Ottima “Olimpiade” di Pergolesi a Jesi
di Roberta Rocchetti
22 Nov 2025 - Commenti classica
A Jesi è andata in scena l’opera “Olimpiade” di Giovanni Battista Pergolesi. Un’edizione di ottimo livello nel comparto musicale e vocale. Buone alcune idee registiche di Fabio Ceresa; fresca, moderna e dinamica la recitazione. Trionfo personale del direttore Giulio Prandi.
(Foto Marco Pozzi)
Il libretto dell’Olimpiade scritto da Pietro Metastasio il quale fu una vera star del testo operistico del ‘700 è stato musicato da più di 50 compositori, tra cui Vivaldi, Paisiello e Donizetti che però non la portò a compimento, ma è nell’interpretazione musicale di Giovanni Battista Pergolesi che raggiunse la sua maggior espressione e il maggior numero di rappresentazioni.
A soli 25 anni, un anno prima della sua morte il compositore jesino mette in scena una delle opere destinate a tenere banco anche per gran parte del secolo seguente, opera a cui seguirà quello Stabat Mater per cui il compositore marchigiano è universalmente noto e che la leggenda vuole abbia finito di scrivere già morente.
L’opera è in origine ambientata nel mondo classico greco, una storia di amicizia prima che di amore, o forse proprio di amore che nasce dall’amicizia, quella tra Licida e Megacle, due giovani già legati da eventi pregressi che durante le vicissitudini musicate dal Pergolesi hanno modo di definire e saldare il loro legame nonostante le figure femminili con cui devono dividere gli affetti Argene ed Aristea; un libretto molto profondo quello di Metastasio che scende fin nelle zone più intime dell’animo umano rivelando che meschinità e attaccamento, amore e rivalità, vendetta e perdono prendono vita dalle stesse sorgenti.
Nella visione del regista Fabio Ceresa la storia si sposta dai boschi della Grecia alle palestre della Germania degli anni ’30 del ‘900, buone alcune idee registiche, fresca, moderna e dinamica la recitazione, nessuno spazio è dato alla staticità che a volte travolge l’opera barocca e anche lo svolgimento di ogni singola aria dei solisti è l’occasione per sottolineare con gestualità e movimento stati d’animo e intenzioni, a volte persino troppo come nel caso di Argene/Licori e la scopa infilata nella tuta.
Le scene di Bruno Antonietti coadiuvate dalle luci di Marco Scattolini risentono degli echi della Riefenstahl e del suo capolavoro assoluto Olympia docufilm proprio sulle olimpiadi tedesche del ’36. Regnano colori neutri e linee déco, scale e spigoli, soppalchi e linee pulite. Anche i costumi di Giulia Negrin si posizionano a cavallo tra mondo classico e burocratico rigore novecentesco, attestando il valore cronologicamente trasversale dell’opera. Scenografo e costumista sono i vincitori del concorso Svoboda istituito dalle Accademie di Belle Arti di Macerata, Bologna, Venezia, Carrara, Bari e Brera.
Giulio Prandi, direttore d’orchestra, musicologo, ricercatore, matematico, è un maestro del barocco, lineare, pulito, direzione cristallina ma appassionata ha regalato una performance di altissimo livello cesellando ogni singola nota e arricchendola di espressione e vita, restituendo a questo genere musicale un flusso emozionale, cosa che non sempre riesce, e al contempo sideralmente precisa.
Coadiuvato dall’ottima Orchestra Ghisleri con cui sembra essere un tutt’uno ha ottenuto un trionfo personale tributato dal pubblico presente in sala.
Sul fronte vocale un plauso anche agli interpreti partendo dalla Aristea di Carlotta Colombo, timbro luminoso capace di morbidezze e gentilezze affettive supportato da una tecnica solida che le permette di far emergere la nobiltà delle note pergolesiane con eleganza e misura, uniti ad un’ottima padronanza del palcoscenico.
La Argene/Licori di Silvia Frigato ha scolpito fraseggio e armonia con raffinatezza e precisione, mostrando nelle proprie aree di pertinenza grande musicalità, stilisticamente precisa ed emotivamente autentica.
Lo sconclusionato ed umanissimo personaggio di Licida è stato portato sul palco da Josè Maria Lo Monaco, agilità fisica e vocale hanno permesso al mezzosoprano catanese di dominare la scena col suo timbro seducente, una gestione del fiato controllata e ferma e un controllo ferreo dell’intonazione che nella bellissima aria Mentre dormi amor fomenti si sono espressi alla massima potenza.
Theodora Raftis soprano di coloratura cipriota è entrata più che brillantemente nei panni di Megacle, agilità rutilanti e mai opache, cristallo timbrico e piglio caratteriale le hanno regalato un’ovazione in chiusura di sipario.
Ottimi anche il Clistene di Anicio Zorzi Giustiniani, l’Aminta di Matteo Straffi buon legante sul palcoscenico, spigliato ed espressivo e l’Alcandro di Francesca Ascioti che ha dovuto immedesimarsi anche in Marlene Dietrich nella famosa scena de L’Angelo Azzurro, peraltro in un contesto in cui era necessario esprimere contemporaneamente alle evoluzioni con cilindro, top glitterato e sedia roteante dolore e separazione, per cui: bonus recitazione.
Il nostro plauso finale va alla Fondazione Pergolesi per il coraggio di mettere in scena sempre nuove produzioni e titoli inconsueti ormai, il coraggio di chi è preoccupato di fare davvero cultura e non solo di fare cassa, un tributo inoltre dovuto e gradito al loro illustre concittadino.
Pubblico entusiasta a fine recita, si replica domenica 23 novembre, mentre sabato 29 e domenica 30 novembre la prima assoluta de Il Giudizio di Paride.













Chiarissimo ed esauriente. Pare di esserci