Ottima “Aida” al Teatro Galli di Rimini


di Roberta Rocchetti

7 Gen 2026 - Commenti classica

Messa in scena nella tradizione, senza inutili orpelli, asciutta e suggestiva, questa “Aida” di Verdi al Teatro Galli di Rimini. Compagnia di danza eccellente; comparto musicale di grande qualità. Magnifica la Amneris di Irene Molinari così come l’Amonasro di Stavros Mantis e il poderoso Ramfis di Antonio di Matteo.

(Foto Paritani-Rimini)

Le opere si sa, conservano al loro interno dei temi universali che riguardano la natura umana e le vicissitudini che si creano tra le varie interazioni, alcune per la tematica che sviluppano risultano in alcuni periodi particolarmente attuali anche senza attualizzarle a livello visivo.

È il caso di Aida di Giuseppe Verdi andata in scena sabato 3 gennaio nel centralissimo Teatro Galli di Rimini.

Cosa c’è infatti, purtroppo, di più attuale del tema della guerra tra popoli voluta da chi quei popoli governa e che travolge le vite e gli affetti di chi si trova a subirla?

Dal 1945 mai il mondo è stato così universalmente pervaso di venti di guerra come adesso, mai la minaccia è stata così ampia e generalizzata e fa un effetto particolare sentire inneggiare alla guerra quando questa non è più solo una parola contenuta nel magnifico libretto di Antonio Ghislanzoni ma un demone reale che seppur mai scomparso dalla faccia del pianeta ora si presenta rinvigorito, indomabile, più feroce che mai.

Paolo Panizza regista e scenografo ha voluto una messa in scena tradizionale ma asciutta, molti suggestivi giochi di luce gestiti da Fiammetta Baldiserri hanno reso i pochi elementi sul palco, sostanzialmente due rampe speculari, il supporto ideale per lo svolgersi della vicenda così come le proiezioni sul fondale di Mihai Alin Enache.

I costumi di Carla Galleri anch’essi tradizionali ma senza eccedere in orpelli superflui hanno identificato anche tramite i colori le personalità degli agenti sul palcoscenico.

A Rimini l’opera, soprattutto quella di Verdi, sembra avere ancora quel sapore di quotidiano, un filo intessuto tra le varie faccende giornaliere, un filo che parte da Rimini e arriva più o meno a Parma che fa sì che l’opera più che evento mondano o squisitamente culturale sia il morbido e naturale compimento di una serata o di un pomeriggio, dove il palcoscenico si allestisce anche con poco anticipo sul debutto, dove già si sa come si fa perché l’opera si fa così, senza cervellotiche elucubrazioni sui significati da scovare perché è già tutto nel libretto e il libretto è quello ed è giusto.

Ecco perché ci ha dato un grande senso di naturalezza, rilassatezza e potremmo dire gentilezza, vedere i piccoli danzatori della Compagnia RDL guidata da Matteo Mecozzi trasformati in tanti piccoli etiopi da quel famigerato cerone scuro che non è appropriazione culturale, non è offesa, non è black face, è invece solo un elemento della meravigliosa capacità del Teatro (maiuscola voluta) di creare quella realtà che crea una pausa dalla realtà.

Ottima illuminazione registica quella di rappresentare la scena del trionfo non con la parata di rito ma con uno scontro tra fazioni dal quale nessuno esce vincitore, ad indicare che l’unica a trionfare nelle guerre è la morte.

Per quello che riguarda la compagnia di danza dobbiamo dire che è stata un elemento fondamentale nella riuscita della produzione voluta dall’ottimo Coro Lirico città di Rimini diretto da Marcello Mancini, produzione che nasce dalla cooperazione, un termine che da queste parti ha sempre funzionato.

I ragazzi di Montecolombo, il nido che ha dato origine alla compagnia RDL (Ragazzi del Lago, appunto) oltre che delle danze si sono infatti occupati anche materialmente di realizzare le scene.

La protagonista è stata portata in scena da Renata Campanella, soprano dal timbro omogeneo, gentile e soave, ha ben gestito gli impervi passaggi del suo ruolo, comprese le due arie Ritorna Vincitor e O Cieli Azzurri.

Radames, il quale avrebbe dovuto essere interpretato dall’impossibilitato Danilo Formaggia è stato sostituito all’ultimo da Alberto Profeta, al quale i lauri e i fior vanno donati sia per aver salvato la recita che per l’ottima resa di un personaggio difficile sul piano interpretativo e vocale.

Spicca per personalità e vocalità prorompente la magnifica Amneris di Irene Molinari, timbro notturno e vellutato mai volgare, carattere, efficace sui passaggi di registro, insomma una Amneris che si è fatta spazio e che merita.

Così come meritano, e ci scuseranno se li presentiamo in coppia ma ci sono sembrati davvero un duo aureo, l’Amonasro di Stavros Mantis e il poderoso Ramfis di Antonio di Matteo, presenza scenica, voce a cascata, timbro di miele scuro e fiati solidi, i loro ingressi in scena sono stati davvero un piacere per le orecchie.

Chiudono il cast il re di Mattia Venni, la sacerdotessa di Chiara Mazzei e il messaggero di Francesco Troilo di Carlo.

L’Orchestra La Corelli è stata diretta da Jacopo Rivani con il giusto equilibrio tra necessità drammatiche ed eleganza, sempre supportando le voci e sfruttando le varie potenzialità delle stesse quando possibile.

Suggestiva dicevamo questa “Aida”, autentica, tanto che all’invocazione ad Iside veniva naturale unirsi, nella speranza che qualche divinità efficace possa riportare questo mondo se non alla pace, almeno non in preda al pazzo furore sanguinario in ascesa che lo pervade al momento.

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