Torino: Settembre Musica il programma del 19


18 Set 2001 - News classica

Programma di mercoledì 19 settembre

Alle ore 17
al teatro Gobetti replica dello spettacolo del teatro di marionette d'ombre “Wayang kulit” Racconti dal poema epico Ramayana, Taham, dalang (burattinaio-narratore); Cantanti e musicisti del complesso Mulya Bhakti; Endo Suanda, direttore artistico.
Wayang kulit – il teatro delle ombre
Nel presentare i principali caratteri della musica a Giava, non è possibile prescindere dallo stretto legame che essa intrattiene con la danza e il teatro. In particolare il teatro delle ombre, wayang kulit, costituisce la forma di spettacolo nella quale la parola, spesso can-tata, si integra con la musica strumentale, il gesto e la raffigurazione. Wayang è un termine generale che indica spettacolo, ma anche ombra. Scrive Di Bernardi nel suo Introduzione allo studio del teatro indonesiano (Firenze, La casa Usher): Wayang nella lingua giavanese. definisce un'area semantica molto vasta al cui interno si collocano senza una netta distinzione sia fenomeni rituali che spettacoli di intrattenimento. L'origine etimologica di wayang – da bayang o “ombra” – rinvia a una funzione rituale legata all'evocazione degli antenati protettori; la parola yang (o hyang) infatti significa in diverse lingue indigene “spirito”, “antenato mitico”. Non c'è forma di teatro tradizionale che non mantenga in maniera più o meno evidente questo legame con il culto degli antenati, il sostrato più antico delle religioni attualmente professate (p. 14). Kulit è il termine per cuoio, il materiale con cui sono costruite le figure manovrate dal dalang (burattinaio e narratore). Nella tradizione giavanese gli spettacoli, nei quali fondamentale è la componente sonora e musicale, hanno dunque un ruolo sacro e rituale. In particolare, tale sistema fortemente connotato in senso spirituale nel quale si integrano suono, gesto e immagine, trova nel teatro delle ombre una delle sue espressioni più arcaiche e più forti. La rappresentazione del wayang kulit è accompagnata da un gamelan che sottolinea, con brani appropriati, le diverse situazioni narrative e drammatiche rappresentate dal dalang. à il dalang, con appositi segnali della voce e mediante colpi convenzionali prodotti battendo sulla cassa di legno dei pupazzi con un martelletto (cempala) manovrato con un piede, a fornire indicazioni ai musicisti. I segnali riguardano i brani da eseguire in co!
rrispondenza di particolari situazioni teatrali, come anche le variazioni di tempo e intensità nell'esecuzione di un dato brano. Tale rapporto continuo tra burattinaio e musicisti si rende necessario dato il largo spazio che, anche nel teatro delle ombre, occupa l'improvvisazione. All'interno di una sequenza prefissata di situazioni narrative che inizia con la presentazione dei personaggi, continua con l'esposizione dell'argomento della rappresentazione, per giungere allo scon-tro finale, il dalang può improvvisare largamente nell'articolazione interna di ciascuna di queste parti. à il burattinaio a narrare la storia, interpretando con grande maestria e capacità di controllo dei mezzi vocali i ruoli di tutti i personaggi con la propria voce. Nel fare ciò egli utilizza tanto il registro parlato che quello cantato. Nelle sequenze dialogate il narratore usa i tre differenti livelli della lingua giavanese moderna (alto, medio e basso) a seconda dello status dei personaggi, mentre per i canti (suluk) utilizza il giavanese classico di ascendenze letterarie. In una simbologia molto forte, la serata di rappresentazione del wayang kulit si articola in tre parti, ciascuna contraddistinta dall'uso di un diverso modo musicale (pathet). I tre modi della musica giavanese si distinguono tra loro per tipologie melodiche alle quali sono associati diversi stati d'animo. Questi tre sistemi modali trovano una loro sintesi nella notte del teatro delle ombre. Tradizionalmente infatti, una rappresentazione di wayang kulit si svolgeva all'incirca dal tramonto all'alba. Essa viene divisa idealmente in tre parti, ciascuna caratterizzata da un diverso clima musicale. La prima, che dura fino a mezza-notte circa, corrisponde alla fase nella quale il dalang presenta i personaggi principali della rappresentazione. Filosoficamente questo periodo è paragonato all'infanzia o alla giovinezza, nella quale si apprendono i codici di comportamento. La seconda dura all'incirca fin verso le tre del mattino. In questa fase il dramma prende vigore.!
Essa inizia con una scena centrale del wayang kulit, il gara-gara, traducibile con “sconvolgimento della natura”, alla quale segue una serie di peripezie dell'eroe principale. Questa fase, contraddistinta da un diverso clima musicale viene invece fatta corrispondere alla età matura, attiva e ricca di esperienze. La terza fase, caratterizzata da scene di battaglia è contraddistinta da un ulteriore clima musicale ed è associata alla saggezza che deriva dall'esperienza. Così come nei modi musicali dell'antica Grecia e del nostro Medioevo, ma anche come nei raga della musica indiana, a determinate scale musicali e formule melodiche, corrispondono a Giava particolari stati d'animo. Gli argomenti privilegiati nelle rappresentazioni teatrali sono derivati dall'epica indù del Mahabharata e del Ramayana, diffusasi in Indonesia come anche in altri paesi del Sud-est asiatico continentale a partire dal IX secolo d.C. L'importanza di questi testi risiede non soltanto nel loro valore rituale e artistico, ma anche nel fatto che essi costituiscono ancor oggi fonte per un codice etico e di comportamento. L'epica del Ramayana, rappresentata nella rassegna torinese, racconta della guerra che il principe Rama, aiutato dall'armata delle scimmie tra cui spicca Hanuman, la scimmia bianca dotata di poteri magici, muove contro il re dei demoni Ravana. Il motivo della contesa è il rapimento della consorte di Rama, la principessa Sita da parte di Ravana. La storia, che si conclude con la vittoria di Rama, si articola in un numero pressochè infinito di episodi, che vedono come protagonisti, oltre agli eroi principali, uno stuolo di altri personaggi che vanno dai demoni alle scimmie, a mitici uccelli tra cui Garuda. La musica accompagna le azioni di questi personaggi illustrando attraverso i suoni il loro carattere secondo distinzioni sottili, spesso difficili da interpretare per uno spettatore occi-dentale. La distinzione principale è tra personaggi delicati, raffinati (alus) e vigorosi (kasar). Ma, all'interno di ciascuna tipologia!
, esistono numerosi sotto-tipi ai quali sono associati brani musicali diversi. Cosicchè i testi e la tradizione indicano quale brano vada eseguito per accompagnare l'azione di un re raffinato, diverso da quello da suonare per un re raffinato seduto sul suo trono, o per un nobile raffinato, o per un primo incontro tra due personaggi di questo tipo. Interessanti sono infine, all'interno di questo elaborato sistema musicale, le peculiari concezioni musicali per cui alcune formalizzazioni sonore sono associate a determinati significati o situazioni teatrali. Un esempio fra tanti: uno dei brani che accompagna lo scontro e la battaglia, gangsaran, è costituito dalla continua ripetizione di un solo suono da parte di tutti gli strumenti, o dall'alternanza ripetuta di due soli suoni. Una situazione musicale (la battaglia) che nella tradizione occidentale è espressa con con-citazione, intensificazione ritmica, squilli verso l'acuto, è resa a Giava, al contrario, attraverso un'estrema rarefazione delle risorse musicali. à proprio in questa complessità e densità di significati e simboli che si può individuare, in rapporto al teatro, ma anche al rito, un altro aspetto del grande interesse e fascino della musica a Giava.

Alle ore 21
al Teatro Carignano si conclude il progetto Giava, Indonesia con lo spettacolo di danze delle maschere di Cirebon Topeng di Cirebon.
Topeng di Cirebon – la danza delle maschere Cirebon e le arti tradizionali
Il topeng è una forma di teatro danzato i cui interpreti compaiono mascherati che si incontra comunemente nelle isole di Giava e di Bali. Indramayu, nella regione di Cirebon, appartiene all'area culturale caratteristica della costa settentrionale dell'isola di Giava, conosciuta come “cultura di Pasisir”, cui fanno riferimento specifiche espressioni artisti che sviluppatesi nel corso dei secoli XV e XVI, allorquando Giava mutava le sue caratteristiche culturali, politiche e religiose passando dall'induismo all'islam. A quel tempo, wayang, il teatro delle ombre, e topeng si erano diffusi a Giava e Bali così come a Lombok, Sumatra e nei territori del Sud-est asiatico. Ancora oggi è possibile riscontrare analogie tra tutte le tradizioni wayang e topeng di Giava, Madura e Bali, soprattutto per quanto riguarda le fattezze delle marionette e delle maschere, le tecniche vocali e i movimenti delle danze. L'area culturale di Cirebon si estende tra la regione di Sunda a ovest e quella di Giava-centro a est, e ciò ha spinto a identificarla come una mescolanza tra queste ultime. Benchè in questa affermazione sussistano elementi di verità , da un punto di vista storico la cultura di Cirebon può forse essere considerata come un elemento di continuità con la prima cultura islamica e la cultura induista preesistente. Quello di Cirebon fu il primo regno di Giava ad avere come obiettivo principale l'insegnamento dell'islam, e il suo primo re, Gunung Jati, era uno dei Wali Sanga o Nove Santi islamici cui è attribuita l'introduzione dell'islam a Giava nel corso del XVI secolo. Il nuovo movimento religioso non eliminò però la cultura precedente, ma le consentì al contrario uno sviluppo adottando taluni degli elementi che la componevano, modificandoli e impregnandoli di spirito islamico. Ancora oggi numerosi abitanti di Cirebon attribuiscono all'opera del Wali Sanga la propria eredità culturale, il wayang (l'arte delle marionette) come il topeng (teatro in maschera) o il gamelan (complesso strumentale). In quanto forma d'arte tra!
dizionale, il topeng non è semplicemente un'arte rivolta alla rappresentazione; da una parte è legato a numerose altre forme d'arte, dall'altra si collega a diversi elementi socio-culturali e spirituali della società tradizionale cui appartiene. Così, ad esempio, non si limita a condividere i personaggi tipici dei racconti del wayang, ma spartisce con questo lo spazio temporale – il giorno per il topeng e la sera per il wayang – o addirittura l'organizzazione familiare dello spettacolo (la combinazione ideale si realizza quando il padre è dalang, burattinaio, la madre musicista e la figlia danzatrice o cantante di topeng). La forma sofisticata e le tecniche di danza del topeng sono molto elaborate e definite perchè il topeng si è sviluppato attraverso solide tradizioni di antiche famiglie specializzatesi in quest'arte, che di generazione in generazione hanno sviluppato un'autentica professionalità . La danza non viene considerata soltanto un'attività artistica ma anche spirituale, poichè il topeng viene considerato veicolo di particolari poteri; gli artisti poi hanno un compito particolare, quello di curare e benedire la comunità , acquisendo un ruolo di responsabilità nella vita sociale della comunità che va al di là dello spettacolo. Ancor oggi, pur se in tono minore, il topeng ricopre questo ruolo inserendosi nelle cerimonie funebri, nei rituali centrati sul mare come sulle attività agricole o nei riti iniziatici. In passato accadeva che chi si ammalava chiedesse le cure spirituali del maestro di danza o che un neonato venisse portato sulla scena per ricevere il proprio nome dal danzatore di topeng, venendo riconosciuto come figlio spirituale del maestro.

I biglietti per il concerto pomeridiano sono ESAURITI, mentre per il concerto serale i biglietti a lire 35.000 sono in vendita dalle 20.15 alla biglietteria del Teatro Carignano.

Per informazioni: tel. 011/442.4703 fax 011/443.4427
e-mail: settembre.musica@comune.torino.it

(a cura dell'Ufficio Stampa)


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