Mostra del fotografo Nick Brandt a Torino


di Alberto Pellegrino

27 Mag 2026 - Arti Visive

Le Gallerie d’Italia di Torino ospitano una grande mostra del fotografo britannico Nick Brandt “The Day May Break. La luce alla fine del giorno”. La mostra è aperta fino al 7 settembre 2026.

(Le foto sono state messe a disposizione dall’Ufficio Stampa della Mostra)

Alice, Stanley and Najin, Kenya, 2020 © Nick Brandt

Nick Brandt (Oxford, 1966) è un fotografo britannico impegnato a lavorare esclusivamente in Africa con lo scopo di documentare la fauna, gli umani e i più luoghi selvatici del continente prima che siano distrutti dalle mani dell’uomo. È un artista fortemente impegnato sul piano morale e sociale, ma anche dotato di una notevole forza narrativa e da una sicura eleganza formale.

Dopo avere studiato pittura e cinema alla Saint Martin’s School of Art di Londra, nel 1992 Brandt si trasferisce negli Stati Uniti, dove realizza dei video musicali per artisti di successo. Poi scopre il fascino dell’Africa e s’innamora della bellezza della natura e degli animali che la popolano. Diventa così uno degli autori contemporanei più apprezzati a livello internazionale per il suo impegno civile e ambientale unito al valore estetico ed emotivo delle sue immagini che conquistano il pubblico e la critica in tutto il mondo. Sue mostre sono state allestite dal Victoria & Albert Museum di Londra, dalla Fahey/Klein Gallery di Los Angeles e dal Fotografiska di Stoccolma.

Fatuma, Ali and Bupa, Kenya, 2020 © Nick Brandt

Nick Brandt e l’amore per l’Africa

Dall’inizio del Duemila, Brandt ha concentrato la sua ricerca sociologica, antropologica e artistica sulla progressiva scomparsa della natura e sulle conseguenze devastanti delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, in particolare gli animali e gli abitanti di determinate aree geografiche. È un autore che si distingue perché lavora in modo rigoroso e accurato: ogni sua narrazione per immagini nasce dopo mesi di preparazione, di pianificazione e di sopralluoghi per conoscere in profondità i territori e le comunità coinvolte nelle sue ricerche.

Tutte le sue fotografie sono costruite con precisione, con un uso creativo della luce in modo di poter cogliere le atmosfera ideali in cui collocare gli elementi naturali e umani, anche quelli più imprevedibili. A questa fase sul campo, egli fa sempre seguire un lungo lavoro in laboratorio per procedere alla stampa e alla selezione delle immagini, affinché le sue fotografie possano instaurare un dialogo diretto e profondo con il pubblico.

Halima, Abdul and Frida, Kenya, 2020 © Nick Brandt

La mostra di Torino “The Day May Break. La luce alla fine del giorno”

Attualmente le sue opere sono esposte nelle Gallerie d’Italia di Torino in una mostra intitolata Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno, che è stata inaugurata il 18 marzo e resterà aperta fino al 7 settembre 2026.

Il progetto espositivo, accompagnato da un bellissimo catalogo pubblicato dalla Società Editrice Allemandi, è stato curato da Arianna Rinaldo e affronta in particolare i temi della crisi climatica e della devastazione ambientale.

Avviata nel 2020 questa serie fotografica èsuddivisa inquattro “capitoli” che rappresentano una nuova fase del percorso artistico di Brandt, perché concentrano la sua attenzione su persone, animali e paesaggi segnati dagli effetti della distruzione ambientale in aree del pianeta che, pur contribuendo in minima parte al cambiamento climatico, ne subiscono le conseguenze più gravi.

Si tratta di un percorso formato da 63 fotografie di grande formato, le quali offrono una visione intensa e nello stesso tempo poetica di un mondo animale, umano e paesaggistico che, nonostante tutto, continua a trasmettere una luce di speranza. Il progetto assume una particolare importanza, perché per la prima volta sono state riunite fotografie realizzate in Africa, Sud America, Asia-Pacifico, Medio Oriente e ultimamente in Giordania.

Le immagini hanno una loro particolare forza comunicativa per la compresenza di esseri umani e animali all’interno di scenari territoriali già compromessi dalla crisi ambientale. In esse vengono sospese le gerarchie tra le varie forme viventi che sono messe tutte sullo stesso piano d’importanza. Infatti emigranti e rifugiati, elefanti e leoni, rinoceronti e altri animali condividono lo stesso spazio costruito mediante una frontalità che riduce la profondità di campo, ma determina una “monumentalità” rigorosa ed estremamente efficace sul piano comunicativo ed estetico.

Nel loro insieme, queste fotografie delineano una costruzione coerente sotto il profilo ecologico e umano; rappresentano la denuncia di un declino che aspetta di essere fermato; trasmettono un turbamento che deriva da un travaglio esistenziale e da una condizione di vita segnata dalla miseria e dall’abbandono. Nonostante la loro drammaticità, queste immagini non si limitano ad essere una denuncia, ma vogliono comunicare anche una positiva apertura verso il futuro.

La suddivisione della narrazione in capitoli

Il primo capitolo, intitolato Chapter One, The Day May Break (2021), è stato realizzato in Kenya e Zimbabwe, all’interno di quei “santuari” che accolgono animali salvati dalla distruzione degli habitat naturali e dal bracconaggio. In queste fotografie, accanto agli animali, vi sono persone colpite dagli effetti del cambiamento climatico, costrette ad emigrare a causa di cicloni devastanti o della povertà provocata da prolungati periodi di siccità. Sono ritratti che spesso riuniscono nello stesso scatto degli esseri umani e una fauna alla stato naturale, soggetti che sembrano sospesi in un mondo irreale, ma che riescono a raccontare con inedita energia un comune sentimento di perdita e una condivisa dignità.

Il secondo capitolo, Chapter Two, Sanctuary (2022) è ambientato in un altro contesto geografico, la Bolivia, caratterizzato dalla enorme biodiversità di un Paese sempre più minacciato da incendi, inondazioni e siccità. Brandt ritrae individui e animali segnati dagli effetti del collasso climatico, accomunati da un destino affrontato con coraggio e volontà di resistenza.

Il terzo capitolo, Sink / Rise, Chapter Three (2023) riguarda l’arcipelago delle Fiji e si rivolge verso un futuro imminente. I protagonisti sono fotografati sott’acqua mentre compiono gesti quotidiani e rappresentano quelle comunità che nei prossimi decenni rischiano di perdere le loro terre, le abitazioni e i mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del livello del mare. Alla bellezza dell’ambiente sottomarino si accompagna una tensione silenziosa che suggerisce l’idea di una imminente tragedia.

Il capitolo conclusivo, The Echo of Our Voices, Chapter Four (2024) è stato realizzato in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo. Brandt si è impegnato a ritrarre le famiglie dei rifugiati siriani costretti a vivere in condizioni di sfollamento permanente. Il paesaggio desertico diventa il simbolo della crescente scarsità d’acqua, di un cambiamento climatico sempre più grave, di un isolamento che confina con una definitiva emarginazione. Eppure, queste immagini trasmettono una forza individuale e collettiva, una dignità e una speranza nella possibilità di poter costruire un futuro migliore che va al di là di ogni possibile immaginazione e riescono, con il loro simbolismo, a diventare una fonte di meditazione per la cosiddetta “civiltà occidentale”.

INFORMAZIONI UTILI

  • DOVE: Gallerie d’Italia – Torino, Piazza San Carlo 156, Torino
  • ORARI: martedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.30; mercoledì dalle 9.30 alle 20.30; lunedì chiuso; ultimo ingresso: un’ora e mezza prima della chiusura
  • TARIFFE: intero 10€, ridotto 8€, ingresso gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni e prima domenica del mese; ridotto speciale 5€ per under 26 e clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo
  • INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: http://www.gallerieditalia.com, torino@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619
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