Un’ottima “Tosca” chiude la stagione lirica di Jesi


di Roberta Rocchetti

19 Dic 2022 - Commenti classica

Il Teatro Pergolesi di Jesi, gremito da un pubblico che ha tributato a tutti, meritatamente, grandi applausi, ha chiuso col quarto e ultimo titolo, Tosca di Puccini, la Stagione Lirica 2022.

(Fotografie di Stefano Binci)

Tosca è un’opera dalle mille sfaccettature, una delle più rappresentate al mondo forse anche per questo motivo oltre che ovviamente per l’indiscutibile e struggente bellezza della musica pucciniana. Ogni volta che ci si trova a guardarla si scorge un particolare, una possibilità drammaturgica, una via interpretativa, un particolare da far uscire dai misteriosi cassetti della comunicazione inconscia.

E ciò che è uscito dall’ombra in questa nuova produzione di Tosca andata in scena venerdì 16 dicembre al Teatro Pergolesi di Jesi sono proprio le ombre. La regia di Paul Emil Fourny ha deciso di mettere in evidenza soprattutto il destino, l’ineluttabilità di un epilogo scritto dall’inizio, sottolineato dalle larve di aspetto cadaverico che accompagnano i personaggi che durante la vicenda incontreranno la morte, dei doppelganger già defunti, come a sancire l’inesorabilità del finale.

Le scene, anche queste di Fourny e Patrik Méeus il quale ha curato anche le luci cupe e funzionali, non hanno evocato nessuno dei luoghi presenti nel dramma di Sardou, ma piuttosto un non luogo già anticamera di un oltretomba, dove finanche il pastorello interpretato da Petra Leonori che apre il terzo atto è in realtà un ectoplasma che svanisce tra architetture cimiteriali. Nonostante questo e soprattutto per questo il dramma conserva il suo carico di passione e attaccamento alla vita e quasi ci sorprendiamo vedendo Tosca precipitare da una prospettiva inedita che ci fa immaginare quanti lunghissimi secondi abbia avuto per pensare prima di incontrare il Fato, ma non prima di aver posato il lasciapassare sul petto del suo amante ormai inerme, come un viatico per un mondo meno crudele. I costumi di Giovanna Fiorentini, semplici e atemporali hanno seguito la linea interpretativa volta a rendere universale la vicenda. Abbiamo ascoltato nel ruolo del titolo Francesca Tiburzi, una vocalità piena soprattutto nel registro acuto, il soprano bergamasco ha scolpito i passaggi chiave del suo personaggio guadagnandosi lunghi applausi. Raffaele Abete nel ruolo di Mario Cavaradossi ha anche ottenuto le ovazioni del pubblico che gremiva la sala grazie alla sua interpretazione elegante e attuale, sostenuto da una buona portata vocale sa però calibrarne i pesi e predilige dare corpo alla credibilità dell’interpretazione piuttosto che a improbabili eroismi fuori luogo, un fluido velluto di buona qualità.

Ci ha colpiti molto lo Scarpia di Devid Cecconi, un canto tutto sul fiato, un fraseggio nel Te Deum che pochi sono in grado di sostenere, raffinatezza timbrica senza omissione di potenza, evidenziando un po’ di più la mefitica sensualità e la demoniaca ambiguità del personaggio può diventare uno Scarpia di riferimento.

Buoni anche il Cesare Angelotti di Alessandro Della Morte, il perfidissimo e molesto Spoletta di Orlando Polidoro e il sagrestano di Giacomo Medici. L’Orchestra Filarmonica Marchigiana ottima come da tradizione ha seguito le indicazioni del direttore Nir Kabaretti, il quale è sembrato voler dare inizialmente all’esecuzione, pur nella precisione stilistica, una dinamicità che a nostro gusto rischiava di togliere pathos e profondità soprattutto alle scene iniziali di passione tra i due protagonisti, ma già dall’entrata di Scarpia il suono si è colmato di intensità drammaturgica. Nella scena dell’interrogatorio di Cavaradossi il gioco di voci ci ha fatto sentire all’interno della scena, seduti a fianco dell’impavido condannato.

Ottimo il Coro Lirico Marchigiano V. Bellini diretto da Riccardo Serenelli, in questo caso affiancato dai Pueri Cantores D. Zamberletti diretti da Gian Luca Paolucci.

Con Tosca, che ha replicato domenica 18 dicembre, si è chiusa la 55esima stagione lirica della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi che da ottobre a dicembre ha proposto ben quattro titoli, tra cui un’opera inedita per un totale di 12 rappresentazioni. Ricordiamo inoltre la collaborazione con l’Università degli studi di Macerata e il sostegno della Regione Marche nel rendere alcune delle recite accessibili a ipovedenti, non vedenti, ipoudenti e non udenti grazie ad un progetto dedicato. I lunghi applausi tributati anche a questa Tosca sono il ringraziamento del pubblico.

Alla prossima.

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