Tra arte e storia il Premio Malibran in omaggio al Castello Sforzesco di Milano


di Emanuela Rebeschi

22 Gen 2026 - Commenti classica

Sabato 17 gennaio, nella Sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano, l’Accademia Malibran ha presentato il Salotto Malibran – Premio Internazionale “Maria Malibran” alla Carriera 2025 – prestigiosa celebrazione delle eccellenze artistiche e culturali. L’evento è stato arricchito dagli interventi musicali del soprano Pamela Lucciarini accompagnata al pianoforte da Giovanni Battista Rigon.

(Foto di Nicoletta Pallanza)

Da sx: Callarà, Marcantoni, Mattio, Pezzoli, Zepponi

Tra le molteplici iniziative cui si apre il Castello Sforzesco di Milano, grazie alla direzione della Dr.ssa Francesca Tasso e della sua collaboratrice Dr.ssa Fiorella Mattio, si è avuta quella curata dal Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco in collaborazione con l’Accademia Internazionale Musicale Maria Malibran” di Altidona (FM), che celebra il legame storico tra Milano, “tempio” del melodramma, e le grandi personalità che hanno segnato la storia della lirica e della cultura. La Sala della Balla dello Sforzesco, trasformata in sala da concerto con a disposizione i più begli strumenti musicali, tra cui il pianoforte opera 01 di Tallone impiegato per l’occasione, ha ospitato, lo scorso sabato 17 gennaio 2026 alle ore 15,uno straordinario concerto dal titolo Salotto Malibran in onore degli insigni che hanno ricevuto il Premio Internazionale Maria Malibran alla Carriera 2025 alla sua prima edizione, tenutasi nel giugno 2025: Fiorenza Cossotto (mezzosoprano), Bruno de Simone (baritono), Wilma Vernocchi (soprano), Piero Mioli (storico della musica) e Paolo Sabbatini (Ambasciatore alla cultura). Per i primi quattro nomi non occorre esporre curricula al grande pubblico, in quanto universalmente noti e di chiara fama nel campo della lirica e in quello della storia ed estetica musicali. Meno noto ai più, ma non meno encomiabile, il Sabbatini che pure ha tenuto per decenni con decoro e passione i rapporti diplomatici del nostro paese con la Cina.

Le intenzioni della manifestazione sono state chiaramente esposte a tutti: onorare con un concerto non solo i premiati suddetti, ma anche il loro rapporto privilegiato e inevitabile con la città di Milano e i suoi luoghi cari all’immaginario musicale, artistico e storico, di cui il Castello Sforzesco è rappresentante par exellence.

Gli interventi e i contributi di Rossella Marcantoni (Presidente dell’Accademia M. Malibran), Fiorella Mattio, Sandro Pezzoli e di Andrea Zepponi (membri del Comitato Scientifico del Premio Internazionale Malibran) hanno accompagnato lo svolgersi del pomeriggio musicale con piccole e significative interviste ai premiati presenti, Wilma Vernocchi, Piero Mioli e, al telefono, Paolo Sabbatini. La Cossotto e De Simone, non presenti, sono stati evocati con tutta la dedizione possibile.

La presentazione dei vari momenti è stata svolta elegantemente da Alessandra Callarà, la quale non ha mancato di rimarcare quanto l’Accademia Malibran sia onorata di presentare alla città di Milano i Premiati con il “Malibran alla Carriera 2025” in un luogo tanto raggiunto e frequentato dalla maggior parte del turismo presente nella capitale lombarda. La lettura delle motivazioni del premio ha introdotto la parte musicale, che ha trovato visibilità nei deliziosi programmi di sala su cui campeggiava il logo dell’Accademia Malibran con l’effigie della mitica cantante dell’800, i profili dei due artisti, il soprano Mº Pamela Lucciarini e, al pianoforte, il Mº Giovanni Battista Rigon impegnati nel concerto cameristico dal titolo La melodia da camera: uno sguardo tra Italia e Francia,  rivelatosi molto più di una semplice esecuzione: è stato un raffinato itinerario intellettuale che ha saputo incantare il pubblico, accostando sapientemente l’Ottocento italiano e la mélodie francese della Belle Époque in una sinergia d’eccezione. Il successo è risieduto nella straordinaria intesa tra i due interpreti che si sono configurati come duo perfetto.

Pamela Lucciarini ha confermato le doti che l’hanno resa celebre: la sua formazione di clavicembalista è emersa in un controllo filologico impeccabile e in una pulizia d’emissione cristallina. Passando dai toni arguti dei “peccati di vecchiaia” di Rossini (Il rimprovero e La partenza) al lirismo patetico di Bellini, la Lucciarini ha mostrato una versatilità rara, sostenuta da una tecnica d’altri tempi.

Al suo fianco, Giovanni Battista Rigon, in veste di pianista, ha riaffermato la sua statura di direttore d’orchestra e raffinato camerista e ha permesso al pianoforte di farsi “voce narrante”. Particolarmente suggestiva è stata l’esecuzione solistica del Clair de lune di Debussy, dove il tocco di Rigon ha saputo ricreare quelle sfumature impressioniste che hanno poi avvolto i successivi brani vocali Beau soir e Deux Romances.

Da sx: Callarà, Vernocchi, Zepponi, Bigoni, Mattio

Tra i momenti salienti del programma è stata la transizione stilistica tra le due parti del programma: quello della sezione italiana in cui la dizione perfetta e la capacità di sfumare i suoni della Lucciarini hanno reso omaggio alla migliore tradizione del Belcanto, rendendo vivi e vibranti i sentimenti delle ariette belliniane La farfalletta, Malinconia e Per pietà bellidol mio, e quello della sezione francese, dove il vertice emotivo è stato raggiunto con À Cloris di Reynaldo Hahn, autore di cui è stato sensibilmente interpretato anche il brano Si mes vers avaient des ailes. In questo brano l’anima barocca della Lucciarini si è fusa perfettamente con la sensibilità decadente della musica creando un momento di sospensione temporale quasi magico.

In sintesi, l’evento è stato una vera e propria lezione di stile. La combinazione tra la precisione rigorosa del soprano e l’esperienza drammaturgica del pianista ha trasformato ogni brano in un piccolo quadro d’epoca, salutato da lunghi e calorosi applausi. Un appuntamento che ha celebrato la musica da camera nella sua accezione più alta e più colta.

Terzo soggetto dell’evento, dopo il Museo Strumenti Musicali del Castello Sforzesco e l’Accademia Malibran, era la cospicua associazione cittadina dalla lunga e nobile storia, Famiglia Artistica Milanese (FAM), tra i cui frequentatori si contano i nomi illustri di Verdi, di Boito, di Puccini e di grandi artisti della penna e del pennello. Il Comitato Direttivo della FAM, nella persona del Dr. Marco Bigoni, figlio del soprano scomparso Maria Luisa Gavioli già amica e consocia di Wilma Vernocchi, ha pensato bene di cogliere l’occasione per ricordare e celebrare la loro carissima conoscenza e i tanti rapporti intrecciati con l’Associazione, durante la sua carriera scaligera, dalla stessa Vernocchi, alla quale è stato conferito un riconoscimento accolto con commozione e grato ricordo.

Zepponi, Pezzoli, Mioli

È seguita una esibizione del soprano nell’aria da camera di F. P. Tosti dal titolo Ancora!… eseguita insieme al tocco delicato del Mº Rigon. Il pezzo, coronato dagli applausi del pubblico intervenuto su prenotazione, ha funzionato come graditissimo bis finale di tutto il concerto.

Tag: , , , ,

One response

  1. Ester Milani ha detto:

    Tutto entusiasmante . Bellissimo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *