Successo a Jesi per “Suite Italienne” e “Lesbina e Milo”


di Roberta Rocchetti

19 Ott 2020 - Commenti classica, Commenti Danza

Foto di Stefano Binci

Spirito napoletano e bellezza a Jesi inaugurano con grande successo la 53esimaStagione Lirica del Teatro Pergolesi con il balletto Suite Italienne di Stravinskij e l’intermezzo Lesbina e Milo di Giuseppe Vignola.

JESI – Stavo tornando da Napoli quando mi è squillato il telefono e mi è stato proposto di assistere allo spettacolo andato in scena domenica 18 ottobre al Teatro Pergolesi di Jesi.

Percepivo ancora l’essenza dello spirito del genius loci di quei luoghi, sovrintendente di terre tragiche e soavi, di sangue e profumi inestinguibili, di morte e vita intese nella loro espressione più estrema.

Ho accettato dunque con molto piacere di immergermi nell’atmosfera  partenopea dello spettacolo che ha proposto il dittico composto dal balletto Pulcinella di Igor Stravinskij messo in scena dai ballerini e coreografi Sasha Riva e Simone Repele e la prima esecuzione in epoca moderna dei tre intermezzi in musica Lesbina e Milo composti nel 1707 dal napoletano Giuseppe Vignola ed in origine inseriti nell’opera La fede tradita e vendicata di Francesco Gasparini e che sono stati invece stavolta proposti intervallati da composizioni di scuola napoletana come i Concerti per Violoncello, archi e basso continuo di Nicola Fiorenza e Nicola Antonio Porpora.

Questo omaggio alla cultura partenopea e a Pulcinella in particolare non è casuale nel labirintico calvario della pandemia che sta flagellando il pianeta ormai da molti mesi e dove il teatro è uno dei settori che ha risentito di più delle inevitabili restrizioni sanitarie.

IL BALLETTO

È nell’essenza dell’archetipo rappresentato dalla maschera napoletana, lo spirito di adattamento, la genialità, l’ottimismo, l’ironia, l’allegria, che il teatro vuole ritrovare la forza di rialzarsi, di superare le difficoltà del momento e magari trovare anche il modo di riderci su con un terapeutico fatalismo.

Il balletto Pulcinella fu composto da Stavinskij su sollecitazione del leggendario impresario dei Balletts Russes Sergej Djaghilev che dopo aver reperito durante un viaggio a Napoli alcuni lavori incompiuti di Giovan Battista Pergolesi li propose al musicista russo così da ricavarne un balletto dopo averli opportunamente riorchestrati. La genesi non fu semplice ma alla fine la collaborazione tra Stravinskij compositore, Massine coreografo e nientemeno che Pablo Picasso per le scene e i costumi trovò la quadratura del cerchio e il balletto vide la luce, esattamente 100 anni fa.

Al Pergolesi di Jesi i costumi curati da Anna Biagiotti hanno lasciato addosso a Pulcinella quello disegnato dal genio spagnolo.

La Suite Italienne di Stravinskij alla quale hanno musicalmente dato vita Riccardo Pes al violoncello e Andrea Boscutti al pianoforte ha accompagnato l’appassionata narrazione danzata di Riva e Repele i quali hanno tessuto tra le figure coreutiche evocazioni di personaggi che sono l’essenza stessa di Napoli, abbiamo intravisto l’uomo morente con le mani sul volto di Pompei, Totò, Sofia Loren e su tutti ovviamente la personificazione di Napoli, Pulcinella, figura inquietante e rasserenante insieme, di sesso indefinito, quasi un coribante a spasso nei secoli, che sceglie con cura le persone da ammaliare per sempre aprendo loro le porte sulla magia profonda di questa città.

I due interpreti hanno saputo tenere in tensione l’atmosfera incantata creata già dalle prime note, la bellezza e sinuosità dei corpi, l’altissima tecnica e l’originalità coreografica hanno catturato l’attenzione del pubblico dalla prima all’ultima nota.

L’INTERMEZZO

Lesbina e Milo intermezzo buffo della seconda parte dello spettacolo, diremmo una spremuta di settecento napoletano, ha mantenuto la sua caratteristica ambivalente, gioia e dolore, tristezza e speranza, tra un atto e l’altro i malinconici concerti per Violoncello di Nicola Fiorenza e Nicola Antonio Porpora ci ricordavano anche con l’aiuto di proiezioni sul sipario che i teatri sono stati molte volte fermati da guerre, incendi, distruzioni di ogni genere, ma sempre hanno saputo rinascere dalle proprie macerie, infondendo nel pubblico la positiva certezza che è ciò che accadrà anche questa volta, pur trattandosi di macerie di diversa origine il teatro saprà rinascere.

I protagonisti dell’ intermezzo di Giuseppe Vignola su libretto di Carlo De Petris (revisione critica di Maria Chiara Olmetti) erano Giulia Bolcato soprano eclettico già noto nei grandi teatri con un repertorio che va da Gilda a Norina ad Astrifiammante e Alberto Allegrezza tenore corinaldese che ci ha piacevolmente stupito, entrambi in un contesto molto consono alla propria vocalità si sono espressi ottimamente anche dal punto di vista recitativo grazie anche alla regia dinamica ma pulita regia di Dada Colonna la quale ha enfatizzato con estrema ironia il contenuto erotico della narrazione. Il Direttore Marco Feruglio ha diretto l’Orchestra Filarmonica Marchigiana con nettezza di suono e pathos emotivo, belle le scene Benito Leonori e i costumi della Sartoria Teatrale Fondazione Pergolesi Spontini funzionali ed evocativi seppur essenziali, a ricordare che i nostri teatri celano grandi professionalità senza clamore di cui dovremmo andare molto fieri.

IL SUCCESSO

Grande successo di pubblico per entrambe le rappresentazioni, il lungo applauso ha premiato la professionalità, l’emozione donata, l’arte con tutto quello che contiene e sicuramente anche il coraggio di allestire spettacoli facendo lo slalom tra mille difficoltà le quali in ogni caso non riescono e non riusciranno a fermare la bellezza che in questa serata è stata elargita a grandi mani. Rubiamo allo spirito napoletano la capacità di navigare nelle tempeste tenendo sempre un occhio al faro della gioia di vivere e della speranza e ne usciremo prima e meglio e non solo per quello che riguarda il teatro.

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