Paesaggi sonori: un viaggio senza confini con il Quartetto Sineforma
di Elena Bartolucci
16 Apr 2026 - Commenti classica
Il concerto proposto dall’associazione musicale Appassionata di Macerata intreccia culture, epoche e linguaggi in un racconto musicale condiviso.
(Foto di Massimo Zanconi)
Macerata – martedì 14 aprile, presso il Teatro della Filarmonica di Macerata, l’associazione musicale Appassionata ha proposto un nuovo e interessante concerto in compagnia del Quartetto Sineforma (composto da Michele Scipioni al clarinetto, Simone Grizi al violino, Christian Riganelli alla fisarmonica e David Padella al contrabbasso).
Questo concerto dimostra come, negli ultimi anni, Appassionata abbia ampliato il proprio sguardo, proponendo repertori e modalità di ascolto capaci di dialogare con pubblici diversi.
Il titolo della serata, Paesaggi sonori, non è una semplice immagine, ma una vera dichiarazione: la musica si presenta come spazio attraversabile o addirittura come luogo di incontro tra culture diverse.
Per iniziare questo viaggio fra tradizione e modernità di arrangiamento, Riganelli ha proposto tre suoi componimenti. Dopo una tarantella marchigiana, legata al territorio ma presentata in una veste nuova e frizzante, è stato eseguito A veló, un motivo che ha accompagnato un servizio televisivo ambientato a Castelfidardo nel 2011, dedicato alla trasformazione della città durante una tappa conclusiva del Giro d’Italia. La leggerezza delle note, che evocano la velocità su due ruote, ha poi lasciato spazio a un bellissimo omaggio a Nino Rota, uno dei più grandi compositori di colonne sonore cinematografiche del secolo scorso, di cui infatti è stato riproposto un breve ma denso medley di suoi celebri componimenti tratti da 8 e mezzo, Amarcord e Il Padrino.
Rimanendo nel mondo del cinema, Sineforma ha accompagnato il pubblico in sala verso il musical, presentando una suite dei temi più celebri di West Side Story, opera che ha segnato un passaggio fondamentale a Hollywood e non solo. Con il genio creativo di Leonard Bernstein, si è passati dalla semplice musica di sottofondo a colonna sonora vera e propria che diventa parte integrante della narrazione sullo schermo.
Il programma si è poi spostato in America Latina con Danzon n.2 di Arturo Marquez, reso celebre a livello internazionale dall’orchestra sinfonica Simón Bolívar, fondata nel 1975 da José Antonio Abreu e pilastro del progetto “El Sistema”, nato per offrire ai giovani venezuelani un’alternativa concreta attraverso la musica.
Cambiando decisamente atmosfera, si è fatto un tuffo nel passato tornando al 1935, anno di composizione del brano Youkali di Kurt Weill, che rappresenta un grido di speranza o un’isola che non c’è dove rifugiarsi senza dover affrontare il futuro di quello che sarà con Hitler il preludio a uno dei momenti più bui della storia del Novecento.
Di seguito è stato invece il momento di Astor Piazzolla e il suo Meditango ossia un tango argentino raccontato da un’intensa espressività musicale che invita più alla riflessione che al ballo.
Il programma ha poi proposto Suite Hellenique di Pedro Iturralde, in cui temi della tradizione ellenica e una danza popolare vengono riletti attraverso uno stile jazzistico.
Stranamente è stato poi il turno di Johannes Brahms, che forse c’entrava nulla o poco con i brani e gli altri compositori della serata. Eppure, come spiegato dallo stesso Quartetto Sineforma, hanno voluto immaginare il pianista tedesco del periodo tardo-romantico ad Amburgo, intento a suonare tra viandanti al porto e musicisti di passaggio, dando vita alla celebre Danza Ungherese n.5, proposta in una versione decisamente più gitana che si intona appunto con lo spirito della serata.
A conclusione del concerto è stato proposto un brano yiddish, Mazel Tov, nonché una frase usata per augurare buona fortuna, ma che ha anche un significato ben più profondo.
A fine serata è stato poi regalato anche un piccolo bis ossia il meraviglioso valzer n.2 di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič.
Con Paesaggi sonori, il Quartetto Sineforma ha costruito un percorso che attraversa geografie diverse, accostando repertori e linguaggi che, pur provenendo da contesti lontani, si incontrano in una stessa idea di musica come racconto condiviso.
Non si tratta di una semplice successione di brani, ma di un vero e proprio viaggio, in cui la tradizione popolare, la musica colta e le suggestioni del Novecento dialogano senza gerarchie.
Il programma alterna scrittura e rielaborazione, composizione e citazione, in un continuo gioco di rimandi. Accanto ai grandi autori, trovano spazio anche pagine originali e arrangiamenti firmati dagli stessi interpreti, a testimonianza di un approccio che non si limita all’esecuzione, ma che entra nel cuore del materiale musicale, lo attraversa e lo restituisce trasformato in pura e incredibile energia.
Oltre alla collaborazione con il Comune di Macerata, il concerto è stato realizzato anche con il sostegno di Fabrica Teatro.








