“Riccardo III” secondo Alessandro Gassman


di Elena Bartolucci

8 Mar 2013 - Senza categoria

Teatro: Recensioni

Un momento dello spettacolo

Fermo Martedì 5 Marzo, sul palcoscenico del Teatro dell’Aquila di Fermo ha fatto il suo ingresso prorompente la bravura di Alessandro Gassman, che ha avuto il coraggio di proporre un capolavoro complicato come quello di Riccardo III.
Lo stesso Gassman, in veste di regista, ha tenuto a precisare: Ho sempre avuto nei riguardi del Bardo, forse per l’incombenza di gigantesche ombre familiari [in riferimento alla versione del padre per la regia di Ronconi], un certo distacco, un approccio timoroso; le messe in scena dei suoi capolavori, lo confesso, non sono mai riuscite a coinvolgermi del tutto, forse per la difficile sintonia con un linguaggio così complesso e articolato ma anche, in molte traduzioni, oscuro e arcaico. Un ostacolo’ che mi ha sempre impedito di immaginare una messa in scena in grado di restituire l’immensa componente poetica ed emozionale e allo stesso tempo di innervare di asprezza contemporanea il cuore pulsante ed immortale dell’opera shakespeariana attraverso il registro comunicativo a me più congeniale, ovvero quello della modernità e dell’immediatezza. Grazie al suo incontro con lo scrittore Trevisan, i due sono riusciti a sorprendere con un testo accurato e rispettoso dell’autore, ma al tempo stesso nuovo ed efficace: “ci siamo trovati concordi nell’idea di trasmettere i molteplici significati di questo capolavoro attraverso una struttura lessicale diretta e priva di filtri, che liberasse l’opera da ragnatele linguistiche e ne restituisse tutta la complessità , la forza, la bellezza e la sua straordinaria attualità”.
Il Riccardo III di Gassman mostra tutta la sua feroce brama di potere e una follia omicida senza pari, che fa emozionare e sorridere al tempo stesso il pubblico, trasportandolo in un tragico viaggio attraverso temi quali il fratricidio e le pieghe oscure dell’inconscio e nelle “deformità” congenite dell’animo umano.
Imbruttito da un trucco pesante, che riesce a scavare pesantemente il suo viso, vestito come un generale della seconda guerra mondiale e da un braccio bloccato in una strana gabbia di ferro (che ricorda a tratti l’ispettore Kemp in Frankenstein Junior), Riccardo III si presenta con un’andatura goffa e mostra sin dall’inizio un atteggiamento privo di remore, che con la sua statura imponente si rende metafora dell’immagine del potere diabolico e manipolatore sulle persone che lo circondano.
Il deforme e machiavellico Riccardo (Gassman), duca di Gloucester, è un uomo spietato e malvagio che ambisce a salire al trono d’Inghilterra e per riuscirci lascerà dietro di sè una lunga scia di sangue. Le sue infide cospirazioni hanno inizio con il far ricadere diversi sospetti sul fratello maggiore Giorgio, duca di Clarence, che sarà condotto nella Torre di Londra e verrà ucciso (poichè Riccardo ha fatto sì che la lettera della grazia del re non giungesse in tempo) dal temutissimo braccio destro di Riccardo ovvero Tyrrel (il bravissimo Manrico Gammarota).
Dopo aver fatto uccidere il fratello, inizia a corteggiare Lady Anna (Sabina Knaflitz), vedova del principe di Galles, che, vinta dal suo corteggiamento, si farà sposare. Nel frattempo Riccardo, aiutato dal suo amico duca di Buckingham (Sergio Meogrossi), continua a tramare per la corona, presentandosi agli altri come uomo mite e modesto, che, alla morte di Edoardo IV, riuscirà così a farsi eleggere.
Non contento di quanto ottenuto toglierà di mezzo anche entrambi i figli di Edoardo, successori legittimi al trono, onde evitare spiacevoli rivendicazioni. Ma la sua crudeltà non ha fine e, ripudiata la moglie, è pronto a sposare la nipote Elisabetta, in modo da eliminare ogni ostacolo.
Non avendo ottenuto quanto gli era stato promesso, il duca di Buckingham decide di ribellarsi a Riccardo, schierandosi con il conte di Richmond, ma pagherà questa sua decisione con la morte.
Visti gli innumerevoli crimini commessi, Riccardo non avrà scampo e, rimasto ormai solo al mondo, perirà sul campo di battaglia di Bosworth per mezzo della spada di Richmond urlando la celebre frase: “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”.
Vanno menzionati anche gli altri straordinari attori presenti come Marco Cavicchioli negli abiti del duca di Clarence e di Lord Hasting, l’anziana regina Margherita di Mauro Marino, il sindaco di Emanuele Maria Basso, il conte Rivers di Giacomo Rosselli, Elisabetta di Marta Richeldi e la duchessa di York di Paila Pavese (grandissima attrice e voce del doppiaggio italiano).
La traduzione e il formidabile adattamento del testo shakespeariano dal gusto contemporaneo e ironico sono appunto di Vitaliano Trevisan, che ha saputo semplificare l’originale attraverso cambiamenti notevoli nell’uso della lingua e ha anche irrobustito molti personaggi, regalando così un’opera dalla forte coralità, non concentrata unicamente sull’infamia tipica del personaggio di Riccardo III. L’ideazione scenica e la regia sono firmate magistralmente da Alessandro Gassmann, che ha saputo giocare con vari stili, mescolando antico e moderno attraverso i costumi e l’uso di elementi scenici che rimandavano all’epoca contemporanea (come giornali, radio o fucili), ma anche attraverso la musica, inserendo nel corso del racconto brani eloquenti e in apparenza azzardati come I Got a woman di Ray Charles o Brothers in arms dei Dire Straits.
Le scene dal carattere gotico-grottesco sono di Gianluca Amodio, i meravigliosi costumi di Mariano Tufano, le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi e la videografia di Marco Schiavoni.

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