Successo per “Parenti Serpenti” con Lello Arena a Fano


di Roberta Rocchetti

29 Dic 2021 - Commenti teatro

Al Teatro della Fortuna di Fano, per la rassegna “FanoTeatro”, è andata in scena Parenti Serpenti di Carmine Amoroso, con Lello Arena, per la regia di Luciano Melchionna. Spettacolo perfetto, divertente e anche di una struggente malinconia. Tanti applausi per tutti.

(Le fotografie senza indicazione sono di Tommaso Le Pera)

Una Fano illuminata a festa nonostante lo slalom che tutti siamo costretti a fare tra le “bombe” che ancora ci lancia la piaga della pandemia ci ha accolto al nostro arrivo al Teatro della Fortuna nella sera di martedì 28 dicembre dove siamo giunti per assistere all’ultimo appuntamento che comunque si ripeterà anche il 29 e il 30 della rassegna FanoTeatro.

Parenti Serpenti di Carmine Amoroso, inizialmente scritto per il teatro dove ricevette al suo esordio un’accoglienza abbastanza tiepida, ricevette la sua definitiva consacrazione e rivalutazione nel 1992 grazie al film di Mario Monicelli, da allora anche il suo cammino a teatro è privo di ostacoli, come testimonia anche la platea fanese ben piena.

Protagonista della pièce un esilarante ed insieme struggente Lello Arena nel ruolo di Saverio, il nonno un po’ svanito, un po’ cinico, ma non abbastanza cinico da prevedere il finale a cui lo sottoporranno i figli, amorali, anaffettivi, nevrotici, avidi e incapaci di empatia, sorte alla quale andrà incontro insieme alla compagna di una vita, la moglie Trieste.

Amoroso descrive, usando figli, generi e nuore della coppia Saverio – Trieste tutte le miserie culturali della nostra epoca, partendo dalla figlia Lina, sposata con Michele, classico esponente del peggior stereotipo del maschio latino, è una bibliotecaria insoddisfatta e repressa che cerca di livellare con la malevolenza e la maldicenza la sua infelicità con quella altrui,  per poi proseguire con Milena che deve le proprie nevrosi all’incapacità di avere figli e alla depressione che l’attanaglia, dalla quale neanche il marito Filippo può sollevarla. Segue la figliolanza maschile: Alessandro, debole e vigliacco, sposato con Gina, emiliana appassionata di discipline orientali sessualmente disinibita e per questo odiata dalle altre donne della famiglia, chiude la carrellata Alfredo, incapace inizialmente di dichiarare la propria omosessualità farà outing in corso d’opera.

Quando i due anziani genitori approfittano del pranzo natalizio che li vede tutti riuniti per annunciare che a causa del sopravvenire di acciacchi sempre più ingestibili hanno deciso di andare a vivere con uno dei figli e di lasciare ai figli stessi la scelta su chi dovrà ospitarli con la ricompensa della metà di una modesta pensione e di una casa ormai fatiscente si muta la farsa in tragedia ed emergono le miserie umane di soggetti in realtà incapaci di umanità, ognuno perso dietro obiettivi fumosi e indotti da una cultura basata sull’io.

Questo li porta all’epilogo, triste soprattutto per chi lo mette in pratica.

Lello Arena si fa affiancare da Giorgia Trasselli nel ruolo di Trieste e da Raffaele Ausiello, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Anna Rita Vitolo. La regia è di Luciano Melchionna, le scene di Roberto Crea, costumi di Milla, musiche di Stag.

Compagnia ben assortita e dai tempi teatrali perfetti, sotto una regia attenta, mai banale ma mai alla ricerca di effetti di vuota originalità, uno di quegli spettacoli che bisognerebbe rivedere più di una volta per cogliere gli effetti di insieme nei quali nessuno si trova sul palco inutilmente.

Pubblico divertito nei tanti momenti comici della pièce, ma che lascia il teatro anche con struggente malinconia per il tema ancora attualissimo, anzi forse più attuale del tempo nel quale venne concepito e che genera quello che il teatro deve generare, una riflessione attraverso l’arte. Molti minuti di applausi per tutti alla chiusura del sipario.

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