“Soirées” e “Cambiale” binomio perfetto al ROF


di Andrea Zepponi

19 Ago 2025 - Commenti classica

“Soirées musicales” e “La cambiale di matrimonio” al Rossini Opera Festival di Pesaro. Alta qualità di uno spettacolo lirico che ha ricevuto grandi applausi e si è concluso con un vero successo per tutti.

(Ph Amati Bacciardi)

Jack Swansons, Pietro Spagnoli, Paola Leoci, Ramiro Maturana, Inés Lorans, Mattia Olivieri

Pesaro 15 agosto 2025. Il secondo appuntamento del Rossini Opera Festival 2025 ha presentato al Teatro Rossini la prima opera buffa rossiniana, La cambiale di matrimonio (1810) nella stessa edizione critica del 2020 della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Eleonora Di Cintio (vedere il mio articolo al link: https://www.musiculturaonline.it/la-cambiale-di-matrimonio-al-rossini-opera-festival-un-gran-successo/). La precedeva questa volta la trascrizione per orchestra di Fabio Maestri delle Soirées musicales trascritte per orchestra da camera in un abbinamento consentito dalla natura stessa della farsa musicale che veniva preceduta o accostata anche in origine da altri lavori musico-teatrali.

Ma perché strumentare brani pensati da Rossini per pianoforte già perfetti di per sé come le Soirées? Bisogna dire che la raccolta rossiniana di arie da camera ha già una storia ottocentesca e novecentesca di geniali reinterpretazioni e trascrizioni come quella al pianoforte di Liszt e quella parziale per orchestra di Respighi e di Britten. Perfino il giovane Wagner realizzò una versione orchestrale della n. 12 che s’intitola Li marinari.

Fabio Maestri nelle note di sala si schermisce dalle possibili accuse di arroganza e di presunzione scrivendo che questo apparente atto di sfida, destinata comunque alla sconfitta, è invece un atto di umiltà di fronte al genio rossiniano nel rapportarsi a Lui dopo aver diretto e conosciuto sino all’osso tante sue partiture. Maestri ha da anni cercato di mettere a frutto gli insegnamenti del Maestro traendo spunto anche dalle incredibili variazioni timbriche del Finale primo del Barbiere e di variare sempre lo strumentale. Rendere le sonorità appropriate a ciascuna aria delle dodici presenti nella raccolta su testi di Metastasio e di Pepoli riesce solo a chi conosce profondamente lo spirito musicale di Rossini per cui la sfida che Maestri ha teso a se stesso ha sortito il suo effetto fin dal 2019 quando si ebbe la prima della sua trascrizione al Teatro Rossini.

La strumentazione è stata pensata per complesso da camera che potesse includere diversi strumenti a fiato e perfino altri mai usati da Rossini quali la chitarra, i campanacci, le nacchere, i glockenspiel, il tamburo a cornice, il piatto sospeso e la suggestiva Glass harmonica. Il tutto gioca sulla evocazione di diversi ambienti già abbastanza evocati e allusi dai testi poetici e dalla musica rossiniana: La promessa, Il rimprovero e La partenza, l’arietta L’orgia, il bolero L’invito, la tirolese La pastorella delle Alpi, la barcarola La gita in gondola, la celeberrima tarantella napoletana La danza, i notturni a due voci La regata veneziana, La pesca, La serenata e il duetto Li marinari.

Andrea Niño, Vittoriana De Amicis, Paolo Nevi, Gurgen Baveyan

In realtà Maestri non ha fatto altro che dare voce strumentale ad elementi già attivi nell’originale pianistico essendo consapevole dell’intento evocativo e direi oleografico, a volte ironico di Rossini nel rappresentare luoghi, tipi umani e caratteri. Nessuno scopo realistico. Da non dimenticare che alle Soirées fu anche attribuita dall’editore Ricordi una funzione didattica di canto italiano, quindi, lontana dal fitto virtuosismo operistico.

Le parti vocali nella trascrizione di Maestri sono ovviamente rimaste intatte e, semmai, durante l’esecuzione la sorpresa è stata la distribuzione inconsueta delle arie (di solito le si ascolta dalla sola vocalità di soprano) tra i diversi artisti di canto che si sono alternati e abbinati nella interpretazione: il soprano Vittoriana De Amicis, il mezzosoprano Andrea Niño, il tenore Paolo Nevi e il baritono Gurgen Baveyan.

Spiccava tra le voci tutte di livello egregio e rossinianamente coltivato quella di Nevi soprattutto per la freschezza di una natura ancora intatta di tenore flessibile ed espansivo su repertorio non acceso di belcanto flamboyant; vorremmo appunto risentirlo in ambito operistico per poter dare un giudizio più esaustivo.

La suggestione delle diverse interpretazioni era assicurata dalla bacchetta di Christopher Franklin sul podio della Filarmonica Gioachino Rossini condotta su sonorità fresche e misurate, le stesse che si sono ripresentate di seguito nella Cambiale di matrimonio.

Lo spettacolo è stato un successo, come lo era stato nel 2020 in tempo di pandemia, grazie a diversi elementi. La direzione d’orchestra dello stesso Franklin ha dato la giusta ritmica e timbrica alla musica, affiancato al fortepiano da un versatile Giulio Zappa.

L’allestimento, curato dal regista Laurence Dale con le elaborate scenografie, i bei costumi di Gary McCann e le appropriate luci di Ralph Kopp, ha saputo creare un’atmosfera piacevolmente britannica osservando il testo nei tempi e nei luoghi.

L’azione si apre all’esterno della casa a più piani di Tobia Mill e poi al suo interno che si squaderna come fosse una casa di bambola, rivelando ambienti lignei con boiserie colorate, tappezzerie e tendaggi che richiamano l’attività del protagonista, ricco mercante di stoffe.

Pietro Spagnoli, Inés Lorans, Ramiro Maturana, Mattia Olivieriri, Paola Leoci

La trama ruota attorno a lui che vuole far sposare la figlia Fannì a un commerciante di pellicce canadese, Slook, ignaro che la ragazza sia già innamorata del suo impiegato Edoardo. La situazione si risolve grazie al buon senso di Slook, che rinuncia a Fannì e la lascia sposare il giovane che ama.

La regia ha accentuato lo scarto già presente nella trama tra i costumi europei e quelli americani, ben più rozzi questi ma lontani dall’abuso di cedere in moglie una figlia come fosse una mercanzia. Il regista ha inoltre dato un tributo alla voga lgbtq lasciando intendere una certa “simpatia” pelosa che Slook nutrirebbe per Edoardo. La regia di Dale si è dimostrata fresca e scorrevole, rimanendo fedele al libretto, con una sola aggiunta originale: la presenza dell’attore Matteo Anselmi nei panni di un orso bruno bonaccione che accompagna Slook e commenta con ironia la vicenda ricorda a tratti un pupazzo del Muppet show.

Il successo dello spettacolo è stato anche merito di un cast di cantanti molto affiatato. In particolare, si sono distinti: Pietro Spagnoli, che ha interpretato un eccellente Tobia Mill, dimostrando grande abilità vocale e teatrale, con un’interpretazione ricca di ironia e verve; Mattia Olivieri, nel ruolo di Slook, ha offerto una performance dinamica e carismatica sia a livello vocale che scenico grazie anche a un profilo scenico notevole giocato sul suo fisico atletico. Il suo duetto con Spagnoli è stato uno dei momenti più riusciti della serata mostrando il talento indiscusso di entrambi. Gli altri cantanti hanno completato bene il cast: Paola Leoci (Fannì) è stata vocalmente eclatante, fornita di una vocalità che riempiva il teatro e che ha dato il giusto peso alle agilità dell’aria Vorrei spiegarvi il giubilo, quelle che si ritroveranno come autoimprestito nel duetto Rosina-Figaro nel Barbiere;Jack Swanson (Edoardo) tenore ha brillato per una presenza vocale e scenica ben scandita dal resto del cast; infine Ramiro Maturana (Norton) e Inés Lorans (Clarina) tutti interpreti di livello, hanno determinato, pur essendo parti di fila, il grado di alta qualità di uno spettacolo lirico che ha ricevuto grandi applausi e si è concluso con un vero successo per tutti.

Mattia Olivieri, Jack Swanson, Paola Leoci, Pietro Spagnoli, Inés Lorans, Ramiro Maturana

La soddisfazione con cui si esce da uno spettacolo come questo indica quanto siano apprezzate dal pubblico le scenoregie dove c’è chiarezza e osservanza profonda del testo originale seppur con qualche impennata che soltanto allora non guasta e non disturba.

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