Recensione del brano “Il Tempo in Me” dei Subsonica
di Francesca Bruni
16 Gen 2026 - Approfondimenti live, Dischi
Pubblichiamo la recensione, a cura di Francesca Bruni, del brano dei Subsonica “Il Tempo in Me”, estratto dall’undicesimo album e disponibile da oggi 16 gennaio.
Fuori oggi il nuovo secondo singolo dei Subsonica dal titolo “Il Tempo in Me”, estratto dal nuovo album in uscita a primavera.
Il brano è autobiografico, il video ripercorre immagini della loro vita e della loro carriera. Un sound ipnotico, bellissimo, che trascina l’ascoltatore in un vortice di anime fuse in un unico corpo: loro e chi li ha seguiti da sempre. Un brano sensibile che, come si dice, “spacca”, perché i Subsonica vogliono dichiarare anche questa volta l’amore per chi li sostiene, linfa vitale per il loro pubblico e per sé stessi.
L’ elettronica coinvolgente ed estremamente innovativa trascina e commuove per il profondo amore e la sincerità che li unisce ai loro fan.
Una dedica e ringraziamento a tutti coloro che li seguono e credono profondamente nella loro musica, perché essa li unisce e aiuta a restare compatti dopo 30 anni di carriera.
“Il Tempo in Me” è una canzone-racconto di un presente complicato e la speranza di un futuro migliore e di un vissuto che ci avvolge e smarrisce, cordone ombelicale tra noi e la musica, parte integrante della vita, la mia vita e la loro musica che mi accompagna da tre decenni.
Aspettiamo che esca il loro undicesimo album.


Dicono del video gli autori di High Files Visuals (riportato dai Subsonica nella loro pagina Facebook): “Il visualizer di “Il Tempo in Me” è una macchina del tempo nell’universo subsonico. Dai primi anni agli ultimi tour, le linee temporali dei membri della band si intrecciano, confondendosi e riavvolgendosi come nelle parole della canzone. Attraverso algoritmi e processing digitale, la storia del gruppo si districa fra stanze liminali composte di volti e di esperienze collezionate in trent’anni, fra richiami e ripetizioni costanti, srotolandosi come un nastro di Moebius. Un viaggio che è tanto intimo quanto corale, nelle fotografie di una band che sono anche quelle degli amici, dei collaboratori e del suo pubblico, sempre presente ieri come oggi.”


