“Sfidati di me”: Kessisoglu sorprende con un monologo intimo e misurato
di Elena Bartolucci
1 Apr 2026 - Commenti teatro
Un viaggio introspettivo che alterna leggerezza e profondità, esplorando fragilità, incomprensioni e responsabilità del ruolo genitoriale.
(Foto press)
Porto San Giorgio (FM) – giovedì 26 marzo, al Teatro comunale di Porto San Giorgio, è andato in scena Paolo Kessisoglu, artista fra i più amati dal pubblico, qui in veste di autore e protagonista dell’intenso “Sfidati di me”, scritto con Giorgio Terruzzi e diretto da Gioiele Dix.
Un padre arriva al pronto soccorso dove il figlio adolescente è stato ricoverato in seguito a un incidente. Le sue condizioni non sono chiare e l’attesa si trasforma gradualmente in un viaggio introspettivo dai tratti tragicomici.
Il monologo si sviluppa come un dialogo interiore che mette a fuoco incomprensioni e insofferenze tra generazioni diverse. A dargli concretezza è un espediente drammaturgico semplice ma efficace: una voce interna, che interviene a mo’ di quiz televisivo, incalza il protagonista con domande, dubbi e provocazioni. Da un’idea apparentemente “leggera” nasce una riflessione più profonda sul rapporto con sé stessi, sulle scelte come figure genitoriali e sulle sofferenze che spesso restano taciute. Questo meccanismo permette di alternare momenti di ironia a passaggi più interiori senza mai appesantire il tono complessivo.
Sfidati di me è uno spettacolo che sorprende per equilibrio e consapevolezza, costruito attorno a una presenza scenica solida e a un impianto narrativo essenziale ma efficace. Kessisoglu, qui in una veste più intima e riflessiva rispetto all’immagine televisiva a cui il suo pubblico è abituato, dimostra piena padronanza del palco e del testo, mantenendo costante l’attenzione del pubblico attraverso un ritmo ben calibrato e una recitazione mai sopra le righe.
Sul piano scenico, la scenografia asciutta si rivela una scelta vincente. Pochi elementi, ben utilizzati, contribuiscono a creare uno spazio funzionale e suggestivo, lasciando che sia l’attore a occupare pienamente la scena. Non servono artifici visivi complessi: la sobrietà diventa un punto di forza, valorizzando la parola e l’interpretazione. È proprio in questa essenzialità che emerge una certa eleganza registica, capace di sostenere il racconto senza sovraccaricarlo. Kessisoglu si muove con sicurezza, dimostrando una padronanza non solo tecnica ma anche emotiva del materiale. Il testo accompagna lo spettatore in un percorso coerente e ben costruito dal finale inaspettato, mentre l’attore modula con efficacia i registri, passando con naturalezza dal comico al drammatico, senza forzature.


