Raffinata “La Calisto” di Francesco Cavalli al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi
di Alma Torretta
9 Mag 2026 - Commenti classica
Parigi, “La Calisto” di Francesco Cavalli al Théâtre des Champs-Elysées. Raffinata direzione del maestro Sébastien Daucé con ottime voci barocche. Il soprano Lauranne Oliva è Calisto, il mezzosoprano Anna Bonitatus è Giunone.
(Foto di Monika Ritterhaus)


Parigi – Un prologo e tre atti per raccontare l’ennesima scappatella di Giove che vuole amare a tutti i costi la bella ninfa Calisto, casta seguace di Diana, e il dio si trasforma in quest’ultima per raggiungere il suo obiettivo. La moglie Giunone scopre l’inganno e la farsa si trasforma in tragedia, Calisto muore ma Giove la trasforma in una costellazione donandogli l’immortalità. In più, in questo allestimento c’è un ulteriore colpo di scena finale, discutibile, che non sveliamo. Il libretto de La Calisto, scritto da Giovanni Faustini, come le Metamorfosi di Ovidio da cui è tratto, può essere letto a più livelli, quello più divertente dei travestimenti, quello più romantico delle pene d’amore e di gelosia, ma anche quello più profondo, filosofico e spirituale, dei rapporti tra divino e umano, tra immortale e mortale, parla di apparenze e realtà, di come il desiderio sia all’origine di tutto, e di tanto altro. È anche una storia di amore saffico, tra Calisto e Diana, anche se in realtà non lo è perché Giove è travestito da donna.


Una complessità di temi e di spunti di riflessione accompagnati da una musica sempre brillante, anche quando è languida oppure dolente, con i protagonisti che esprimono pensieri e sentimenti dei diversi personaggi con il loro virtuosismo vocale.
Un’opera tanto piacevole quanto raffinata che il direttore d’orchestra Sébastien Daucé, clavicembalista e organista, specialista dell’opera barocca, alla testa dell’Ensemble Correspondances da lui stesso fondato, ha saputo rendere con grazia, precisione ed efficacità.
Allestimento creato la scorsa estate per il Festival d’Aix-en-Provence con lo stesso Daucé sul podio, la partitura è stato adattata ad una sala più grande quale quella del Théâtre des Champs-Elysées rinforzando l’organico orchestrale ad oltre trenta elementi senza nulla togliere alla sua bellezza e delicatezza.
Composta nel 1651, la partitura originale è per solo sette strumenti, creata per il piccolo Teatro Sant’Apollinare di Venezia che però era dotato di un complesso macchinario che consentiva di suscitare grandi meraviglie per il pubblico dell’epoca. Stupore che invece manca un po’ in questa messa in scena, elegante e funzionale, firmata dalla regista olandese Jetske Mijnssen. Le tante scene diverse sono risolte prevedendo un cilindro rotante centrale che di volta in volta svela ambienti diversi, con intorno delle pareti in legno chiaro, delle porte e solo qualche elemento d’arredo.
Le scenografie, di Julia Katharina Berndt, sono ravvivate dai costumi in foggia settecentesca di Hannah Clark, colorati e bellissimi, ma che avrebbero potuto caratterizzare meglio i personaggi perché quelli minori, e sono tanti, non si distinguono bene e non c’è alcuna distinzione, ma in questo caso forse volutamente, tra vestiti per gli dèi e vestiti per gli umani. Bellissimo comunque in particolare il costume finale della Calisto trasformata in costellazione dell’Orsa Maggiore, tutto nero e stelle brillanti, anche se non c’è più chiaro riferimento all’orsa in cui Giunone trasforma per vendetta Calisto a cui invece in questa messa in scena vengono tagliati i bei capelli e dato un sacco per vestito.
Dopo aver debuttato nel ruolo principale al Festival di Aix-en-Provence, è il giovane soprano Lauranne Oliva a essere nuovamente Calisto a Parigi e ad incarnarla con il suo bel timbro chiaro, agilità e acuti luminosi, capacità interpretative naturali già mature per esprimere una vasta gamma di sentimenti, dalla salda fedeltà alla sua dea all’ebbrezza dell’amore alla disperazione quando si vede rifiutata, perfetta per la parte.
Giove è invece il basso-baritono Milan Siljanov, dio autoritario e prepotente quanto, en travesti e con voce in falsetto, una divertente finta Diana innamorata proposta con gusto e ironia.
Terzo vertice del triangolo, il famoso mezzosoprano italiano Anna Bonitatibus specialista del repertorio barocco e dei ruoli en travesti, che qui invece veste i panni di Giunone, la moglie trascurata e tradita, che interpreta con la consueta classe e bravura nei virtuosismi, pure molto applaudita. La Bonitatibus nel prologo interpreta anche l’Eternità che si confronta con la Natura e il Destino, scena che la regista ha ben immaginato come una veglia funebre, tutti vestiti in nero dinanzi alla bara di Calisto, ma Giove nella sua onnipotenza e nel suo pieno arbitrio disporrà diversamente. Ed anche Calisto, dato che anche agli uomini è stato dato il libero arbitrio, alla fine farà diversamente.
L’opera è in realtà non solo un triangolo un intreccio di amori, corrisposti e non corrisposti, come nella vita vera. Così Diana, la vera dea, ben interpretata dal mezzosoprano americano di origine cinese Sun Ly Pierce, alla fine confessa in segreto di essere innamorata del pastore Endimione, che pubblicamente però rifiuta per salvare le apparenze, gettando il giovane nella più nera disperazione.
Endimione è una delle belle sorprese della serata: interpretato dal controtenore francese Paul-Antoine Bénos-Dijan incanta per la dolcezza e morbidezza d’emissione accompagnata da un’interpretazione addolorata intensa molto toccante.
Della vera Diana è poi innamorato non corrisposto Pan, il tenore ceco Petr Nekoranec, che interpreta anche la Natura nel prologo e che forma insieme a Silvano, il basso boliviano Josè Coca Loza, e Satirino, interpretato invece dal controtenore Paolo Figuier, il trio di amici che perseguita Endimione. Figuier è anche il Destino nel prologo.
Ma c’è pure l’ancella Linfea, interpretato en travesti dal tenore Zachary Wilder, che invece vuole un marito, altro ruolo molto ironico e divertente.
E sin dall’inizio si fa notare anche il baritono britannico Domenico Sedgwick come l’intrigante Mercurio, sarà proprio lui a suggerire il travestimento a Giove per conquistare la bella Calisto.



Alcune delle parti minori interpretano poi pure le Furie e fanno da coro.
Alla fine, pubblico incantato, divertito e appagato. Lunghi applausi per tutti.









