“Rita” di Gaetano Donizetti


Vincenzo Pasquali

13 Lug 2000 - Commenti classica

Chiacchierando, dopo il doppio spettacolo, il gentilissimo direttore organizzativo Venanzio Sorbini ci dichiarava della grande importanza di questa ottava edizione del Festival dell'Opera Lirica di Osimo sia per la riapertura del Teatro La Nuova Fenice, dopo dodici anni di lavori per restauro, che per il rilancio della manifestazione che tradizionalmente conclude l'attività annuale didattica dell'Accademia Lirica di Osimo, internazionalmente conosciuta, con l'auspicio che questo diventi un momento culturale di incontro e di interesse per la comunità osimana e per l'intera regione che nel settore della lirica esprime già da tempo realtà di grandissimo livello. Ci riferiamo alla manifestazione che ha visto rappresentata per la prima volta in Italia, nell'edizione originale in francese, l'atto unico “Rita ou Le mari battu”. La farsa, nata in un momento d'ozio (composta nel 1840 ma rappresentata postuma all'Opèra Comique di Parigi nel 1860), anticipa un gusto per la parodia e la mescolanza degli stili che ha del profetico. La vicenda narra di una furba padroncina di una locanda svizzera (Rita), del suo sottomesso marito (Beppe) e di Gasparo, primo marito della donna, da lui picchiata nello stesso giorno delle nozze, ritenuto morto in un naufragio.

Rita può ora, a sua volta, picchiare il malcapitato nuovo marito. Inaspettatamente torna Gasparo. Condannato a riprendersi la moglie, riesce a procurarsi il loro atto matrimoniale e, con soddisfazione di Rita, lo straccia. Gasparo riparte ma dopo aver dato suggerimenti a Beppe su come non farsi picchiare dalla sua metà . L'operina, che può essere considerata una sorta di cartone preparatorio per il “Don Pasquale” venne scritta d'impulso e in essa Donizetti tenta le vie della moderna sperimentazione, scatenando la propria ispirazione comica in un vortice ritmico frenetico e in pezzi d'assieme in cui la parola viene disarticolata, disgiunta in suoni senza senso, come nel surrealistico “Allegro io son” in cui il cantante imita il canto del fringuello. La rappresentazione osimana, ben caratterizzando l'allegro andirivieni dei personaggi con una scenografia (di Raffaele Montesano) tutta porte e scale, semplice ma efficacissima rappresentazione spaziale dei giochi di ruolo, ha divertito il pubblico presente, nonostante il francese e la mancanza di arie celebri. Molto bene la regia, tradizionale, di Clarizio Di Ciaula. Bene anche la recitazione dei giovani protagonisti (per la prima volta sul palcoscenico), allievi dell'Accademia Lirica di Osimo: Rebekah De Broglie (Rita), sufficientemente disinvolta sul palco, voce sicura, piuttosto robusta e duttile; il bravo Giacomo Rocchetti (Gasparo) e Se-Jin Hwang (divertentissimo Beppe). I costumi erano di Cristina Ortolani. Bene l'Orchestra Internazionale d'Italia diretta da Diego Dini Ciacci. Da lodare l'iniziativa di unire didattica e spettacolo: rare sono le occasioni, in Italia, per i giovani cantanti, di avere luoghi e situazioni tutti per loro, non in contesti marginali, pseudosaggistici ma all'interno di rassegne e festival veri. Dopo l'esempio di Spoleto, per le Marche, Osimo ha saputo ricavarsi una nicchia speciale che avrà sicuramente uno splendido futuro.

(Vincenzo Pasquali )


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