Straordinaria “Notre Dame de Paris” a Pesaro


di Chiara Gamurrini

4 Mag 2026 - Commenti live!

“Notre Dame de Paris”: il tempo delle cattedrali è oggi. Analisi di un cult senza tempo, visto alla Vitrifrigo Arena di Pesaro.

(Ph Luca Marenda)

A ventiquattro anni dal debutto italiano e in pieno percorso verso il venticinquennale previsto per il 2027, l’opera popolare per eccellenza, Notre Dame de Paris, continua a dimostrare una vitalità straordinaria. La tappa alla Vitrifrigo Arena di Pesaro, presentata in ben sei repliche dal giovedì 23 alla domenica 26 aprile 2026, ha confermato come lo spettacolo di Riccardo Cocciante non sia solo un fenomeno di massa da 18 milioni di spettatori nel mondo, bensì un meccanismo teatrale curato in ogni minimo dettaglio, dove la musica si fonde con una scenotecnica imponente.

L’impianto scenografico di Christian Rätz si rivela ancora oggi una sfida alle leggi della fisica. La parete fissa, che evoca la struttura della facciata in mattoni della Cattedrale, muta funzione con estrema fluidità: da sfondo monumentale a palcoscenico verticale per acrobati e attori. Particolarmente d’impatto la gestione delle enormi colonne sormontate da mostri, la cui movimentazione appare così fluida da lasciare lo spettatore nel dubbio se sia affidata a complessi sistemi motorizzati o al preciso lavoro manuale dei macchinisti. Il vertice emotivo e tecnico si raggiunge tuttavia nella scena delle campane: tre, giganti e di metallo, sospese a dieci metri d’altezza, governate da acrobati che ne assecondano il moto oscillatorio con una coordinazione millimetrica, diventando essi stessi parte integrante del meccanismo sonoro.

Sotto la direzione musicale di Riccardo Cocciante, lo spettacolo privilegia la potenza e il timbro vocale, per un musical (definirlo tale è quasi riduttivo) totalmente cantato. Il cast di questa produzione brilla per solidità e ricerca stilistica:

Giò Di Tonno (Quasimodo): perfetto interprete, adotta una vocalità graffiata di estrema difficoltà. È sorprendente notare come riesca a mantenere questa emissione così “sporca” e caratterizzante, distanziandosi totalmente dalla pulizia timbrica mostrata in altre occasioni come la vittoria a Sanremo 2008 o a Tale e Ǫuale Show.

Elhaida Dani (Esmeralda): la sua è una voce soave e cristallina. Nonostante un avvio in cui la dizione è apparsa leggermente meno chiara, ha saputo recuperare immediatamente una scansione perfetta, mantenendo una precisione ammirevole anche nelle scene fisicamente più provanti, come quelle in catene o all’interno della gabbia.

Matteo Setti (Gringoire): ha il compito di stregare l’arena sin dall’apertura con Il tempo delle cattedrali. In un ruolo non di semplice interpretabilità, riesce nella sua esibizione solenne che culmina in un finale nel quale il pubblico viene trasformato in un unico grande coro.

Graziano Galatone (Febo): si apprezza il registro da tenore leggero, capace di un’emissione potente sulle note basse senza rinunciare a un’ampia estensione vocale.

Alessio Spini (Clopin): guida la “Corte dei Miracoli” con un timbro potente che denuncia chiaramente le radici hard rock e heavy metal del suo background.

Beatrice Blaskovic (Fiordaliso): una nota di merito per la precisione e la delicatezza del suo intervento, capace di restituire la fragilità del personaggio.

Massimiliano Lombardi (Frollo): una voce che non passa in sordina, dando il giusto peso drammatico all’antagonista.

I costumi di Fred Sathal e il trucco supportano magistralmente la narrazione: dal Quasimodo “mostruoso” e dolente alla sensualità “stracciona” di Esmeralda. Un plauso va all’energetico corpo di ballo e agli acrobati, coordinati dalle coreografie di Martino Müller, capaci di una forza espressiva travolgente soprattutto nelle scene corali dedicate ai clandestini e agli esclusi.

Proprio il corpo di ballo ha rappresentato l’autentico valore aggiunto dello show, elevando la performance da semplice musical ad evento totale. I ballerini, dotati di una preparazione atletica e tecnica fuori dal comune, non si sono limitati all’accompagnamento, ma hanno agito come un unico organismo pulsante, motore instancabile di ogni cambio scena. La precisione millimetrica nei movimenti d’insieme e l’intensità emotiva sprigionata nei numeri più concitati hanno fatto la differenza, conferendo allo spettacolo una tridimensionalità e un’energia che arrivano dritte al cuore dello spettatore. In conclusione, Notre Dame de Paris si conferma un classico moderno capace di superare i decenni grazie a un connubio perfetto tra la tradizione del dramma musicale e l’energia delle grandi produzioni live contemporanee. Una macchina da emozioni che, ancora oggi, non mostra sbavature.

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