Recensione del film di Gabriele Muccino “Le cose non dette”
di Francesca Bruni
7 Feb 2026 - Commenti cinema
Pubblichiamo la recensione, a cura di Francesca Bruni, dell’ultimo film di Gabriele Muccino “Le cose non dette”, interpretato da un cast eccellente formato, tra gli altri, da Stefano Accorsi, Miriam Leone, Carolina Crescentini e Claudio Santamaria.
(Foto area press messe a disposizione dalla casa di distribuzione)


Perché molto spesso nel corso della nostra vita non abbiamo il coraggio di prendere delle decisioni o di dire la verità?
Il regista Gabriele Muccino ci invita a prenderne coscienza attraverso tutto ciò che ne consegue.
Nella sua nuova opera cinematografica dal titolo “Le cose non dette” il regista mette a confronto le paure di perdere ciò che abbiamo, con le conseguenze che porta il fare delle azioni che possono devastare la nostra vita, per cercare la propria felicità.


Gabriele Muccino, come già ben sappiamo, è il maestro di queste tematiche e conduce lo spettatore verso una visione ideologica del desiderio di avere tutto, senza considerare che ciò non è possibile se non a patto di rinunciare a qualcosa, e in questo caso a qualcuno.


Il film segue le vicende di Carlo (Stefano Accorsi), professore universitario e scrittore alle prese con una crisi creativa, ed Elisa (Miriam Leone), giornalista di successo, stimata e riconosciuta anche a livello internazionale, che conducono una vita apparentemente stabile e brillante tra lavoro, relazioni consolidate e un equilibrio che col tempo sembra però essersi assottigliato, così come il loro amore che forse non è più quello di una volta. In cerca di un cambiamento i due partono per il Marocco insieme agli amici di sempre Anna e Paolo (Carolina Crescentini e Claudio Santamaria) che sono accompagnati dalla loro figlia adolescente Vittoria (Margherita Pantaleo). Tutto cambia quando sul posto arriva una ragazza giovane, bellissima e ammiccante, di nome Blu (Beatrice Savignani) disposta a tutto pur di avere il suo uomo, Carlo. Lui, però, è sposato e sceglie di tenere il piede in due staffe, senza riflettere sulle conseguenze devastanti a cui andrà incontro. Una scelta che finirà per travolgere non solo lui, ma anche la coppia di amici e la moglie, ignara di tutto.
Con la maestria di Muccino nel tenere lo spettatore costantemente in tensione su ciò che accadrà, la storia si muove tra romanticismo e inquietudine. Tutto regge fino a quando l’Amico Paolo lo vede per strada mentre bacia la sua lei (Blu), in un gesto che sembra incarnare provocazione e ostinazione nel volerlo a tutti i costi. Lei lo trascina in un vortice di dolcezza, sesso e debolezze, quei territori emotivi che Muccino ha sempre saputo raccontare alla perfezione. Ma, improvvisamente, dietro l’angolo, la verità bussa alla porta: chiede sincerità verso sé stessi, prima che il piacere e l’egoismo finiscano per distruggere la propria vita e quella di chi sta intorno.


Le conseguenze saranno tragiche sia a livello personale che di vita.
Ciò che tiene in piedi e pone fine a questo caos emotivo e fisico è la figlia della coppia amica, una tredicenne assillata da una madre asfissiante ed ansiosa ed un padre assente preso dalla propria vita professionale.
La ragazzina, Vittoria (Margherita Pantaleo), ama stare con Stefano Accorsi e attraversa un profondo cambiamento identitario quando, in un passaggio che Muccino lascia volutamente nel dubbio, torna e l’amante viene trovato morto in mare.
Proprio quel mare che avrebbe dovuto essere un luogo di evasione e libertà si trasforma invece in un tormento impetuoso: uno spazio di perdita e di angoscia che, oltre alla morte dell’amante, azzera ogni prospettiva e segna l’inizio di una trasformazione irreversibile.





Il cinema di Gabriele Muccino è lo specchio dei sentimenti umani, dei loro pericoli e, se vogliamo, dei loro eccessi: un vissuto del qui e ora, simile a un sogno che improvvisamente si incrina, ma che lascia sempre spazio a una rinascita e alla possibilità di ricostruirsi una nuova vita; ricordiamo altri suoi capolavori come “L’ultimo bacio” (2001) che quest’anno compie venticinque anni, dove la passione prende il sopravvento ma poi tutto si incrina per poi ritornare ad una serenità perduta oppure in “Fino alla fine” (2024), penultimo film del regista dove l’adrenalina di una notte della giovane americana Sophie che, attraverso la perdita del suo amato avventuriero, torna infine alla sua vita di prima.
Possiamo concludere dicendo che la visione che dà Muccino della vita è stata piuttosto lineare nella propria cinematografia, sapendo regalare sempre impatto emotivo e romanticismo moderno e la disgregazione della famiglia borghese dove l’apparenza conta più della verità.

Ricordiamo anche le sue prime pellicole rivolte al mondo adolescenziale e familiare: il primo lungometraggio dal titolo “Ecco fatto” del lontano 1998, dove il mondo adolescenziale era descritto in maniera autentica per poi proseguire con “Come te nessuno mai” (1999) che lo ha fatto conoscere al pubblico e il più strutturato “Ricordati di me” (2003), in cui era sempre presente il fratello del regista Silvio Muccino, dove la ricerca del dare un senso alla propria vita e del sentirsi insoddisfatti e scomodi nella società è un’altra caratteristica descrittiva del cinema di Muccino.



La carta vincente del suo cinema è il rappresentare i sentimenti in maniera semplice ed autentica, senza tanti giri di parole, sempre però con risvolti devastanti come lo sono gli stati d’animo dei suoi personaggi e come siamo tutti noi, perché la vita è come la descrive Muccino, forse a volte con un po’ di esasperazione, ma come diceva lo psichiatra e psicanalista Carl Jung “siamo ciò che decidiamo di essere”.
“LE COSE NON DETTE”
- Regia: Gabriele Muccino
- Sceneggiatura: Gabriele Muccino e Delia Ephron
- Tratto dal romanzo “Siracusa”di Delia Ephron
- Cast: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo
- Nazionalità: Italia
- Produzione: Lotus Production, una società Leone Film Group, con Rai Cinema
- Distribuzione: 01 Distribution
- Opera realizzata con il contributo del Fondo per lo Sviluppo degli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo.


