Sontuoso concerto di Ute Lemper a San Vito al Tagliamento
di Gianluca Macovez
11 Ago 2025 - Commenti live!
‘Da Berlino a Brodway’: tanta classe ed emozioni intense nello spettacolo di Ute Lemper a San Vito al Tagliamento (PN). Direttore Valter Sivilotti.
San Vito al Tagliamento, 4 agosto 2025 – San Vito al Tagliamento è una bella cittadina del pordenonese che propone un’estate costellata di proposte musicali di grande interesse. Fra queste, lo spettacolo “Da Berlino a Broadway”, con Ute Lemper, artista raffinata, una delle ultime vere dive internazionali del musical.
Una occasione preziosa, per la quale il direttore Valter Sivilotti, che pensiamo sia stato il motore della situazione, ha riunito ben tre gruppi orchestrali: l’Accademia d’archi Arrigoni, l’Accademia Musicale Naonis e l’Orchestra da Camera di Pordenone.
Accanto a loro il pianista Vana Gierig, strumentista di fama internazionale, che ha accompagnato con bravura la cantante in alcuni brani.
Lo spettacolo si è tenuto in piazza ed il team dei fonici, guidato dal Sound engineer Marco Melchior, ha dovuto lavorare parecchio per annullare il rumore dei generatori, sordo ed invadente, anestetizzare l’esuberanza di qualche motorino ed i rumori di fondo di una città pulsante.
Tanto impegno ha prodotto un ottimo risultato, che ha permesso a tutti i presenti di vivere appieno la bellezza della serata.
Siamo davanti ad uno spettacolo vocalmente sontuoso, nel quale la cantante non presenta nessun nuovo disco, non sponsorizza eventi, produzioni future, ma incontra i suoi fan, accorsi da tutto il Triveneto e si racconta attraverso le canzoni.
Perché di un racconto personale si è trattato.
Si è capito dai brani che ha letto in italiano, dove mescolava malinconia ed attese del futuro, aspettative e rimpianti, ma anche dalla lettura offerta di ogni pezzo, che pareva scavato nell’animo, nel quale ogni parola era vissuta, filtrata, esaltata.
La voce, sicura nonostante la lunghissima carriera, non era mai esibizione, ma strumento del racconto ed anche i movimenti, pochi forse per scelta, forse per l’affollamento del palcoscenico, erano anche accettazione del tempo che passa, celebrazione del vissuto, dimostrazione di aver capito il senso di cosa conta.
Indubbiamente siamo davanti ad una personalità gigantesca, che come ha raccontato, ha saputo attraversare le tempeste della vita, trovando un senso profondo nel suo lavoro.
Che forse è stato anche quello di regalarsi attraverso le canzoni.
Dopo una lunga suite iniziale strumentale, che ha consentito a Sivilotti di mettere in risalto la bravura dei musicisti, ma anche il valore del gruppo, pur così eterogeneo, arriva la signora Lemper.
Sembra perfino intimorita, non trova subito la strada fra violini e leggii, ma arrivata alla sua posizione, eccola diventare una tigre.
Fasciata in un abito lungo di paillette nere, con uno spacco al centro, slanciata e magra, non nasconde i sessant’anni, parlando apertamente del tempo che passa, ma li cavalca indomita.
Con ‘Milord’ abbiamo già chiaro che siamo di fronte ad una di quelle interpreti che i pezzi non li cantano: li indossano, li trasformano in una seconda pelle, alla quale regalano la verità attraverso la forma del loro vissuto.
Una tavolozza amplissima di sfumature, con dei bassi solfurei, dai quali emerge con la caparbietà di note purissime, che volano alte e sicure. È la storia di una giovane prostituta che chiama i clienti, è il ricordo di Edith Piaf che sul marciapiede aveva visto sfiorire mamma e nonna, ma soprattutto ci sono sembrate le impressioni di una vita sul palcoscenico, vissuta da protagonista ma non per questo con meno fatica.
Pirotecnica vocalmente la successiva ‘Moondance’ nella quale la cantante corre sul pentagramma, in un gioco che rapisce l’intera piazza.
Questo brano apre alle atmosfere jazz che profumeranno la serata, arrivando persino a colorare Kurt Weil, senza forzature, senza eccessi, a dimostrazione che per osare e vincere ci vuole più bravura che coraggio.
Dopo arriva ‘Je ne sais pas’, ad aprire la pagina dedicata a Brel per pianoforte e voce, in una esecuzione potentemente poetica e musicalmente molto incisiva. Nella successiva ‘Ne me quitte pas’, il canto si fa ancora drammatico, tanto che l’entrata raffinata degli archi lenisce un crescendo narrativo che sembrava essere esplosivo, soprattutto nei passaggi in cui la voce sembra sporcarsi di pianto.
‘Amsterdam’ chiude il momento dedicato al cantautore francese. Il brano è eseguito con un controllo vocale assoluto, che consente di sfiorare l’urlo senza indugiarvisi, di sporcare la voce senza ledere il suono.
Di mito in mito si arriva alla Dietrich, di cui racconta una telefonata divertente e commovente, nella quale Marlene le ha raccontato che cantava al fronte per ciascuno dei suoi soldati, guardandoli negli occhi, chiamandoli per nome.
Il discorso si ferma e partono le note di ‘Lili Marlene’. Drammatica, asciutta, con note che sprofondano nella notte della violenza, che sanno descrivere il clima della guerra.
La piazza è silente, perfettamente conscia della magnificenza del momento e la Lemper continua con ‘Gigolò’, sempre molto tirata drammaturgicamente, con il peso corretto per ogni parola, per le pause, per i cambi di tono.
La serata sta diventando fin troppo coinvolgente dal punto di vista emozionale e la Lemper regala una piacevolmente aggressiva, ‘Cabaret’ che travolge il pubblico.
Il clima è quello per passare a Weil. Fra i brani proposti, una splendida versione della ‘Ballata di Mackie Messner’, che abiura ogni stereotipo per consegnare una interpretazione da brividi.
Prima di arrivare ai tanghi di Piazzolla, la parte del concerto che meno ci ha convinto, pur rimanendo di altra qualità, Ute Lemper è ritornata ad Edith Piaf.
Fra i pezzi cantati, verrebbe da dire ‘vissuti’, ‘La Vie en rose’, ricamata a fior di labbra e ‘Padam’, incalzante, coinvolgente, suggestiva.
I tanghi argentini che propone la Lemper sono drammaticamente potenti. Forti, ricchi di personalità, perdono sia la componente sensuale che quella accattivante.
Probabilmente è una scelta narrativa, ma a noi è rimasta la sensazione che la cantante abbia verso Piazzolla un atteggiamento ancora fortemente reverenziale, che frena la sua libertà di lettura.
Alla fine, per tutti, tanti, tanti, tanti applausi meritatissimi.
Ute Lemper regala, a furor di popolo, alcuni bis: un poetico ed un po’ amaro ‘Que reste‐t‐il de nos amours?’ di Charles Trenet, magnificamente cantato, trovando infinite sfumature nella voce ed ‘All that Jazz’, cantato, ballato, suonando la tromba in sordina con la bocca, salutando tutti, dopo un’ora e mezza di spettacolo, con una esecuzione da autentica primadonna del musical.
Una serata straordinaria, con una interprete completa, dalla grande personalità, che certamente gli spettatori incoroneranno fra i ricordi preziosi.





