Successo per “La Bohème” a Jesi


di Roberta Rocchetti

29 Dic 2025 - Commenti classica, Senza categoria

“Tradizionale” e raffinata versione de “La Bohème” di Puccini, al Teatro pergolesi di Jesi, in collaborazione con l’Opera-Théatre de l’Eurométropole de Metz. Coppia superlativa Giulia Mazzola (Musetta) e Daniele Terenzi (Marcello). Ottima la Mimì di Elisa Verzier.

(Foto di Marco Pozzi)

A pochi giorni dal Natale 2025 la stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi si chiude con l’atmosfera al profumo di assenzio della Bohème di Puccini.

Assenzio che in questo caso profuma anche con più intensità dal momento che la produzione del teatro marchigiano in collaborazione con l‘Opera-Théatre de l’Eurométropole de Metz affidata alla regia di Paul-Émile Fourny, regista ormai di casa a Jesi, è stata pensata morbidamente adagiata nel rassicurante abbraccio della tradizione. Ambientata a Parigi in quella Belle Époque che nella sua frizzante e luccicante buccia esteriore custodiva gli agghiaccianti embrioni delle due terribili guerre a venire, l’ultimo ballo sul baratro di un continente, di un mondo, ubriaco.

Con l’ausilio delle scene di Valentina Bressan e i costumi di Dominique Louis la scena si apre sulla fredda cantina dei quattro scapigliati dalla cui impolverata finestra si intravedono roteare le pale del Moulin Rouge illuminate dalle luci di Patrick Méeüs, emblematico, dal momento che la sua prima sede originale bruciò nel 1915, come l’Europa, come quel mondo destinato a mai più tornare.

Tradizionale dicevamo, ma con idee fresche e dinamiche, come l’angolo all’ombra di un tulle nero che vela leggermente la visione ma da cui è possibile osservare cosa accade oltre la porta chiusa dell’appartamento dei ragazzi e vediamo che Mimì non arriva da Rodolfo per caso, ma attraverso un piano da lei ben studiato proprio per consentirle di conoscere quel ragazzo per cui sicuramente palpita già da un po’, un luogo che torna utile poi a sviluppare altri retroscena e a volte a contenere parte del coro. I costumi sono colorati, dai toni decisi, pailettes, scollature, scosciature e pizzi per l’universo femminile, ovviamente più sobri e neutri gli uomini, la zimarra è un cappotto di pelle nera.

Non mancavano ovviamente le ballerine di cancan, se l’opera esalasse anche un profumo qui ci saremmo inebriati, oltre che di assenzio, di Coty.

Sul piano vocale purtroppo sono state annunciate a distanza di poco due indisposizioni, la prima quella del protagonista maschile Rodolfo/Matteo Roma e a seguire quella di Schaunard/Giacomo Medici, entrambi hanno comunque deciso di portare a termine la recita e a parte qualche ovvio e strategico risparmio di fiato la resa vocale non ha risentito troppo dell’intoppo e il loro coraggio e la loro generosità sono stati premiati con l’applauso riconoscente del pubblico.

Elisa Verzier è stata una Mimì raffinata, dalla vocalità aerea ed elegante, un’ottima capacità di gestire i suoni che terminano verso pianissimi delicati, ha dato corpo ad una ragazza giovane, che cammina nella vita in punta di piedi.

Siamo stati molto favorevolmente colpiti dalla Musetta di Giulia Mazzola, voce agile, duttile, dallo squillo argentino ma corposo, abilità interpretativa, apparente facilità nel gestire passaggi non sempre facili e che non a tutte riescono nella bellissima aria che Puccini ha scritto per questo personaggio; degno di tanta Musetta è il Marcello di Daniele Terenzi, bellissimo timbro, caldo e ambrato, potenza, volume, pienezza. Una coppia superlativa.

Ottimo anche il Colline di Eugenio Di Lieto, che si è guadagnato un applauso personale con la sua malinconica aria di addio alla zimarra.

Chiudono il cast Stefano Gennari, pimpante Alcindoro, Andrea Pistolesi come Sergente dei doganieri, Alessandro Pucci che ha vestito i panni di Parpignol e del venditore e il doganiere di Bruno Venanzi.

La direzione di Jacopo Rivani è stata come annunciato in conferenza stampa un crescendo di drammaticità e profondità, partendo da un primo quadro frizzante e dinamico come la gioventù, per passare alla passione matura del secondo e terzo quadro, fino alla drammatica incisività del quarto. L’Orchestra Filarmonica Marchigiana con l’ausilio della Banda Musicale “Salvadei” insieme al Coro Lirico Marchigiano “V Bellini” diretto da Massimo Fiocchi Malaspina e agli stupendi Pueri Cantores “D Zamberletti” guidati da Gian Luca Paolucci sono stati come sempre la precisa, professionale e impeccabile colonna portante della musica che abbiamo avuto la gioia di ascoltare.

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