Recensione del film/documentario “Depeche Mode: M” di Fernando Frías
di Francesca Bruni
11 Nov 2025 - Commenti cinema
Pubblichiamo la recensione, a cura di Francesca Bruni, del film/documentario “Depeche Mode: M” del regista messicano Ferdinando Frías.
(Foto di Toni François)
È uscito nelle sale cinematografiche di tutto il mondo il documentario “Depeche Mode: M”, del regista Fernando Frias, una celebrazione della morte e della vita; filosofia dell’ultimo disco della band “Memento mori” che in latino significa “Ricordati che devi morire”, un invito a godersi ogni attimo della vita.
E i Depeche Mode di vita vissuta intensamente ne hanno molta da raccontare, con il passato burrascoso di Dave Gahan, dovuto a dipendenze da droghe, restando in coma per due minuti a causa dell’assunzione di un mix potentissimo di sostanze stupefacenti.
Questo documentario celebra la cultura musicale della band, mettendo in risalto le atmosfere cupe e oscure ma anche la glorificazione di un gruppo divenuto pietra miliare del panorama musicale mondiale.
Il regista messicano racconta, attraverso bellissimi primi piani del “Memento mori tour”, la grinta e la cultura dei Depeche fatta di dolori, successi e ripartenze, dopo periodi bui e soprattutto dopo la morte di Andy Fletcher avvenuta nel 2022, colpo duro per Dave e Martin che, nonostante ciò, hanno deciso di andare avanti per la profonda amicizia che li univa.
Il documentario è stato girato durante tre spettacoli sold‐out al Foro Sol di Città del Messico, parte del bellissimo tour della band. Non è soltanto un film-concerto tradizionale: Frías inserisce sequenze che esplorano la cultura messicana legata alla morte, mettendo in dialogo quell’elemento con i temi dei brani di questo disco oscuro, ma nello stesso tempo celebrazione della vita e di una cultura musicale affascinante e misteriosa.
Le riprese dei concerti, con intensi primi piani della band, descrivono alla perfezione lo stato d’animo della band e la loro grande forza interiore.
L’idea di intrecciare musica, performance e riflessione sulla morte (e sulla cultura messicana del “Día de los Muertos”) aggiunge profondità all’esperienza, andando oltre il semplice “see the band live”.
Il regista ha saputo cogliere il lato umano e professionale della band.
I Depeche Mode restano sempre e comunque dei geni della musica elettronica e non solo, una leggenda senza tempo.




