A Trento “La Guerra Bianca. Vivere e morire sul fronte dei ghiacciai”


di Alberto Pellegrino

23 Mag 2016 - Altre Arti, Eventi e..., Arti Visive

Gruppo Adamello, Cresta Croce, cannone 149 G italiano sparava sul Corno di Cavento

TRENTO. La Provincia Autonoma di Trento, la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige e la Redazione di “National Geographic Italia” hanno allestito nel Palazzo delle Albere di Trento la mostra La Guerra Bianca. 1915-18: Vivere e morire sul fronte dei ghiacciai, che si inaugurata il 5 maggio e che resterà aperta fino 25 settembre 2016. Sono in esposizione settanta immagini di grande formato del fotografo Stefano Torrione, che per tre anni ha percorso la linea del fonte delle Alpi centro –orientali, muovendosi tra Lombardia, Trentino, Alto-Adige e Veneto e toccando le cime dell’Ortles, del Cevidale, dell’Adamello e della Marmolada.  Vi sono inoltre in mostra diverse immagini storiche messe a disposizione da alcuni musei coordinati dal Museo della guerra di Rovereto. «Il senso di questa iniziativa – dice Torrione – è quello di provare a recuperare ilGuerra Bianca legame, che c’è, tra un passato segnato dalla Grande Guerra e l’alta montagna, la natura che caratterizza questi ambienti. Ho cercato di mettere le tracce del conflitto dentro le fotografie, di fornire i segni del passaggio dell’uomo alle alte quote, dove prima di allora non si era mai combattuto. Sono luoghi magici, che hanno una loro sacralità, che fuori dal Trentino e dall’Alto Adige sono ancora poco conosciuti». Sono raffigurati gli aspri sentieri per salire verso i trinceramenti, gli sbarramenti dei reticolati, i crateri delle esplosioni, le trincee e le gallerie scavate nella dura pietra o nell’impervio terreno di montagna, i graffiti incisi sulla roccia e sulle pareti di legno degli alloggiamenti, le passerelle che si affacciavano sul vuoto, i cannoni e i fucili riaffiorati a causa del ritiro dei ghiacciai, i tanti oggetti personali conservati dal 100656338-dd62b037-2cf3-4fbf-a78f-692cac23f2d8 Musiculturaonlineghiaccio per circa cento anni (scarponi, guanti, rampini per arrampicarsi, fotografie di familiari, scatolette di cibo, ecc.). Viene in questo modo ricordato e documentato uno dei teatri di guerra più drammatici, dove i reparti alpini erano costretti a vivere, a combattere e a morire in condizioni proibitive, a quote che superavano a volte i 3 mila metri di altitudine con temperature estive molto elevate e che scendevano d’inverno e andavano 30 gradi sotto lo zero. La prima guerra mondiale è stata, in particolare, una guerra di montagna, perché mai era accaduto che si combattesse in modo continuativo a quote così alte come è accaduto per gli eserciti italiano e austriaco. Questa guerra bianca, combattuta tra 1915 e il 1918, in un lungo e sanguinoso conflitto per mantenere “le posizioni”, per conquistare, perdere, eGuerra Bianca riconquistare vette che spesso non avevano nessun valore strategico ed erano solo finalizzate a esaltare il valore e il prestigio dei due eserciti contrapposti. Vivere e combattere per anni tra quei disagi e in quelle condizioni climatiche ha provocato un alto numero di caduti non solo in combattimento, poiché un soldato su tre è deceduto per congelamento o per malattia a ulteriore testimonianza d’impervie condizioni in cui si combattuta la guerra d’alta montagna.

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