Recensione del film “Il Principe della Follia”, regia di Dario D’Ambrosi
di Rossana Tosto
8 Mag 2026 - Commenti cinema
Pubblichiamo la recensione del film “Il Principe della Follia” per la regia di Dario D’Ambrosi, presentato presso la Camera dei deputati – Nuova Aula dei Gruppi, che sarà nelle sale dal 14 maggio. All’evento erano presenti il regista e il cast del film.
(Foto area press della produzione)
A Roma, presso la Camera dei deputati (Nuova Aula dei Gruppi) si è tenuta la presentazione del film Il Principe della Follia di Dario D’Ambrosi. L’evento “Una follia d’amore. Il potere del teatro nella cura dell’anima” ha visto la presenza, oltre al regista e il cast del film, di figure istituzionali, tra cui la segretaria di presidenza Annarita Patriarca.
“Il Parkinson non è solo un tremore, è una battaglia silenziosa per la dignità. Nessuno deve sentirsi invisibile”, ha dichiarato l’on. Patrizia Marrocco, a margine della proiezione del film.
Il Principe della Follia, dal 14 maggio al cinema, si colloca nel percorso di Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico e autore che tra scena e cinema indaga da anni la malattia mentale e i suoi riverberi percettivi e sociali. Un cinema che assume la fragilità come materia viva e la trasforma in linguaggio, dentro una visione coerente e riconoscibile.
Il nuovo film affronta con evidenza il tema della disabilità e dell’esclusione sociale, osservando il modo in cui questi vissuti attraversano le famiglie e si riflettono nello sguardo collettivo. La dimensione deformata del racconto diventa così strumento per mettere a fuoco una condizione condivisa: quella di chi vive ai margini di una percezione sociale che osserva, misura, talvolta distorce.
Francesco, tassista interpretato da Stefano Zazzera, accompagna Vanessa (Mauro Cardinali), drag queen fragile e misteriosa, verso un vecchio palazzo alla periferia di Jesi. L’apparente quotidianità del percorso lascia spazio a una svolta improvvisa quando, durante una sosta in un bar, una trasmissione televisiva mostra persone “vendute”, tra cui la stessa Vanessa. Da quel momento il racconto si concentra nello spazio del palazzo, che diventa centro fisico ed emotivo della vicenda.
All’interno di questa struttura emerge una famiglia segnata dalla disabilità e da una condizione di esclusione che attraversa la vita quotidiana e i rapporti affettivi. Nei flashback che ricostruiscono il passato affiora la consapevolezza dello sguardo esterno e del suo peso costante. «Credi che non mi accorga di come la gente guarda nostro figlio, o di come non lo guarda?», dice il marito alla moglie, dando forma a un nucleo drammatico che riguarda la visibilità e l’invisibilità sociale della disabilità.
Attorno a questa esperienza si sviluppa la rete dei personaggi: la madre (Carla Chiarelli), il padre (Alessandro Haber), una ballerina segnata dalla rottura del proprio percorso e il figlio minore, indicato anche come “torturatore” della televendita, figura che la narrazione lega alla disabilità fin dall’infanzia. La sovrapposizione dei ruoli apre uno spazio complesso in cui sofferenza subita e sofferenza restituita convivono all’interno della stessa struttura narrativa.
Il film procede attraverso frammenti temporali, ritorni e variazioni percettive che trasformano il palazzo in un luogo mentale oltre che fisico. Le traiettorie dei personaggi si intrecciano dentro un tempo instabile, dove il passato riemerge con continuità nel presente e la memoria assume funzione drammaturgica centrale. Alessandro Haber, Andrea Roncato e Carla Chiarelli contribuiscono a definire questo tessuto corale, segnato da esperienze di perdita e di resistenza.
Il Principe della Follia affronta la disabilità e l’esclusione sociale attraverso una forma narrativa che privilegia la frattura e la percezione alterata, mettendo in evidenza il modo in cui la fragilità attraversa i legami familiari e si riflette nello spazio pubblico fino a diventare parte strutturale dell’esperienza raccontata. Il film si fonda su un’idea di esperienza più che di racconto: una notte in cui ciò che resta non è la spiegazione degli eventi, ma la permanenza del dolore e della fragilità come condizione umana osservata senza mediazioni.
CAST PRINCIPALE
- LUCA: Stefano Zazzera
- BENITO: Alessandro Haber
- TAXI DRIVER: Andrea Roncato
- MARIA: Carla Chiarelli
- ROBERTO/VANESSA: Mauro Cardinali
- MARIA (da piccola): Francesca Giulia Geronimi
- BENITO (da piccolo): Nicolò Cerreti
- CHRISTINA: Christina Andrea Rosamilia
- OSCAR: Omar Monno
- LUCA bambino: Gianluca Fraternale
- ROBERTO bambino: Dario Piccioni
CAST TECNICO
- sceneggiatura: Dario D’Ambrosi
- regia: Dario D’Ambrosi
- prodotto da: Giovanni Saulini, Silvia Innocenzi
- produzione: Red Post Production
- fotografia / montaggio: Davide Leone
- scenografia: Pasquale Tricoci
- costumi: Raffaella Toni
- musiche originali: Stefano Ratchev
- screen ratio/formato: DCP
- running time: 90 minuti
- anno: 2025
- paese: Italia
- lingua: Italiano (con sottotitoli in inglese)
- format: feature film
NOTA DI REGIA
Ne “Il Principe della Follia”, ci viene presentato un autentico e potente alter ego italiano del Joker: un personaggio profondamente umano, portato in vita dall’attore non professionista Stefano Zazzera. Affetto dal morbo di Parkinson nella vita reale, Zazzera offre un’interpretazione che canalizza la sua sofferenza personale con notevole sobrietà, evitando qualsiasi traccia di sentimentalismo. La sua interpretazione è al contempo delicata e profonda, catturando la fragilità del personaggio con una rara verità emotiva. Attraverso una poetica della fragilità, D’Ambrosi prosegue il suo percorso artistico globale, dando voce a coloro che troppo spesso rimangono invisibili.
“Il Principe della Follia” è più di un film: è una testimonianza artistica vitale, un’opera che tocca l’anima e sfida i pregiudizi. Invita il pubblico, le istituzioni, gli educatori e i giovani a intraprendere un viaggio “nell’altro” e, in definitiva, in sé stessi.







