Parma: Traiettorie


Federico Scoponi (da: gliamicidellamusica.net)

15 Ott 2001 - Commenti classica

PARMA
Incentrata su proposte di ascolto che non sapremmo definire se non (a nostro rischio e pericolo!) come musica colta', o engagè, dei nostri giorni, “Traiettorie” si conferma anche quest'anno come una tra le più interessanti ma rare manifestazioni italiane a quella musica devote, laddove altre realtà fino a poco tempo fa sulla stessa scia di pensiero (vedi la reggiana “Di Nuovo Musica”) sembrano ormai inesorabilmente avviate a uno spontaneo e irreversibile processo di immolazione all'altare della contaminazione dei generi approccio senza dubbio più favorevole a una redditizia mobilitazione delle masse.
D'altronde, è evidente, viviamo in un mondo semplificato, dove la pluralità delle espressioni sociali e (quel che è peggio) culturali della nostra storia comune è spesso inglobata nel livellante meccanismo strategico-industriale del divertimento, con meri criteri caotico-quantitativi. E un'offerta lucidamente schierata come quella della rassegna parmense costituisce un importante appuntamento per chi, irriducibile, è ancora convinto che ascoltare musica sia un'esperienza esistenziale radicale, profondamente legata all'evoluzione della nostra civiltà . Di questo messaggio fu portatore più di molti altri Luigi Nono, la cui opera segna indiscutibilmente una tappa fondamentale nella musica della seconda metà del Novecento. A lui è stata consacrata la serata dello scorso 18 settembre, durante la quale La lontananza nostalgica utopica futura (una delle ultime sue composizioni) è stata realizzata' con la regia del suono di Salvatore Sciarrino, a cui è dedicata, e il prezioso contributo della violinista Melise Mellinger, artefice dal vivo di quella che è una sapiente esplorazione delle possibilità timbriche dello strumento. Dalla consolle, Sciarrino ha ricreato la complessa partitura gestendo le elaborazioni del live elecronics, mentre le registrazioni su nastro scandivano una molteplicità di materiali secondo successioni estremamente articolate, nell'intreccio tra le linee affidate al violino e rumori di vetri infranti, voci confuse, sussurri, colpi di tosse, esclamazioni interrotte ed esitanti del compositore, porte che si aprono, che si chiudono, un treno che passa. Immaginiamo pesanti oggetti trascinati sul pavimento, forse delle casse; un'ampia stanza che viene liberata, i cui spazi vuoti creano echi e risonanze, col conseguente senso di distacco che la lontananza, appunto, inevitabilmente comporta. Una singolare metafora estetica ricorda Sciarrino, per la quale il passato riflesso nel presente genera l'utopia creativa, il desiderio del noto si fa veicolo del possibile attraverso la lontananza . Partitura surreale, certamente faticosa da ascoltare, consumata nell'arco di un'ora e ripartita in sei postazioni disposte attorno al pubblico e pensate da Sciarrino a organizzare quella “spazializzazione dell'ascolto” che fu l'ultima totalizzante rivelazione della lunga ricerca di Nono nel campo sonoro. Un'esperienza forte che necessariamente ci esorta, secondo quello che potremmo considerare un vero “esercizio di coscienza”, a un costruttivo atto di responsabilità nei confronti dell'ascolto. Così come ogni autentica espressione d'arte musicale dovrebbe fare.

(per gentile concessione di www.gliamicidellamusica.net)
(Federico Scoponi (da: gliamicidellamusica.net))


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