Sergio Rubini e le sue disavventure domestiche


di Elena Bartolucci

13 Lug 2021 - Commenti teatro

A Fermo, anteprima nazionale di uno spettacolo poco pretenzioso, Ristrutturazione, con Sergio Rubini, in grado di regalare una serata spensierata grazie anche al meraviglioso contributo dal vivo del gruppo Musica da ripostiglio.

Sergio Rubini (photo by Claudio Porcarelli Courtesy Saverio Ferragina)

Fermo – Continua il viaggio della VI edizione della rassegna Villainvita Fermo Festival 2021 con lo spettacolo RISTRUTTURAZIONE ovvero disavventure casalinghe raccontate da Sergio Rubini.

All’interno della meravigliosa cornice fermana di Villa Vitali, l’attore di origini pugliesi ha deciso di debuttare in anteprima nazionale con questo nuovo testo, che prende il via come un semplice racconto informale delle sue disavventure negli anni con le varie abitazioni della sua vita.

Questo suo viaggio inizia da un presupposto imprescindibile: la vera protagonista dei lockdown imposti a causa della pandemia mondiale è stata senz’altro la casa.

Solitamente siamo abituati a stare fuori tutto il giorno per lavoro e ritornarvi solo la sera, ma quando si è obbligati a viverci ogni santo giorno, ecco che scattano molte considerazioni.

È troppo grande, claustrofobica o forse poco accogliente? Dovendo restare per forza chiusi nelle nostre abitazioni, tutti noi ci siamo resi conto di quanto fosse difficile ma soprattutto abbiamo dovuto fare i conti con la cruda realtà… la nostra casa era all’altezza delle aspettative iniziali di quando l’abbiamo comprata o presa in affitto?

Sergio Rubini prende a prestito le parole tratte da “Amate l’architettura” del famoso architetto Gio Ponti per esprimere il concetto che una casa è innanzitutto un’opera di architettura civile e sociale.

L’attore ha raccontato di aver sempre avuto dei problemi con le case nel corso della sua vita. La sua prima abitazione era un piccolo seminterrato comprato dai suoi genitori quando studiava all’Accademia di Roma. Era così poco illuminato di giorno, che i suoi amici lo avevano ribattezzato “il pozzo” e, una volta messo in affitto, si è poi allagato a causa dell’aiuto maldestro di due idraulici improvvisati con un problema idraulico.

La sua seconda casa era invece un attico piuttosto claustrofobico, mentre la terza era un appartamento arroccato su un palazzo storico dove non funzionava il citofono e richiedeva percorsi rocamboleschi per poter andare ad aprire il portone principale.

La sua quarta casa è stata quella decisiva. Dopo anni passati a pagare l’affitto, decide di dare ascolto a quella vocina nella sua testa che da tempo cercava di convincerlo di fare il grande passo che non aveva mai avuto il coraggio di fare: prendere un mutuo e comprare finalmente una casa di proprietà. I benefici di essere proprietario di un immobile li conoscono tutti, ma nessuno ti dice in anteprima i possibili disastri a cui si rischia di andare incontro: tubi che perdono, muffe, infissi che non funzionano… e le temibili ristrutturazioni dai preventivi ballerini.

La pessima decisione di ristrutturare il bagno rifacendo una vasca più grande mette l’attore di fronte a un interminabile serie di eventi comico-tragici con idraulici per lo più strampalati.

E quando durante il primo lockdown il tubo di scarico collegato al tritatutto si intasa infestando la casa di un indescrivibile cattivo odore, (dopo svariati tentativi persino con gli addetti allo spurgo) è solo grazie a un ingegnere conosciuto in una chat che l’attore riesce a salvare non solo la sua camera da letto ma anche le fondamenta del suo rapporto di coppia.

Sergio Rubini sul set “I Fratelli De Filippo” (photo by Eduardo Castaldo)

Questo piacevole e divertente racconto è stato intervallato anche da citazioni famose riprese dal poeta Khalil Gibran e da Vitruvio che scrisse uno dei primi trattati sull’architettura. Lo spettacolo è stato inoltre accompagnato in sottofondo dai motivi e dalle atmosfere di una bravissima band musicale, Musica da ripostiglio.

La serata è poi volta al termine con una poesia in vernacolo recitata e cantata in dialetto pugliese. L’attore ha comunque precisato che pur non capendone il senso, se ne poteva comunque assaporare i suoni e le sonorità.

Perché se è vero che l’arrivo della pandemia ha azzerato tutto, imponendo nuove regole e differenti codici di comportamento sociale, non dobbiamo dimenticare a cosa abbiamo rinunciato e dobbiamo comprendere che la ristrutturazione profonda e collettiva che è stato necessario affrontare serve per poter ricominciare a vivere. Tutti dobbiamo ritornare ad avere una vita normale sentendoci però “ristrutturati” nel profondo. Lo spettacolo, che è una produzione di Nuovo Teatro, è scritto da Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi mentre la regia è firmata solo dall’attore. La musica è eseguita dal vivo da Musica da Ripostiglio con Luca Pirozzi (chitarra e voce), Luca Giacomelli (chitarra e armonica a bocca), Raffaele Toninelli (contrabbasso) ed Emanuele Pellegrini (batteria).

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