Ritorna “Aida” allo Sferisterio di Macerata nella classica edizione del 1921


di Alberto Pellegrino

15 Lug 2021 - Commenti classica

In occasione del centenario nello storico allestimento del 1921 ritorna allo Sferisterio Aida per il Macerata Opera Festival. Ce ne parla Alberto Pellegrino con il prezioso inserimento delle foto dell’epoca scattate da Alfonso Balelli.

Commissionata da Isma’Il Pascià, chedivè d’Egitto, per celebrare l’apertura del Canale di Suez (1869), Aida è l’opera che chiude la grande stagione del melodramma verdiano, riassumendo da un lato tutta la tradizione italiana, rifacendosi dall’altro alla moda del grand opéra francese.  Al di sopra di tutto si pone la consueta genialità di un compositore che, con il suo straordinario senso del teatro, sa rivestire e arricchire di note le parole del libretto di Antonio Ghislanzoni, tratto da un soggetto originale dell’archeologo francese Auguste Mariette.

Nell’opera sono presenti il confronto tra l’amore per la patria e l’amore per una donna; il contrasto tra la nobile e la schiava (tra l’aristocrazia degli oppressori  e la dignità degli oppressi); il contrapporsi della passione per la gloria e della passione erotica, della religione e la sensualità; il vagabondare della fantasia e la ricerca d’evasione verso terre dalla natura vergine, quella natura che dipinge Amonastro in un quadro, nel quale si contrappone alla sontuosità architettonica egizia il fascino di “foreste imbalsamate, fresche valli e templi d’or”.

La forza poetica della storia sta nella rinuncia da parte di ogni personaggio per tutto lo svolgersi del dramma: Aida si lascia trascinare dall’entusiasmo della partenza per la guerra e dall’idea della bella morte di Radames; la sensuale Amneris sa di dover rinunciare a un amore non corrisposto; Radames dimentica il suo ruolo di comandante supremo dell’esercito egiziano e il suo legame con la figlia del faraone per rimanere affascinato dall’angelica immagine della nera regina africana, una “celeste forma divina” discesa da un cielo scaturito dalla sua fantasia. Mentre nel Nabucco gli ebrei schiavi celebrano il canto liberatorio del sentimento patrio, qui si celebra la vittoria della schiavitù: il rimpianto per la patria perduta del coro del Nabucco viene sostituito dal duetto finale di Aida e Radames, che attendono la morte nel buio di un sotterraneo, ma pensano che per loro “si schiuda il ciel”, perché la potenza illusoria della musica riesce a riempire di speranza lo spazio angusto della loro mortale prigione.

Macerata Opera Festival ha giustamente rimesso in scena Aida, In occasione del centenario nello storico allestimento del 1921, quando il conte Pier Alberto Conti ha la felice intuizione di aprire le porte dello Sferisterio, trasformando un impianto sportivo in un’arena destinata alla lirica sulla scia dell’Arena Civica di Milano e dell’Arena di Verona. Si tratta di una messa in scena monumentale affidata alla direzione del M° Silvio Gualandi-Gamberini, con un corpo di ballo composto da 50 ballerine dirette dalla prima ballerina della Scala Teresa Battaggi, con un cast di cantanti di caratura nazionale come il soprano Regina Bodini, i mezzo-soprani Gabriella Galli e Irene Mengini-Cattaneo, i tenori Alessandro Dolci e Giuseppe Pasquini-Fabbri, i baritoni Giuseppe Noto e Giuseppe Casarosa, i bassi Achille Vittori, Silvio Calchera e Franco Zaccarini. Ma la vera stella dello spettacolo sarà il soprano Francisca Solari allora in auge soprattutto come interprete pucciniana e in particolare della Fanciulla del West interpretata nel 1919 nel Teatro Lauro Rossi di Macerata per ben dodici serate. Sarà lei a dare lustro a tutte le rappresentazioni dell’opera al di là del gossip suscitato dalla storia d’amore nata tra lei e il conte Pier Alberto.

Vengono arruolati scenografi e tecnici di scena, operai e un esercito di comparse per ridare vita all’antico Egitto sul grande palcoscenico dell’Arena. Si dà il via a una campagna pubblicitaria senza precedenti con manifesti realizzati da grandi disegnatori, cartoline postali, chiudilettera, caroline con le tratte ferroviarie Milano-Lecce e Ancona-Roma, con passaggi aerei lungo il litorale adriatico dell’aviatore anconetano Vincenzo Burattini alla guida del suo idrovolante. Si affiggono manifesti in tutte le stazioni ferroviarie italiane e vengono allestiti treni speciali dopo gli spettacoli per Civitanova e Fabriano; si promuovono ristoranti e garage intorno allo Sferisterio. Questo immenso sforzo pubblicitario viene ripagato da un enorme afflusso di pubblico dalla prima del 27 luglio fino all’ultima rappresentazione del 15 agosto 1921. Quando si tirano le somme, si certifica che il costo dell’opera è stato di 670.187 lire contro un incasso di 630. 240 lire con un deficit di circa 40 mila lire che viene ripianato dal conte Pier Alberto come presidente della Società Cittadina.  Sull’onda del successo il mecenate maceratese vuole ripetere l’esperimento nel 1922 con la Gioconda di Ponchielli ma, nonostante lo spettacolare allestimento e un valido cast d’interpreti, il pubblico risponde poco, le istituzioni pubbliche si defilano, lasciando praticamente solo il conte Pier Alberto che, ripianare il deficit di bilancio, è costretto a vendere il Palazzo Conti di Fiastra (per 90 mila lire) e il Palazzo Ugolini di Macerata (per 700 mila lire), ponendo tristemente fine alle prime due stagioni liriche dello Sferisterio. Fatto forse unico nella storia della fotografia, di quella straordinaria Aida è rimasta una completa documentazione fotografica delle scene, del pubblico e di tutti i cantanti opera del grande fotografo maceratese Alfonso Balelli, un grande ritrattista e paesaggista che, per l’occasione, s’improvvisa fotografo di scena, realizzando immagini di grande qualità artistica che costituiscono anche una preziosa documentazione storica raccolta dal Centro Studi “Carlo Balelli” per la Storia della Fotografia nel volume Aida 1921. La prima stagione lirica allo Sferisterio di Macerata nelle foto Balelli (Macerata, 2014).

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