Standing ovation per Serena Rossi
di Roberta Rocchetti
25 Apr 2026 - Commenti live!, Commenti teatro
Grandi emozioni per lo splendido “Sere Nata a Napoli”, lo spettacolo-concerto di Serena Rossi, ideato insieme a Maria Sole Limodio e Pamela Maffioli, andato in scena al Teatro La Fenice di Senigallia.
(Foto di Anna Camerlingo)
Nel mondo dello spettacolo la differenza, neppure tanto sottile, tra il fare di tutto e il saper fare di tutto è fondamentale.
Siamo invasi da qualche decennio da personaggi che saltano da una disciplina all’altra forti solo della celebrità ma quasi mai della capacità, rappresenta quindi una boccata di aria fresca, di professionalità e di serietà la presenza in televisione e nei teatri di talenti eclettici radicati e cristallini come quello di Serena Rossi da Napoli.


Attrice, autrice, cantante, doppiatrice, conduttrice televisiva, Serena si conosce benissimo e tra i suoi talenti possiamo aggiungere anche l’intelligenza di sapersi vedere all’interno dei propri ruoli per meglio sfruttare le proprie capacità che in maniera altrettanto eclettica e acuta, se guardiamo al panorama nazionale femminile, è riuscito forse solo a Loretta Goggi.



Al grandissimo pubblico Serena è arrivata dopo una carriera già costellata di successi (seppur giovanissima) interpretando il ruolo della protagonista nella serie TV tratta dai libri di Maurizio De Giovanni Mina Settembre, l’assistente sociale che tra i vicoli più complicati di Napoli si districa tra problemi professionali e personali, ma la voce di Serena la conoscono anche tutti i bambini, essendo stata scelta dalla Disney per il doppiaggio italiano di Anna, una delle protagoniste di Frozen, è in teatro tuttavia che abbiamo avuto modo di apprezzarla dal vivo.



Lo spettacolo Sere Nata a Napoli ideato dalla stessa Serena Rossi con Maria Sole Limodio e Pamela Maffioli è approdato la sera di giovedì 23 aprile al Teatro La Fenice di Senigallia (AN).
La protagonista entra in scena vestita di bianco, con un abito a metà tra i tessuti Fortuny e un velo sulle spalle che le permette magiche volute alla Loīe Fuller ed evoca immediatamente Partenope, la sirena che lasciandosi morire di delusione per non essere riuscita a trarre con il suo canto Ulisse nei fondali marini si dà la morte approdando sulle sponde di quello scoglio che diverrà villaggio, poi città a cui i greci daranno il nome di Neapolis.


Serena pone l’accento sulla ormai celeberrima identità multiforme della città, culla di malinconici migranti costretti a lasciare per sempre una terra per certi versi benedetta dagli dèì ma dall’altra afflitta dalla povertà e di conseguenza permeata di un lato oscuro fatto di sopruso e sopraffazione, ecco quindi aprirsi grazie anche alla presenza di un ensemble di sei ottimi musicisti le note di brani come Santa Lucia luntana e Amara terra mia , ma improvvisamente spunta quel sole che in questa città non si fa mai attendere a lungo, il sole di Napoli, unico al mondo che dona gioia di vivere a prescindere e allora prende vita la scomparsa festa di Piedigrotta e con essa Zazà, che sparisce il giorno della festa di S. Gennaro ma anche la sua ricerca disperata da parte del povero Isaia genera una musica tutt’altro che triste.
È questa la prerogativa principale di Napoli, quella di saper condire il dolore con la gioia e la gioia con il dolore e Serena lo evidenzia partendo da una sulfurea Tammuriata nera, passando per Guaglione ‘e malavita, per la prorompente Bammenella, ed arrivando a ricordare una lontana zia, Ria Rosa, autrice ed interprete di brani per il tempo scandalosi e sovversivi, tanto da decidere di lasciare l’Italia per l’America all’avvento del fascismo, incapace di subirne i soffocanti diktat.


Poi, dopo un cambio d’abito e l’interpretazione di quella che è forse la più bella tra le canzoni napoletane Era de maggio accade qualcosa, all’inizio per qualche secondo siamo in dubbio, Serena fino ad ora ci ha parlato di emozioni forti, di batticuore, scherza o fa sul serio quando chiede sorridendo se c’è un medico in sala dal momento che il cuore le batte troppo veloce? Quando però vediamo apparire sul palco gli assistenti di scena ogni dubbio è fugato, si sente male davvero, il sipario si chiude e l’inquietudine e la preoccupazione serpeggiano tra il pubblico; dopo circa 20 minuti si annuncia la ripresa dello spettacolo. Serena torna in scena, provata, rassicurante, sorridente, stanca e infinitamente generosa, come Napoli.


Vuole chiudere il concerto e lo chiude, in maniera soft con due brani tra i più belli della tradizione napoletana, prima Dicitencello vuje poi chiude con Presentimento.
Il pubblico la ringrazia con un lunghissimo applauso e una standing ovation.




