di accusa per il tribunale rivoluzionario, un compito che provoca in lui tormento e lacerazione (“Nemico della patria”). Chènier si difende dinanzi al tribunale e Gèrard per salvarla dichiara di aver scritto il falso, ma il pubblico accusatore chiede ed ottiene la condanna a morte del poeta. Il quarto quadro si svolge all'interno del carcere dove è rinchiuso Chènier che Gèrard non è riuscito a salvare. Mentre compone gli ultimi versi della sua vita (“Come un bel dì di maggio”), arriva Maddalena in compagnia di Gèrard. La giovane, offrendo denaro e i gioielli al carceriere, ottiene di prendere il posto di una giovane condannata a cui dà il proprio lasciapassare. I due innamorati affrontano insieme la morte con serenità , mentre Gèrard precipita nella disperazione.

Elisir d'amore di Gaetano Donizetti

La stagione prosegue con un'opera di grande fascino e popolarità come Elisir d'amore (29-30-31 ottobre), un capolavoro del melodramma romantico coprodotto con il Teatro dell'Aquila di Fermo e diretto dal M Mats Liljefors, mentre la regia è affidata a Michele Mirabella, le scene e i costumi sono di Paolo Rovati. Gli interpreti sono Cinzia Rizzone e Paola Cigna (Adina), Francesco Piccolo (Nemorino), Stefano Rinaldi Milani (Dulcamara) e Massimiliano Valleggi (Belcore). Nel 1832 Gaetano Donizetti infonde nuova linfa vitale al genere lirico comico, che sembrava aver toccato il suo vertice con le grandi prove rossiniane, grazie ad un'iniezione di teatro francese derivante dalla commedia Le philtre di Eugène Scribe a cui s'ispira il bel libretto di Felice Romani Elisir d'amore ebbe fin dal suo apparire uno straordinario successo derivante dalla freschezza della musica, dall'incisiva caratterizzazione dei personaggi, dalla felice ed efficace ambientazione contadina e campestre, lontana dai languori dei salotti borghesi, dallo scontro di violente passioni dei drammi storici allora in voga. Ci si muove in un mondo semplice e pulito, dove sopravvive tuttavia l'ingenua fede nella virtù magica di un filtro d'amore. Intorno a Nemorino, “eroe” dal cuore semplice , si muove un mondo di baldi villani e astute villanelle, fra cui spicca la ricca e capricciosa Adina, oggetto del desiderio del baldanzoso e arrogante sergente Belcore, mentre su tutti vigila come nume tutelare il dottor Dulcamara, medico ambulante e incallito imbroglione. L'opera è punteggiata di pezzi celebri come l'aria iniziale di Nemorino “Quanto è bella, quanto è cara” e quella di Adina “Chiedi all'aura lusinghiera”, altrettanto celebri sono la Cavatina e la Barcarola di Dulcamara, per concludere con Una furtiva lacrima una delle romanze più popolari ed amate di tutto il melodramma italiano.

<i<La Traviata di Giuseppe Verdi

Il terzo appuntamento della stagione jesina (6-7 novembre) è costituito da La Traviata, il più popolare capolavoro verdiano coprodotto con il Teatro Marrucino di Chieti. La tragica, commovente e appassionata storia d'amore di Violetta, una delle più grandi eroine di teatro musicale romantico, costituisce sempre un elemento di grande fascino per tutti gli appassionati del melodramma, la cui attenzione dovrà soffermarsi in particolare sulla regia firmata da grande Lindsay Kemp, già presente a Jesi con una splendida messa in scena del Flauto magico ed ora chiamato ad interpretare un testo musicale fortemente drammatico. Nel mettere in scena questa opera nel pieno rispetto del genio di Verdi, Kemp ha affermato: “Con l'occhio del pittore e del coreografo cerco di modellare il materiale visivo finchè corrisponde alle pulsioni musicali, mentre col cuore del vecchio ballerino drammatico cerco di mettere a fuoco le emozioni dei personaggi Offrire all'occhio qualcosa equivalente ai tesori all'orecchio”. L'artista inglese ha disegnato i costumi e si è affidato alle scene di Giuliano Spinelli, posticipando l'epoca dell'opera al 1890, ma lasciando immutato il contesto sociale all'interno del quale si svolge la vicenda, quel demi monde “dove l'alta società e la prostituzione si avvinghiano in un abbraccio di reciproca attrazione e repulsione, il lusso e la decadenza della Parigi tardo-ottocentesca espressa da Dumas, Proust, Baudelaire, Balzac, Degas, Manet, Renoir e Toulouse-Lautrec”. Kemp ha infine dichiarato di sentire una “attrazione immensa” per la storia di Violetta “con i suoi ingredienti d'infallibile forza emotiva: l'innamoramento ostacolato, il sacrificio, la morte, la collisione fra passione e rispettabilità “. Il personaggio della Dama delle Camelie – Margherita/Violetta è per lui “un archetipo che appartiene al vocabolario simbolico di tutti, ma negli anni io me ne sono identificato con tale intensità che in più occasioni mi sono persino spinto ad interpretare il ruolo in scena!”.
Diretta dal M Marzio Conti La Traviata è interpretata da Mora Lanfranchi e Paola Antonucci (Violetta), Alfredo Nigro (Alfredo) e Marcello Lippi (Germont padre).

Il balletto “Fuzzy time”

La stagione jesina si conclude infine il 12-13-14 novembre con la prima esecuzione assoluta del balletto Fuzzy time messo in scena dalla coreografa Rebecca Murgi su musiche originali di Bruno De Franceschi, con scene, luci e costumi di Lucio Diana, mentre lo stesso autore delle musiche salirà sul podio per dirigere l'Orchestra Filarmonica Marchigiana. La presentazione di questa novità nel campo della danza rientra in una tradizione ormai consolidata del Teatro Pergolesi iniziata nel 1994 con Otello del Balletto di Toscana e proseguita con Il lutto si addice ad Elettra (1995) con Carla Fracci, La Tempesta (1996) ancora con il Balletto di Toscana, Animarrovescio (La musica negli occhi) coreografia di Adriana Borrello (1999), Argonautika con coreografie di Abbondanza-Bertoni e la compagnia di Carolyn Carlson, EEE Errante Erotico Eretico (2001) su Osvaldo Licini con musiche di Giorgio Battistelli, Giovanna Marini e Luigi Giuliano Ceccarelli, Corto Maltese (2002) con musiche di Paolo Conte, Pollici Verdi (2003) con Antonella Ruggero e coreografie di Gilles Baron.

)(Alberto Pellegrino)


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