Successo del “Il Barbiere di Siviglia” rossiniano ad Ancona
di Roberta Rocchetti
9 Dic 2025 - Commenti classica
“Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini chiude la stagione lirica del Teatro delle Muse di Ancona. Successo pieno per tutti a fine recita.
(Foto di Marilena Imbrescia)
Il cigno di Pesaro sbarca ad Ancona, è infatti con Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini che si conclude il tandem di opere previsto per la stagione 2025 dal teatro dorico.
Un allestimento storico quello di Damiano Michieletto progettato per il Maggio Musicale Fiorentino e tra quelli che ha consacrato il regista come uno dei più innovativi creatori teatrali degli ultimi decenni nonché uno tra i più discussi, regia in questo caso ripresa da Tommaso Franchin.


Uno scenario giocoso e surreale ma minimale, poche sedie, dei cuscini, qualche palloncino e la capacità di Michieletto di sfruttare ogni nota a fini drammaturgici.
Ricordiamo che quella che a volte chiamiamo “regia” in realtà è un compendio di varie competenze, tra cui scene e costumi, ma se parliamo di regia vera e propria cioè del dover gestire movimento e recitazione degli attori in scena dobbiamo dire che pochi come Damiano Michieletto riescono a creare dei meccanismi precisi e fruttuosi, con delle vere chicche di originale genialità senza mai lasciare un solo gesto fine a sé stesso.


All’apertura del sipario la sensazione di trovarsi all’interno di un quadro di Jack Vettriano è tangibile, con uomini in abito scuro che lottano, vorticano e danzano con gli ombrelli trascinati dal vento, ombrelli che serviranno poi a coadiuvare le scene illuminate dalle luci di Alessandro Carletti , i costumi di Carla Teti ricordano il mai abbastanza compianto genio di Franco Dragone, la sua capacità di creare mondi magici e profumati di fiaba e zucchero filato messa al servizio del Cirque du Soleil rendendolo uno degli spettacoli più visti al mondo.


Pietro Adaini tenore siciliano ha delineato un Almaviva autentico ed umano, dotato di timbro adamantino gioca bene sulle agilità sia fisiche che vocali.
Esilarante ed inquietante il Don Basilio di Eugenio di Lieto presentato come un rettile dalla lunga coda che si muove sulla scena in maniera insinuante e scomposta ha ben delineato la personalità doppia e intrigante del personaggio a lui affidato.



Bravissima la Berta di Melissa D’Ottavi vocalità imponente tanto da emergere chiara e netta anche nelle parti d’insieme, ha regalato al pubblico un vero gioiellino nella sua aria Il vecchiotto cerca moglie, che per volontà registica viene cantata producendosi in uno streap tease con tanto di performance sulla sedia, per ironia della sorte in questo mese abbiamo assistito a tre opere di genere molto diverso: L’Olimpiade di Pergolesi, Così fan Tutte di Mozart e Il Barbiere di Rossini e tutte e tre ad un certo punto prevedevano che una delle protagoniste si rifacesse appunto alla famosa scena della danza a cavallo della sedia creata da Josef von Sternberg per Marlene Dietrich ne L’Angelo Azzurro; essendo la prossima che abbiamo in programma Bohème temiamo di doverla vedere una quarta volta questa sedia in mano a Musetta, la quale forse sarebbe la più legittimata a brandirla durante la sua aria al Cafè Momus.




Ci è piaciuto molto il Figaro di Hae Kang crediamo che il baritono coreano abbia davanti un luminoso cammino, voce piena, ambrata, grande e duttile, è spigliato sulla scena, trasmette buone energie, si diverte e si vede, un vero animale da palcoscenico, ne sentiremo parlare e bene.


Alexandra Meteleva, giovanissimo mezzo-soprano russo ha dato vita ad una Rosina dalla vocalità agile e sbarazzina, tipicamente rossiniana, ottima presenza scenica e padronanza del personaggio.
Don Bartolo è stato portato in scena da Giuseppe Toia, voce dal colore morbido e capacità di gestire ottimamente un ruolo dai fraseggi musicali impervi ne fanno un ottimo interprete.



Fiorello è stato portato in scena da Davide Chiodo, chiude il cast l’ufficiale di Stefano Fagioli.
L’Orchestra Filarmonica Marchigiana è stata guidata dalla lieve bacchetta di Jacopo Brusa che con Rossini ha familiarità e dimestichezza; tuttavia, l’impressione globale è che nella messa in scena mancasse un po’ di verve pur non riuscendo a trovare un solo settore specifico a cui addebitare del tutto questo leggero calo di tensione.


Magnifico il Coro del Teatro Ventidio Basso guidato da Pasquale Veleno.
Successo pieno per tutti a fine recita.


