Presentiamo il raro CD “Una piccola melodia in giro per l’Europa”


di Andrea Zepponi

2 Gen 2019 - Dischi

Il CD dal titolo Una piccola melodia in giro per l’Europa presenta la rara incisione di alcuni dei brani più interessanti e curiosi – tra cui inediti e in prima registrazione assoluta – delle più disparate e poliedriche realizzazioni musicali del cosiddetto Ballo di Mantova, melodia celeberrima, detta anche Mantovana, che, dalla corte rinascimentale dei Gonzaga, ebbe una straordinaria fortuna e diffusione per tutta l’Europa  per almeno quattro secoli, dal primo ‘500 alla fine dell’800 quando César Frank (1822-1890), nel 1890, scrive Vieux noël, brano per organo della raccolta L’Organiste, proprio sulle note del Ballo di Mantova, ed ancora diffuso nel ‘900 in arie vocali e devozionali. Una melodia semplice, ma molto caratterizzata dal punto di vista ritmico, melodico ed armonico – queste le ragioni della sua fortuna secondo la musicologa Maria Chiara Mazzi che ha curato l’inquadramento storico-estetico dei brani presentati nella brochure del cofanetto CD. Viaggiando sulla voce e gli strumenti di musicisti girovaghi, la melodia venne utilizzata già dal XVI sec. come base per numerose raccolte di variazioni per chitarra, liuto, cembalo ed organo: celebre ad esempio quelle del cosiddetto Manoscritto di Ancona (1644) conservato alla Biblioteca Comunale Benincasa dove si legge una doppia versione del brano, attribuito al musicista Giovan Battista Ferrini (1601-1674), che viene anche variato più volte da diversi autori. Gli interpreti del CD Pedro Alcacer Doria (tiorba e chitarra barocca), Jimena Llanos Lopez de Castilla  (mezzosoprano) e  Serenella Secchiero (organo) hanno condotto una notevole operazione di ricerca, studio e adattamento dalle fonti al fine di ottenere un’esecuzione rispettosa nella lettera e nello spirito delle diverse versioni della stessa melodia tra cui quelle strumentali ci testimoniano – afferma M. C. Mazzi – il carattere bustrofedico del suo itinerario dall’ambito profano a quello sacro-devozionale e viceversa.  Il brano Fuggi, fuggi da questo cielo è la sua prima apparizione in un manoscritto secentesco bolognese in cui la vaghezza della denominazione “villanella elude la presunta provenienza mantovana della melodia e fungerà poi da prestanome fino alla fine del secolo in molte tappe del suo viaggio da Venezia a Napoli dove riceverà perfino le virtuosistiche variazioni del celeberrimo cantante evirato Francesco Antonio Pistocchi (1659-1726) proposte nel CD in prima registrazione mondiale. Compiuto il suo itinerario italiano, la melodia prosegue il suo cammino in ambito internazionale: in epoca controriformistica viaggia per l’Europa tra soldati, pellegrini e missionari anche sotto travestimenti spirituali – la pastorale Canto di Cecilia degli anni ’30 del Seicento – fino ad arrivare in zona neerlandese dove si ritrova in una serie di raccolte di canti devozionali ampiamente rappresentati nel CD e destinati alle suggestive e pertinenti esecuzioni vocali (mezzosoprano) o strumentali (organo). Dalla zona fiamminga il passaggio in Francia è breve e la nostra Mantovana, secondo il vaglio intellettualistico di studiosi di cose popolari come Edmond de Coussemaker (1805 -1876) assume la forma di “noël” cioè di canto di Natale, in cui si era trasformata a metà del ‘600, e diventa preda della musica colta francese di organisti e cembalisti come Claude Balbastre ( 1724-1799) e Michel Corette (17071775) che la trattano con il vezzoso titolo di noël suisse. Dalla Francia all’area tedesca il passo è rappresentato nel disco dal brano Johann Christian Rink (1770-1846) che scrive le Variations sur le thème de Corelli “Ik sang Cecilia Komen(1819): quest’ultimo, assieme al succitato belga Franck raccoglie la tradizione italiana e fiamminga e le intreccia nell’attribuire a Corelli una melodia (sempre la Mantovana) che era stata già rivisitata in area neerlandese. Il carattere documentario della registrazione e il pregevole excursus storico musicale realizzato in senso cronologico dalle incisioni aprono in ultima analisi un ulteriore scenario rispetto a quello esecutivo pur interessante e notevole: quello cioè della fenomenologia della circolazione culturale in Europa in cui tradizione orale e colta si intrecciano e connotano una identità che diventa e viene sentita comune. Il Ballo di Mantova assume un tratto identitario europeo nel momento in cui gli eserciti cristiani combattono contro turchi e balcanici nel lungo assedio di Candia (1647-1669) e la melodia penetra quindi nel repertorio popolare di ungheresi, serbi, romeni, tzigani ed ebrei centro orientali. Alzi la mano, allora, chi già sapeva prima d’ora che lo strafamoso e struggente “tema della Moldava” dell’omonimo poema sinfonico di Smetana (da cui deriverà anche a Naftali Herz l’ispirazione per l’Inno Nazionale Israeliano) altro non è se non la nostra piccola, versatile ed europeissima Mantovana.

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